Un’estate donata ai bambini: la scelta dei giovanissimi animatori volontari del Grest salesiano di Cibali 

- Pubblicità -

«Una cosa che ho imparato è quanto sia bello quando una persona sceglie di dedicare il proprio tempo agli altri. Essere animatore in un Grest significa decidere di impiegare una parte della propria estate in modo diverso: invece di andare al mare, viaggiare o semplicemente riposarsi dopo aver fatto serata, si sceglie di fare qualcosa di utile per gli altri». È quanto afferma Gabriele, 18 anni, uno dei tanti animatori dell’oratorio salesiano di Cibali che durante le vacanze estive dona parte delle proprie giornate ai bambini del Grest.

La quasi totalità della squadra animazione è formata da studenti che, nonostante la recente conclusione dell’anno scolastico o accademico (con tutte la fatiche del caso), decidono di impiegare la prima fetta della loro estate per i più piccoli, sopportando il sole cocente e il caldo torrido.

- Pubblicità -

Potrebbero partire, andare al mare o semplicemente riposarsi e smaltire la stanchezza dei mesi precedenti – come rifletteva Gabriele – invece preferiscono posticipare tutto ciò pur di fare del bene. E lo fanno su base del tutto volontaria, il che rende il loro operato ancora più speciale. 

«È vero, torni a casa stanco, perché il Grest richiede tante energie: stare con i bambini, organizzare le attività e prendersi cura di loro non è sempre semplice. Però torni a casa anche felice, con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante per qualcuno» prosegue Gabriele. 

«Non ricevere una paga in cambio ti ha mai fatto ripensare alla scelta di prestare servizio come animatore?»

«A volte qualcuno me lo chiede: “Ma cosa fai? Ma ti pagano?”. E gli amici mi prendono un po’ in giro su questo aspetto, perché effettivamente è un impegno faticoso e potrebbe venire spontaneo chiedersi perché farlo senza ricevere un compenso» esordisce Gabriele. «Poi però ti rendi conto che, proprio perché stai facendo qualcosa di bello e di significativo, non senti più il bisogno di una ricompensa economica. Quello che ricevi dai bambini, dai rapporti che si creano e dalla soddisfazione di aver fatto qualcosa per gli altri è molto più importante di una semplice paga». 

Gabriele è già al quarto anno di servizio e ha ormai parecchia esperienza come animatore. Allo stesso modo Sonia, anche lei 18enne, che ha iniziato come animatrice a 14 anni e frequenta oratori salesiani sin da bambina.  

«Cos’hai imparato in tutti questi anni?»

«Sicuramente ho imparato a gestire meglio le mie capacità organizzative: essere in grado di programmare gli impegni, organizzare le mie giornate e riuscire a conciliare il Grest con tutto il resto» replica Sonia, che poi prosegue: «Ma soprattutto ho imparato a mantenere la calma: non sempre i bambini ascoltano o seguono quello che dici, quindi bisogna saper trovare il modo giusto per relazionarsi con loro e affrontare ogni situazione con pazienza». 

Dettaglio non indifferente: Sonia il mese scorso ha affrontato gli esami di maturità ed è quindi reduce da un anno stressante, eppure – appena terminato – ha raggiunto immediatamente il resto della squadra.

«Dopo aver concluso un anno molto impegnativo come quello della maturità, perché hai deciso comunque di dedicarti al Grest invece di riposarti o dedicarti ad altre attività?»

«Ho scelto ugualmente di continuare questa esperienza perché ciò che mi spinge a farlo sono soprattutto i bambini. L’amore che provo per loro e l’affetto che ricevo sono la motivazione più grande. E comunque mi sono anche concessa un paio di giorni per andare al mare e riposarmi» conclude sorridendo.

Se da un lato c’è chi ha diversi anni di servizio alle spalle e ha collezionato tanti ricordi e lezioni, dall’altro molti animatori sono alla prima esperienza assoluta. È il caso di Carla e Leonardo, rispettivamente 15 e 14 anni e dunque ancora giovanissimi. 

«Come mai avete deciso di cominciare questa esperienza, nonostante le vacanze e le cinque ore trascorse ogni mattina sotto il sole?»

«Mi è stata proposta da don Giuseppe Priolo, il coordinatore del Grest e dell’oratorio, insieme ad altri animatori più esperti di me. Fin da subito mi è sembrata un’opportunità molto interessante. In passato sono stata una grestina e mi è sembrato il momento giusto per vivere questa esperienza dall’altra parte. Credo di aver raggiunto la maturità necessaria per affrontare il Grest come animatrice» risponde Carla. 

E poi ancora: «È un impegno importante, ma non lo facciamo per essere pagati: lo facciamo perché è un servizio che ripaga dal punto di vista umano. Cerchiamo di seguire l’esempio di don Bosco attraverso il sistema preventivo e, fino a questo momento, mi sta piacendo moltissimo. Certo, è faticoso, ma quando torno a casa stanca mi sento anche grata e felice per ciò che ho vissuto durante la giornata. Inoltre, è bello il rapporto che si crea con i bambini e i ragazzi di età diverse».

«All’inizio è stata una mia professoressa a propormi di intraprendere questo percorso. Anche i miei genitori mi hanno incoraggiato a farlo e devo dire che si è rivelato davvero bellissimo. Può essere stancante e faticoso, ma basta un abbraccio di un bambino per far passare ogni difficoltà» spiega invece Leonardo. 

«Cosa vi porterete da questa prima esperienza?»

«Ho capito che essere dall’altra parte, cioè vivere il Grest da animatrice e non più da grestina, è completamente diverso. In un certo senso si diventa un punto di riferimento per i ragazzi e bisogna dare il buon esempio. Non è sempre semplice e richiede molta responsabilità. Bisogna anche imparare a mettere da parte i propri problemi e le proprie emozioni per dedicarsi completamente ai bambini. È una vera sfida personale, ma anche una bellissima esperienza che consiglio a tutti» dichiara Carla.

«Sicuramente una maggiore responsabilità» esordisce Leonardo. «Prendermi cura dei bambini mi ha aiutato a diventare più autonomo e responsabile. È proprio questo senso di responsabilità l’insegnamento più importante che porterò con me».

«Continuerai anche in futuro?»

«Sicuramente sì e spero di continuare anche dopo il liceo. È un’esperienza che voglio portare avanti» afferma decisa Carla.

«Se dovessi scegliere una cosa che ti piace di più del Grest, quale sarebbe?»

«Senza dubbio stare insieme ai bambini e ai ragazzi, perché mi riempie di gioia. Mi piace trascorrere il tempo con loro e creare questo rapporto» replica Leonardo.

C’è poi Sofia, 16 anni, che all’oratorio di Cibali è stata sia grestina che “aiuto-animatrice” e quest’estate ha ottenuto la “promozione” ad animatrice vera e propria.

«Cosa hai imparato durante la tua esperienza come aiuto-animatrice che ti ha poi aiutato a diventare l’animatrice che sei oggi?»

«Sicuramente ho imparato a prestare maggiore attenzione e ad avere uno sguardo in più rispetto ai grestini. Essere aiuto-animatrice mi ha permesso di fare un primo passo in questo percorso: all’inizio si aiuta semplicemente a controllare i bambini e a relazionarsi con loro, poi questa esperienza prepara a quello che significa essere animatore a tutti gli effetti». 

«Diventare animatrice è sempre stato un tuo desiderio oppure c’è stato qualcosa in particolare che ti ha spinto a farlo?»

«Mi è sempre piaciuto frequentare questi ambienti, però è stata soprattutto la mia esperienza in oratorio durante l’inverno a convincermi ancora di più: iniziando a frequentarlo ho scoperto quanto fosse bello stare in questo contesto e dedicarmi agli altri».

«Cosa ti porterai dentro da questa esperienza?» 

«Sicuramente tutto l’affetto dei bambini e il modo in cui riescono a riconoscere e apprezzare quello che facciamo per loro». 

Non solo liceali e maturandi: alcuni animatori sono nel vivo del proprio percorso di studi universitari e alternano mattinate di sole e divertimento ad altre di studio ed esami. 

Ne è esempio Chiara, 21 anni, studentessa al secondo anno di professioni sanitarie e animatrice da 6 anni: «Perché l’amore e l’affetto che do ai ragazzi vengono ricambiati. È proprio questo rapporto che si crea con loro a spingermi a continuare questa esperienza».

«Come riesci a conciliare l’attività da animatrice con lo studio universitario?»

«Quando ho più tempo libero mi dedico maggiormente all’attività di animatrice, mentre nei periodi in cui sono più impegnata, ad esempio durante gli esami, riduco un po’ il tempo che dedico all’oratorio per concentrarmi sullo studio» racconta Chiara. «Non sempre è semplice, ma sono due attività che si possono conciliare con un po’ di organizzazione e impegno. Bisogna volerlo». 

I grestini – come testimoniato anche dalle parole degli animatori – sembrano veramente apprezzare e riconoscere l’impegno e la dedizione di questi ultimi: Lorenzo, 12 anni, viene al Grest da molti anni «perché è il posto in cui posso essere me stesso e stare con tutti senza differenze». Poi racconta: «Ho instaurato un bellissimo rapporto con gli animatori. Penso che svolgano molto bene il loro lavoro: sono sempre disponibili, riescono a farci sentire accolti e, oltre a questo, sono anche molto simpatici».

Ludovica, 9 anni, e Mikaela, 10 anni, si trovano piuttosto concordi: «Ci piace venire al Grest perché stiamo tutti insieme, giochiamo e passiamo del tempo con gli amici» ci spiegano. «Gli animatori ci vogliono bene e ci dimostrano affetto. Sappiamo che il loro lavoro è faticoso, ma ci piace il modo in cui stanno con noi e ci fanno divertire». 

«Vi piacerebbe diventare animatrici in futuro?»

«Sì, ci piacerebbe» rispondono in coro.

«Io adoro i bambini e mi piacerebbe stare con loro» aggiunge Ludovica.

«A me piace partecipare alle attività e penso di avere delle capacità che potrebbero essere utili come animatrice» completa Mikaela.

- Pubblicità -