Palazzo Adriano rende omaggio all’albanologo Ignazio Parrino: una sala del Museo Real Casina porta il suo nome

- Pubblicità -

PALAZZO ADRIANO – 4 luglio 2026, non una semplice commemorazione, ma un impegno collettivo a proseguire un percorso di ricerca e di valorizzazione culturale. Con la scopertura della targa che intitola una sala del Museo Civico Real Casina al Professore Ignazio Parrino, Palazzo Adriano ha reso omaggio a uno dei più autorevoli albanologi contemporanei, trasformando il ricordo in un momento di riflessione sul futuro degli studi arbëreshe e sul valore della memoria storica quale fondamento dell’identità dei popoli.

L’incontro, moderato dal Dott. Renzo De Pascal, si è aperto con un invito a «rendere omaggio alla nostra storia comune tramite il Professore Ignazio Parrino», richiamando fin dalle prime battute il significato più profondo dell’iniziativa: riconoscere nell’opera dello studioso un patrimonio condiviso, capace ancora oggi di alimentare il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico.

- Pubblicità -

Momento particolarmente intenso è stato quello della scopertura della targa commemorativa, che da oggi consegna simbolicamente il nome del Professore Parrino agli spazi della cultura del borgo che gli ha dato i natali. Un gesto destinato a perpetuare la memoria di uno studioso che ha dedicato la propria esistenza alla ricostruzione della storia albanese e arbëreshe attraverso un rigoroso lavoro sulle fonti documentarie.

Tra gli interventi più significativi quello di S.E. Rev.ma Mons. Raffaele De Angelis, Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, che ha posto l’accento sul valore della riscoperta, della tutela e della valorizzazione delle comunità arbëreshe, ricordando come la meticolosa investigazione storico-documentaria del Professore Ignazio Parrino abbia inciso «in modo indelebile» nella storia di Palazzo Adriano e dell’intero mondo arbëresh. Le sue ricerche, ha osservato, «non sono carte ingiallite dal tempo ma memoria viva di una verità secolare». Attraverso un rigore scientifico inflessibile e una straordinaria capacità divulgativa, il Professore ha saputo trasformare la documentazione storica in un «racconto vivo di identità, esodo e resistenza», rendendola patrimonio comune. Mons. De Angelis lo ha definito «Ponte ideale tra passato e presente», aggiungendo una delle riflessioni più incisive dell’intera giornata: «ha restituito un popolo alla sua memoria e una memoria a un popolo». Da qui anche le definizioni di «Figlio della differenza» e di «Custode della memoria arbëreshe», sottolineando come il lascito scientifico di Parrino costituisca oggi «un cantiere aperto», destinato a essere sviluppato dalle nuove generazioni di studiosi affinché nulla venga consegnato all’oblio.

A delineare la prospettiva futura della cooperazione scientifica è stato il Magnifico Rettore del Politecnico di Tirana, Akli Fundo, secondo il quale l’evento rappresenta «la naturale prosecuzione del dialogo tra Albania e comunità arbëreshe d’Italia». Palazzo Adriano, ha osservato, incarna quella resilienza e quell’identità alle quali Ignazio Parrino ha dedicato l’intera esistenza. Lo ha definito «custode e promotore» di un patrimonio che costituisce ormai un imprescindibile punto di riferimento per gli albanologi, mentre le sue opere rappresentano un vero e proprio «laboratorio aperto», chiamato a essere sviluppato dagli studenti e dalle future generazioni di ricercatori attraverso nuovi progetti comuni tra il Politecnico di Tirana e l’Università degli Studi di Palermo.

Sulla medesima linea si è espresso il Sindaco di Palazzo Adriano, Dott. Nicolò Granà, che ha ricordato il Professore quale figura illustre del piccolo borgo dell’entroterra palermitano, sottolineando come oggi sia necessario guardare oltre la commemorazione per investire sul futuro degli studi e sul patrimonio immateriale lasciato in eredità. Il primo cittadino ha annunciato i progetti in corso tra l’Università degli Studi di Palermo e il Politecnico di Tirana, finalizzati alla realizzazione di attività scientifiche condivise, programmi di collaborazione e scambi culturali capaci di rafforzare il ponte tra Albania e comunità arbëreshe, riducendo le distanze geografiche e consolidando un sodalizio già in atto. In tale percorso il Comune di Palazzo Adriano, insieme alle comunità arbëreshe, intende proporsi quale presidio stabile per la tutela e l’incentivazione della ricerca.

Sul versante umanistico si è soffermato Francesco La Rosa, medico psichiatra e umanista, che ha individuato nella figura del Professore l’espressione di una «palpitazione ermeneutica», riconoscendogli una cultura autenticamente sapienziale, capace di coniugare il rigore dell’intelletto con la profondità del sentire umano, laddove «il vero sapiente risiede nel misurare mente e cuore».

L’avvocato Domenico Chinnici ha invece sviluppato una riflessione sul rapporto tra conoscenza e norma, individuando proprio negli studi del Professore la capacità di «rendere visibile ciò che rischiava di scomparire», restituendo dignità storica a documenti e testimonianze destinate al silenzio.

Di particolare rilievo anche il contributo del Preside della Facoltà di Lettere di Tirana, Mark Marku, che ha definito Ignazio Parrino uno dei più autorevoli interpreti della cultura arbëreshe. Ripercorrendo l’esodo degli albanesi nel XV secolo, ha ricordato come essi abbiano custodito, insieme alla fede, la propria identità, permettendo al patrimonio immateriale di sopravvivere grazie alla tenacia delle comunità arbëreshe. «La cultura arbëreshe fa parte della cultura comune e non rappresenta una cultura parallela», ha affermato, auspicando un rafforzamento del dialogo interculturale e della tutela delle minoranze linguistiche. «Custodire la memoria del Professore Parrino significa custodire la nostra identità comune», ha concluso.

In analoga prospettiva sono stati gli interventi degli accademici Evalda Paci e Mark Palnikaj di Tirana, i quali hanno ulteriormente arricchito il confronto scientifico sull’eredità intellettuale del Professore, soffermandosi su alcune delle opere che più ne testimoniano la statura di studioso. Tra queste, Acta Albaniae Vaticana (1971), considerata una pietra miliare degli studi storico-documentari sull’Albania medievale, e la traduzione integrale del poema epico nazionale albanese Il liuto della montagna (Lahuta e Malcis, 1937) di Gjergj Fishta, spesso accostato all’Iliade per il suo valore fondativo nella tradizione letteraria albanese. Un’impresa filologica di straordinaria complessità, resa ancor più impegnativa dalla scelta dell’autore di comporre l’opera nel dialetto ghego, parlato nell’Albania settentrionale e per lungo tempo marginalizzato, poiché il regime comunista adottò il dialetto tosco quale base della lingua albanese standard, contribuendo a limitarne la diffusione e la piena comprensione.

Un saluto di particolare prestigio è giunto dal prof. Donato M. Mazzeo, delegato per la Basilicata della prestigiosa Fondazione Internazionale Papa Clemente XI Albani di Tirana, che ha portato il messaggio del presidente, Dott. Zef Bushati, già ambasciatore della Repubblica d’Albania presso la Santa Sede. Nell’occasione è stato ricordato come il presidente Bushati abbia voluto rendere omaggio alla figura e all’opera dell’albanologoIgnazio Parrino, conferendogli un prestigioso riconoscimento per gli straordinari meriti conseguiti nella ricerca scientifica in ambito albanologico, nel corso della Commemorazione Accademica svoltasi a Tirana lo scorso febbraio.

Significativa anche la vicinanza espressa da autorevoli realtà associative e culturali che hanno voluto testimoniare il proprio sostegno e la propria condivisione dell’iniziativa. Tra queste, la rivista internazionale Rrënjët e la Lega degli Storici Albanesi nel Mondo, con sede in Svizzera, rappresentata dal saluto dello storico Dott. Murat Ajvazi.

Il Presidente dell’Unione dei Comuni BESA, Sindaco di Contessa Entellina, Dott. Leonardo Spera, ha ribadito come ricordare Ignazio Parrino significhi riconoscere l’essenza stessa delle comunità arbëreshe, riaffermando la necessità di una cultura capace di unire e arricchire, oltre le differenze di rito, ilpatrimonio condiviso di tutti. In tale prospettiva ha annunciato una prossima riunione dell’Unione dei Comuni BESA per discutere nuove proposte normative finalizzate alla tutela e alla valorizzazione delle comunità albanesi di Sicilia.

A chiosare i lavori è stata la Dott.ssa Ilaria Parrino, Presidente dell’Associazione culturale “Paradiso Arbëresh” e figlia del Professore, che ha restituito il ritratto più intimo del padre. Ne ha ricordato l’integrità morale, il rispetto verso il prossimo, la lealtà, l’onestà, la profonda umiltà e l’amore incondizionato per la cultura arbëreshe, valori che hanno sempre orientato il suo lavoro scientifico di albanologo e di uomo promotore di cultura con le sue tante iniziative e attività volte all’elevazione culturale della popolazione. «Voleva valorizzare l’autonomia e la libertà dell’uomo», ha ricordato, definendolo un autentico «Ponte generazionale» capace di trasmettere alle nuove generazioni quello che ha indicato come un vero e proprio «capitale culturale comunitario».

L’intitolazione della sala del Museo Real Casina assume così un significato che va oltre il valore simbolico. Essa riconosce pubblicamente il ruolo svolto dal Professore Ignazio Parrino quale custode della memoria storica, interprete dell’identità arbëreshe e instancabile costruttore di ponti culturali tra Italia e Albania. Un’eredità che gli interventi hanno unanimemente indicato non come un patrimonio da conservare passivamente, bensì come una responsabilità scientifica e civile da raccogliere e sviluppare, affinché il suo lavoro continui a generare nuova conoscenza, nuove relazioni accademiche e nuove prospettive di ricerca per le generazioni future.

COMUNICATO STAMPA

- Pubblicità -