Più coordinamento, più competenze: così cambia la rete antiviolenza di Catania coordinata da Thamaia

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CATANIA – Sono 790 le donne del territorio catanese che, grazie al progetto «Venti a favore delle donne», hanno chiesto aiuto al Centro Antiviolenza Thamaia attraverso un primo colloquio diascolto e orientamento. Un numero che racconta il senso più profondo di questa accoglienza: non soltanto accompagnare chi vuole uscire dalla violenza maschile, ma rafforzare il territorio affinché nessuna resti senza una risposta competente e tempestiva. 

Grazie al sostegno della Fondazione Con il Sud, dal 2023 a oggi Thamaia ETS ha lavorato per potenziare una rete territoriale in cui una donna maltrattata possa trovare aiuto in qualunque punto d’accesso entri in contatto: un ospedale, una scuola, un servizio sociale, un’associazione, una mediatrice culturale, una giornalista formata, uno sportello dedicato. Un sistema di competenze e collaborazioni i cui risultati sono stati presentati oggi (25 giugno) a Catania durante l’evento conclusivo del progetto che ha riunito i rappresentanti dei 16 enti partner che, in questi tre anni, hanno contribuito allo sviluppo delle attività.

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Il ruolo dei Centri Antiviolenza

«Venti a favore delle donne ha consentito un approccio sistemico e integrato alla violenza maschile contro le donne. Thamaiaringrazia Fondazione Con il Sud, che ha concepito il bando per il contrasto della violenza di genere riconoscendo il valore di interventi guidati dai Centri Antiviolenza – ha affermato la presidente dell’associazione Anna Agosta – Una scelta non soltanto metodologica, ma profondamente politica, che ha restituito ai CAV il ruolo centrale che da anni rivendicano nel contrasto al fenomeno perché presidi di tutela e competenza. Aver affidato ai Centri Antiviolenza la regia dei processi ha significato riconoscerne l’autorevolezza e il sapere costruito a partire dall’ascolto e dall’affiancamento delle donne, valorizzandone la funzione di soggetti politici imprescindibili nella definizione delle strategie di prevenzione, contrasto e fuoriuscita dalla violenza». 

Rete e aiuto più accessibili 

Il progetto ha ampliato le ore di accoglienza telefonica, ha attivato nuovi sportelli dedicati alle donne migranti, rifugiate, richiedenti asilo e alle donne con disabilità, perché l’intreccio tra discriminazioni e vulnerabilità richiede risposte specifiche e adeguate. Gli enti territoriali sono stati coinvolti attivamente nella costruzione di percorsi coordinati di presa in carico, rafforzando una responsabilità condivisa tra le istituzioni e rendendo più accessibili i percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Un modello d’accoglienza integrata che mette la donna al centro del percorso, nel rispetto della sua libertà di scelta e della sua autodeterminazione, in linea con i principi della Convenzione di Istanbul.

Competenze che fanno la differenza

La capacità del territorio di riconoscere e contrastare la violenza sulle donne è stata rafforzata attraverso la formazione rivolta a150 operatrici e operatori delle forze dell’ordine, del sistema sanitario, dei servizi sociali e di prossimità, nonché attraverso l’istituzione dell’albo di mediatrici culturali specializzate, affinché il fenomeno venga riconosciuta con criteri condivisi e le risposte siano rispettose del diritto delle donne alla libertà e alla sicurezza. 

Attraverso i tavoli di lavoro dedicati alla violenza in gravidanza, ai percorsi delle donne e alla disabilità sono stati inoltre definiti strumenti operativi e modalità condivise d’intervento; mentre, in collaborazione con l’Ordine Giornalisti di Sicilia, è stato sviluppato per 350 professioniste e professionisti un percorso specifico sulla comunicazione affinché il racconto della violenza fosse accurato e capace di riconoscerne le cause strutturali.

Educare per prevenire 

Il progetto ha investito nella prevenzione, coinvolgendo la comunità educante in un percorso di riflessione sulle differenze di genere, sulle pari opportunità e sulle relazioni rispettose. Le attività hanno coinvolto 705 bambine e bambini, 130 insegnanti e 85 genitori, promuovendo strumenti educativi e metodologie capaci di contrastare stereotipi e modelli che alimentano la violenza di genere, favorendo una cultura del rispetto e dell’autodeterminazione. 

Una responsabilità condivisa

I risultati del progetto «Venti a favore delle donne» oggi mostrano che il contrasto alla violenza maschile sulle donne diventa più efficace quando Centri Antiviolenza, istituzioni, servizi, scuola, sistema sanitario, professionisti e Terzo settore condividono strumenti, competenze e responsabilità. Un patrimonio che richiede continuità, affinché il lavoro avviato in questi tre anni possa consolidarsi e continuare a produrre effetti concreti.

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