Violenza giovanile: dall’emergenza alla prevenzione. Chiesto un Piano nazionale di educazione relazionale e di prossimità educativa al MIM

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per il crescente numero di episodi di violenza che coinvolgono adolescenti e giovani nelle principali città italiane. L’aggressione subita nei giorni scorsi da una pattuglia della Polizia Locale nel centro di Roma, nei pressi del Colosseo, non rappresenta un fatto isolato, ma l’ennesimo segnale di una fragilità educativa e sociale che attraversa il Paese.

Le cronache raccontano con frequenza crescente di rapine, aggressioni, risse organizzate, utilizzo di armi da taglio e violenze consumate per affermare prestigio all’interno del gruppo o per ottenere visibilità attraverso i social network. Ridurre tali episodi a un problema di ordine pubblico significa affrontarne gli effetti, senza intervenire sulle cause profonde.

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La ricerca pedagogica contemporanea evidenzia come i comportamenti aggressivi si sviluppino più facilmente quando vengono meno le reti di appartenenza, la capacità di gestire le emozioni, la qualità delle relazioni educative e la percezione di essere parte di una comunità significativa. Oggi gli studiosi indicano con sempre maggiore convinzione la necessità di rafforzare le competenze socio-emotive, la giustizia riparativa, la mediazione dei conflitti, il protagonismo giovanile e la costruzione di comunità educanti in cui scuola, famiglie, enti locali, servizi sociali e realtà del Terzo settore condividano responsabilità e obiettivi.

Il CNDDU propone l’avvio di un Piano nazionale di prevenzione della violenza giovanile fondato su interventi strutturali: équipe multidisciplinari permanenti negli istituti scolastici; sportelli psicopedagogici accessibili; programmi di peer education e mentoring tra pari; laboratori di comunicazione non ostile e gestione dei conflitti; percorsi di giustizia riparativa per i minori autori di reato; una formazione continua rivolta ai docenti sulle dinamiche relazionali, sui segnali precoci del disagio e sui fenomeni della violenza digitale e di gruppo.

È altresì necessario recuperare gli spazi educativi extrascolastici, sostenendo centri giovanili, attività sportive, culturali e di volontariato capaci di offrire agli adolescenti occasioni autentiche di appartenenza e di responsabilità sociale. La prevenzione nasce soprattutto dove un giovane incontra adulti credibili, capaci di ascoltare, orientare e costruire fiducia.

La violenza giovanile non si contrasta inseguendo l’emergenza, ma modificando gli ecosistemi educativi in cui crescono le nuove generazioni. Ogni atto aggressivo è anche il fallimento di una relazione che non si è costruita in tempo. La vera sicurezza non coincide con l’aumento delle sanzioni, bensì con la capacità di una comunità di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza, restituendo ai ragazzi il senso del limite, della corresponsabilità e del valore dell’altro come presenza con cui costruire il futuro, non come avversario da sopraffare.

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