Catania dimenticata: tra disservizi, diritti negati, silenzi e proposte ignorate – Così è (se vi pare)

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Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.

Spesso le posizioni e le denunce che riportiamo nei nostri articoli o che sosteniamo nelle nostre video rubriche suscitano tante reazioni: alcune positive (poche in verità), altre (la maggioranza) negative.

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Noi, per scelta, non replichiamo mai ai nostri interlocutori. Questo perchè continuiamo a pensare che il nostro compito sia quello di approfondire le questioni, esporre il nostro punto di vista e suggerire qualche spunto di riflessione, giammai quello di imporre il nostro pensiero.

L’ultima critica che ci è stata rivolta da alcuni estimatori è stata quella di occuparci spesso di questioni nazionali e regionali e poco, anzi pochissimo, di problemi locali.

Una critica, questa, assolutamente fondata, della quale chiedo scusa e perdono.

È vero: ci occupiamo spesso di problemi nazionali e regionali, e di quello che succede nei palazzi del potere di Roma e Palermo, e pochissimo dei problemi di Catania e di quello che succede a Palazzo degli Elefanti.

Il motivo di questa nostra scelta è subito detto: qualsiasi proposta avanziamo, anche quelle che non comportano nessuna spesa e che risolverebbero alcuni problemi cronici, non suscitano mai nessuna attenzione, sia da parte di chi governa, sia da parte di chi è formalmente all’opposizione.

Non accade nulla – e non vi è lo stimolo di un intervento di qualsivoglia autorità – neanche quando denunciamo alcuni degli atavici disservizi di cui soffre il territorio: da quelli della raccolta dei rifiuti e del traffico, a quelli del degrado di tante zone del centro storico e dei parcheggiatori abusivi, per non parlare di quello che succede attorno al mercato storico – dove ogni giorno si registra una vera e propria sospensione dei diritti del cittadino (anche entrare e uscire dal parcheggio multi piano è una via crucis, senza che si intraveda mai un vigile urbano a sanzionare chi viola le regole).

Solo ai feraioli è consentito tutto: montare e smontare quando più gli aggrada, occupare tutto lo spazio che vogliono – tanto gli stalli non ci sono segnati–, gettare a terra ogni tipo di rifiuto; non consentire neppure la pulizia delle strade dopo la fiera – perché appena smontano sono pronti i posteggiatori abusivi per posteggiare le macchine.

Intendiamoci: i feraioli hanno il diritto sacrosanto di lavorare, ma vivaddio pretendere il rispetto di alcune regole non mi pare che sia una bestemmia.

E a dirla tutta sembra che a Catania non ci sia nessuna autorità in grado di far rispettare un qualsiasi diritto del cittadino. Neppure il diritto al riposo notturno, perchè alcuni locali possono diffondere musica a tutto volume sino all’una di notte senza che ci sia nessuna autorità che intervenga.

E se per caso interviene non accade lo stesso nulla, anche se Catania è governata da un sindaco che proviene da quello che una volta era considerato il partito dell’ordine per eccellenza.

Non a caso nella classifica stilata dal “Sole 24 Ore” sull’indice di gradimento dei sindaci l’avv. Trantino occupa l’89°esima posizione su 92. Fanno peggio di lui solo i sindaci di Cosenza, Verona e Trapani. Notizia che ovviamente ci dispiace, perché noi vorremmo che il nostro sindaco occupasse le prime posizioni.

Un primo cittadino che per altro ha dismesso l’abito che aveva indossato all’inizio del suo mandato, quando si presentava come un cittadino comune, muovendosi per le strade del centro da solo – vale a dire senza codazzo -, ed ha indossato i panni del Savonarola che rispetto a qualsiasi disservizio individua nei catanesi, nel loro scarso senso civico, i responsabili.

Intendiamoci: che ci sia una fetta di catanesi che non ama la propria città e non è particolarmente propensa a rispettare le regole è vero; ma se i rifiuti non vengono ritirati, se i parcheggiatori abusivi la fanno da padroni, se perfino i lavavetri possono essere così asfissianti ai semafori, se i servizi pubblici fanno acqua da tutte le parti la responsabilità non è dei catanesi, ma di chi non fa nulla per fare rispettare norme di legge e regolamenti.

Quindi, continuando con questo andazzo, ai cittadini catanesi – che pagano la Tari più alta d’Italia senza ricevere in cambio un servizio di raccolta dei rifiuti degno di questo nome -; e a chi crede ancora nello Stato di diritto ma vede calpestati ogni giorno anche i diritti più elementari (senza che nessuna autorità intervenga) non resta altra strada che farsi giustizia da sè (cosa che ovviamente noi non condividiamo) o affidarsi alla Provvidenza e sperare in tempi migliori.

Fatta questa lunga dissertazione sui disservizi, e sull’assenza di qualsiasi controllo da parte di tutti gli organi di vigilanza, torno sul tema principale della trasmissione di questa sera, che è quello delle proposte che abbiamo avanzato per facilitare il movimento di persone e cose, ridurre il consumo di Co2 e migliorare la qualità dell’aria e della vita delle persone, e di richiamare l’attenzione sui problemi connessi al rischio sismico.

Proposte formulate avvalendoci di professionalità di altissimo profilo tecnico scientifico, dotate di una notevole esperienza diretta nella guida di due assessorati regionali ai trasporti e alle infrastrutture.

Quindi non abbiamo parlato di quisquilie, abbiamo proposto, per fare solo tre esempi:

  • Di prolungare la linea metropolitana: sia quella diretta verso l’aeroporto fino alla zona industriale (dove operano quasi quarantamila persone) se non addirittura sino all’Oasi del Simeto; sia quella diretta a Paternò, prolungandola fino a Randazzo. Un tratto, quest’ultimo, che richiederebbe solo la sostituzione dei binari a scartamento ridotto, visto che sono stati già effettuati i lavori della messa in sicurezza della tratta.
  • Di affrontare il nodo della tangenziale, diventata un vero e proprio incubo, che non si risolve però con la realizzazione della terza corsia – che finirebbe con il paralizzare ulteriormente la situazione almeno per dieci anni circa -, ma con delle bretelle che partendo da Giarre ed Acireale si potrebbero congiungere alla CT- PA e agli altri assi viari;
  • e infine della questione del rischio sismico, rispetto al quale scontiamo una grave sottovalutazione che richiederebbe un’azione unitaria, visto che il Sud-est della Sicilia è soggetto sia a sismi violentissimi (tipo quello del 1693) e a scosse devastanti come quelle dell’inizio del 1900 a Messina, per cui considerato che ogni 300-500 anni si prevede una frequenza di ritorno, non si può perdere altro tempo.

Ciò, anche in considerazione del fatto che a seguito del terremoto del Belice nella Sicilia Occidentale e a Palermo sono state fatti interventi di messa in sicurezza, mentre a Catania e nel Sud-est no.

Interventi, quelli a cui ho accennato con riferimento alla metropolitana e alla tangenziale, che richiederebbero investimenti finanziari molto significativi, ma che non sarebbe difficile reperire, viste le disponibilità che ci sono in tema di mobilità.

Ovviamente occorre avere progetti fattibili e cantierabili. Mentre per quanto concerne la messa in sicurezza degli edifici occorrerebbe – a giudizio degli esperti -, un impegno finanziario ventennale che si potrebbe ottenere solo con un impegno straordinario di tutte le forze politiche e sociali.

Purtroppo però su tutte queste cose abbiamo registrato un silenzio assordante, sia da parte di chi governa la città – impegnato più a gestire il consenso (il sindaco forse un po’ meno, ma gli assessori, tranne qualche eccezione che conferma la regola, su questo terreno non li batte nessuno) che a disegnare un futuro per la città -; sia da parte di chi è all’opposizione, che piuttosto che spremersi le meningi per prefigurare un nuovo futuro per Catania è concentrato ad ampliare il cosiddetto campo largo, pensando di risolvere così il problema dell’aggregazione del consenso.

Per non parlare dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali che, in a tutt’altre faccende affaccendati, sembrano assenti su queste questioni.

Eppure con questo tipo di interventi ci sarebbe più lavoro per le imprese e per i lavoratori, una migliore qualità della vita per tutti i cittadini, una prospettiva più radiosa per il turismo e per l’agricoltura e un futuro per tanti giovani che oggi sono costretti ad andare via.

Che dire in conclusione?

Poichè la speranza è l’ultima a morire non ci resta che attendere tempi migliori. Noi, ovviamente, correggeremo i nostri limiti, supereremo i nostri ritardi e parleremo dei problemi di Catania e del territorio più di quando non abbiamo fatto in passato.

Per tutti questi temi, e molti altri ancora, non ci resta che darvi appuntamento questa sera alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

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