Beni confiscati, cooperazione e legalità: a Palermo il confronto di Confcooperative sulle opportunità di sviluppo dei patrimoni sottratti alle mafie

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Giovedì 9 luglio a Palermo, organizzato da Confcooperative Sicilia, si è svolto il convegno “Beni confiscati, opportunità di sviluppo e di emancipazione delle comunità: una sfida per la cooperazione”, promosso per riflettere sul ruolo dei beni sottratti alla criminalità organizzata come strumenti di crescita economica, inclusione sociale e sviluppo dei territori. Teatro dell’iniziativa è stato il San Paolo Palace Hotel, albergo simbolo della lotta alla mafia, un tempo riconducibile ai boss di Brancaccio, i fratelli Graviano, attraverso il costruttore prestanome Gianni Ienna, e oggi divenuto esempio concreto di rinascita e restituzione alla collettività.

Ad introdurre e moderare i lavori è stata la dott.ssa Rosa Laplena, coordinatrice nazionale di Confcooperative per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che ha ricordato come il convegno si sia svolto a pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio e nel trentesimo anniversario della legge n. 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati. Dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime delle mafie, Laplena ha sottolineato la necessità di trasformare il ricordo in azioni concrete, presentando anche alcune esperienze virtuose maturate nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto da Confcooperative con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati.

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Presenti all’iniziativa, oltre a numerose autorità civili e istituzionali, anche oltre cento partecipanti, tra cui una folta rappresentanza dei lavoratori del comparto estrattivo, riconoscibili dalle tute arancioni, protagonisti del progetto di workers buyout illustrato nel corso della giornata. Dopo i saluti del prefetto di Palermo Massimo Mariani, è seguita la relazione introduttiva del presidente di Confcooperative Sicilia e vicepresidente nazionale con delega ai beni confiscati Gaetano Mancini, quindi la presentazione del progetto curata dal direttore di Confcooperative Palermo e Trapani Daniele Amorosino. A seguire è intervenuto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, prima dell’avvio della tavola rotonda con magistrati, rappresentanti del sindacato, del mondo accademico e delle istituzioni. Le conclusioni sono state affidate alla direttrice dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, il prefetto Maria Rosaria Laganà, e al presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini.

Noi di Hashtag Sicilia abbiamo seguito integralmente l’iniziativa, proponendovi il racconto dei principali momenti del convegno e raccogliendo le interviste all’ing. Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia e vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega ai beni confiscati; a Luca Li Vecchi, presidente della cooperativa Verbumcaudo, che gestisce il primo bene confiscato alla mafia dal giudice Giovanni Falcone, una proprietà sottratta al capomafia Michele Greco detto “Il Papaa”; al prefetto Maria Rosaria Laganà, direttrice dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati; e a Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.

Il saluto del prefetto Massimo Mariani

Ad aprire ufficialmente il convegno è stato il prefetto di Palermo Massimo Mariani, che ha evidenziato come la normativa sui beni confiscati rappresenti una delle più efficaci risposte dello Stato alla criminalità organizzata. Se il carcere colpisce la libertà personale dei mafiosi, ha spiegato, è soprattutto la sottrazione dei patrimoni ad incidere realmente sul potere delle organizzazioni criminali. Mariani ha sottolineato come il vero obiettivo non sia soltanto confiscare i beni, ma restituirli alla collettività attraverso finalità sociali, produttive e occupazionali, rafforzando così la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Richiamando alcune esperienze maturate durante la propria carriera prefettizia, ha infine indicato nel mondo della cooperazione un interlocutore strategico per trasformare aziende e terreni confiscati in occasioni di lavoro, sviluppo e riscatto dei territori.

La relazione di Gaetano Mancini

Nella relazione introduttiva il presidente di Confcooperative Sicilia e vicepresidente nazionale con delega ai beni confiscati Gaetano Mancini ha ricordato come il riutilizzo sociale dei beni confiscati completi il percorso avviato dalla legge Rognoni-La Torre, restituendo alla collettività patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. Mancini ha ribadito che la cooperazione può rappresentare uno strumento concreto per dimostrare che legalità e sviluppo possono procedere insieme, trasformando immobili, terreni e aziende confiscate in opportunità di crescita economica e sociale. Dopo aver illustrato i dati nazionali sul patrimonio confiscato e le attività già avviate grazie al protocollo sottoscritto con l’Agenzia Nazionale, ha richiamato le principali proposte di Confcooperative: rafforzare il sostegno alle imprese confiscate, favorire l’accesso al credito, promuovere la coprogettazione con gli enti locali e consolidare un modello di sviluppo fondato sulla responsabilità sociale, ribadendo che la lotta alla mafia deve tradursi in azioni concrete e non diventare occasione di interesse personale.

Il progetto illustrato da Daniele Amorosino

Successivamente il direttore delle sedi di Palermo e Trapani di Confcooperative Daniele Amorosino ha presentato il progetto dedicato alla costituzione di una cooperativa di lavoratori per la gestione di cinque aziende confiscate operanti nel settore estrattivo. Il modello, fondato sul workers buyout, punta a trasferire direttamente ai lavoratori la gestione delle imprese attraverso una cooperativa sostenuta dalla finanza cooperativa, dai fondi mutualistici e dal sistema del credito cooperativo. Amorosino ha illustrato il percorso compiuto insieme ai lavoratori, dalla valutazione delle competenze fino alla definizione del piano industriale e finanziario, evidenziando come il progetto miri non solo alla salvaguardia dell’occupazione, ma anche a generare benefici duraturi per il territorio, destinando parte degli utili ad attività di carattere sociale e rendendo i beni confiscati motore di sviluppo e legalità.

L’intervento del sindaco Roberto Lagalla

Nel suo indirizzo di saluto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha evidenziato come il tema della valorizzazione dei beni confiscati presenti ancora numerose criticità operative, legate sia alla complessità della normativa sia alle difficoltà economiche e organizzative degli enti locali chiamati a gestire un patrimonio particolarmente vasto. Il primo cittadino ha ricordato l’impegno dell’amministrazione comunale nel recupero e nella destinazione sociale degli immobili confiscati, soffermandosi in particolare sulle iniziative avviate per sostenere l’occupazione, l’emergenza abitativa e i servizi rivolti alle fasce più fragili della popolazione. il prof. Lagalla ha inoltre annunciato la disponibilità del Comune a mettere a disposizione un immobile comunale per consentire ai lavoratori della cooperativa coinvolta nel progetto presentato durante il convegno di riprendere la propria attività, indicando nella collaborazione tra istituzioni, terzo settore e cooperazione la strada da seguire per restituire pienamente questi patrimoni alla collettività.

La tavola rotonda: il confronto tra magistratura, sindacati, università, cooperazione e istituzioni

Dopo questa prima parte, il convegno è entrato nel vivo con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future del riutilizzo dei beni confiscati. Il confronto ha riunito rappresentanti della magistratura, del sindacato, del mondo accademico, della cooperazione e delle istituzioni, offrendo punti di vista diversi ma accomunati dalla convinzione che la valorizzazione dei patrimoni sottratti alle mafie rappresenti uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la cultura della legalità e creare nuove opportunità di sviluppo.

Intervento del sostituto procuratore Bruno Brucoli

In rappresentanza della Procura della Repubblica di Palermo, il sostituto procuratore Bruno Brucoli, delegato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, ha illustrato il ruolo svolto dalla magistratura nel sistema delle misure di prevenzione patrimoniali. Ha evidenziato come oggi il sequestro e la confisca dei patrimoni mafiosi costituiscano gli strumenti che più incidono sulle organizzazioni criminali, spesso più delle stesse condanne detentive. Brucoli ha sottolineato che la vera sfida inizia però dopo la confisca, quando occorre garantire una gestione efficace dei beni affinché possano continuare a produrre valore economico e sociale. Ha infine riconosciuto l’importanza del contributo della cooperazione nel dare continuità alle aziende confiscate e nel trasformare il patrimonio sottratto alla mafia in una concreta occasione di sviluppo per il territorio.

Angelo Sposato

Il segretario nazionale della Fillea CGIL con delega alla legalità Angelo Sposato ha ricordato il lungo percorso compiuto dal sindacato nella promozione della cultura della legalità e nel sostegno alle norme sui beni confiscati. Ha ribadito come la lotta alla mafia passi anche attraverso la tutela del lavoro e la salvaguardia delle imprese sane, sottolineando che la nascita di cooperative di lavoratori rappresenta una risposta concreta alla criminalità organizzata. Pur riconoscendo la complessità delle procedure amministrative e normative, Sposato ha invitato le istituzioni ad accelerare i percorsi necessari per rendere operative le esperienze di workers buyout, affinché la burocrazia non diventi un ostacolo alla rinascita delle aziende confiscate e alla tutela dell’occupazione.

Paolo Acciai

Il referente del Dipartimento Legalità della CISL Nazionale, Paolo Acciai, componente del Comitato consultivo dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, ha sottolineato come negli ultimi anni sia cresciuta la capacità delle istituzioni di lavorare in maniera coordinata sul tema dei patrimoni confiscati. Ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali e mondo cooperativo per garantire continuità alle attività economiche e salvaguardare i livelli occupazionali. Acciai ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare ulteriormente gli strumenti di accompagnamento tecnico e finanziario destinati alle imprese confiscate, affinché possano affrontare con maggiore solidità il delicato passaggio verso una gestione pienamente orientata alla legalità.

Massimiliano Marinelli

Il professore ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Palermo Massimiliano Marinelli ha approfondito il tema delle cooperative di lavoratori come modello giuridico e organizzativo capace di coniugare tutela dell’occupazione, partecipazione e responsabilità sociale. Nel suo intervento ha evidenziato come il workers buyout rappresenti uno strumento in grado di garantire continuità produttiva alle imprese confiscate, valorizzando il patrimonio di competenze dei lavoratori e rafforzando il legame tra impresa e territorio. Marinelli ha inoltre sottolineato come il diritto del lavoro possa contribuire a rendere più stabile e sostenibile questo percorso, favorendo modelli imprenditoriali fondati sulla partecipazione e sulla legalità.

Mauro Frangi

L’amministratore delegato di CFI – Cooperazione Finanza Impresa, Mauro Frangi, ha illustrato il ruolo della finanza cooperativa nel sostenere i processi di rilancio delle aziende confiscate. Ha spiegato come il CFI accompagni da anni i workers buyout attraverso strumenti finanziari dedicati, favorendo la nascita di cooperative costituite dagli stessi lavoratori. Frangi ha evidenziato che, accanto alle risorse economiche, risultano determinanti la qualità del progetto industriale, la competenza manageriale e la capacità di costruire reti territoriali. Ha infine ribadito la disponibilità del sistema cooperativo a sostenere iniziative capaci di coniugare sviluppo economico, occupazione e legalità.

Antonello Cracolici

A concludere la tavola rotonda è stato il presidente della Commissione regionale Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, Antonello Cracolici, che ha richiamato il valore simbolico e civile della restituzione dei beni confiscati alle comunità, sottolineando come il loro riutilizzo rappresenti una delle più significative vittorie dello Stato nei confronti della criminalità organizzata. Cracolici ha evidenziato che la lotta alle mafie non può limitarsi all’azione repressiva, ma deve tradursi nella capacità delle istituzioni di restituire ai cittadini opportunità di lavoro, servizi e sviluppo, trasformando ogni bene confiscato in un segnale concreto della presenza dello Stato sul territorio. Ha infine invitato a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, magistratura, enti locali e mondo della cooperazione, affinché questi patrimoni possano diventare presìdi permanenti di legalità, partecipazione e crescita per le comunità.

L’intervento del sottosegretario Wanda Ferro

Impossibilitata a partecipare in presenza per motivi di salute, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno con delega ai beni confiscati Wanda Ferro è intervenuta con un videomessaggio nel quale ha ribadito il valore strategico del protocollo d’intesa sottoscritto tra Ministero dell’Interno, Agenzia Nazionale e Confcooperative. L’On. Ferro ha evidenziato come la collaborazione tra istituzioni e mondo cooperativo rappresenti uno strumento fondamentale per trasformare i beni confiscati in occasioni di lavoro, inclusione sociale e sviluppo. Dopo aver illustrato i numeri del patrimonio confiscato in Sicilia e nella provincia di Palermo, ha ricordato gli interventi normativi recentemente adottati dal Governo per accelerare la destinazione dei beni e migliorare la gestione delle aziende confiscate, sottolineando che la vera sfida consiste nel restituire queste imprese ad un’economia pienamente legale. Ha infine ribadito che il successo di una confisca non si misura soltanto nel valore dei beni sottratti alla criminalità, ma soprattutto nella capacità dello Stato di restituirli concretamente ai cittadini attraverso nuove opportunità di crescita economica e sociale.

Le conclusioni della direttrice del ANBSC Maria Rosaria Laganà

Nelle conclusioni del convegno la direttrice dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati, prefetto Maria Rosaria Laganà, ha sottolineato come il riutilizzo dei patrimoni confiscati rappresenti una delle sfide più importanti nella lotta alla criminalità organizzata. Ha evidenziato i risultati raggiunti negli ultimi anni nel rendere più efficiente il sistema di gestione e destinazione dei beni, ribadendo tuttavia la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione tra istituzioni, enti locali e soggetti del terzo settore. La dott.ssa Laganà ha espresso particolare apprezzamento per il protocollo di collaborazione avviato con Confcooperative, evidenziando come il supporto tecnico della cooperazione possa contribuire in maniera decisiva al recupero delle aziende confiscate, alla tutela dei livelli occupazionali e alla restituzione dei patrimoni alle comunità. Ha infine richiamato il valore simbolico di ogni bene che torna a produrre lavoro e servizi, trasformandosi da emblema del potere mafioso a presidio permanente di legalità.

Le conclusioni del presidente nazionale Maurizio Gardini

A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, che ha rilanciato il ruolo della cooperazione come protagonista dello sviluppo economico e sociale del Paese, sottolineando come i beni confiscati rappresentino un patrimonio da valorizzare attraverso modelli imprenditoriali capaci di coniugare legalità, occupazione e responsabilità sociale. Gardini ha ricordato che la cooperazione dispone delle competenze, delle strutture e degli strumenti necessari per accompagnare il rilancio delle imprese confiscate, ma ha anche richiamato la necessità di un impegno condiviso da parte delle istituzioni affinché tali percorsi possano svilupparsi con maggiore rapidità ed efficacia. Il presidente nazionale ha quindi ribadito che la sfida non consiste soltanto nel sottrarre beni alla criminalità organizzata, ma nel dimostrare che è possibile costruire, proprio a partire da quei patrimoni, nuove opportunità di lavoro, sviluppo e coesione sociale, restituendo ai territori fiducia nello Stato e nella forza dell’economia legale.

Con il convegno di Palermo, Confcooperative ha rilanciato dunque una visione nella quale il riutilizzo dei beni confiscati non rappresenta soltanto un adempimento previsto dalla legge, ma uno strumento concreto di emancipazione delle comunità e di crescita economica. Nel corso dell’intera giornata è emersa con forza la convinzione che la cooperazione possa svolgere un ruolo determinante nel trasformare patrimoni un tempo simbolo del potere mafioso in occasioni di lavoro, inclusione e sviluppo sostenibile. Un percorso che richiede la collaborazione tra istituzioni, magistratura, enti locali, sindacati e mondo cooperativo, ma che costituisce anche una delle risposte più efficaci per dimostrare, con fatti concreti, che la legalità può produrre valore, occupazione e futuro per i territori.

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