Catania invasa dalla marea arcobaleno: proclamata la “Repuppica Antifascista” dei corpi e dei desideri

Nonostante le aggressioni fisiche e gli insulti omofobi, la marea arcobaleno non si ferma e risponde al clima d’odio con l’arma della gioia e della resistenza politica, nel nome della neonata carta costituzionale queer: "Froci sempre, fascisti mai"

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Catania, 28 giugno 2026 – Ieri, 27 giugno, una marea arcobaleno straordinaria ha invaso le strade di Catania per il corteo finale del Pride 2026. È stato un Pride profondamente politico: un fiume umano gioioso ma allo stesso tempo incazzato, che ha trasformato la città nello spazio di una rivoluzione tanto festosa quanto irremovibile.

Quest’anno la manifestazione ha segnato il culmine di un percorso di liberazione ed elaborazione politica iniziato nel 2023 con lo slogan “Polpo di Stato” e proseguito nel 2025 con “Polpo mondo”. Con il motto del 2026, “W la Repuppica antifascista”, la comunità LGBTQIA+ catanese ha compiuto un atto di radicale risignificazione linguistica: la parola puppo (polpo) — storicamente utilizzata nel dialetto locale come insulto omofobo — è stata ufficialmente rivendicata e riscritta come pilastro identitario e orgoglio sovversivo, al pari del termine queer.

Lungo la via Etnea e dal palco di Piazza Università, gli interventi politici hanno delineato i tratti di una vera e propria “carta costituzionale” della neonata Repuppica dei puppi , un manifesto provocatorio e strutturato per rispondere all’involuzione culturale, all’odio e ai tagli sistematici perpetrati dalle destre e dai governi ultraconservatori. Gli attivisti hanno ricordato che molti dei diritti civili e sociali che credevamo acquisiti stanno scomparendo o rischiano una drastica riduzione sotto i colpi della propaganda patriarcale.

A conferma dell’urgenza di scendere in piazza e del clima tossico sdoganato dalle retoriche dell’attuale governo, nel corso del corteo si sono purtroppo registrati intollerabili episodi di aggressione verbale ai danni di alcunə partecipanti, bersagliatə da insulti squadristi come “Fate schifo” e “Froci di merda”. E, cosa più sconvolgente, un tentativo di aggressione fisica ai danni di una partecipante al corteo: aggressione fortunatamente sventata per tempo da altrə partecipanti che hanno prontamente isolato e allontanato il responsabile.

Questi attacchi non hanno minimamente scalfito la determinazione della manifestazione, che ha proseguito il suo corso a passo di danza e a testa alta. Dal palco, il Comitato ha replicato con fermezza: “Il Pride non ammette violenza, soprusi e discriminazioni. Ogni individuo che pratica l’odio e la prevaricazione fascista sarà sistematicamente messo ai margini di questa comunità.”

In chiusura, gli organizzatori hanno lanciato un ponte ideale tra il presente e le origini del movimento sul territorio, ricordando come — oggi come durante il primo storico Pride catanese del 2000 — la bussola politica rimanga identica e non negoziabile: “Froci sempre, fascisti mai! E allora, viva la Repuppica antifascista!”.

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