Le ruspe si sono fermate. Il cantiere di via Palazzotto, dove da settimane si lavorava alla costruzione dell’ennesimo supermercato, è stato sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza su disposizione della Procura.
Secondo le prime notizie, alla base del provvedimento vi sarebbero vizi urbanistici e ambientali relativi alla destinazione dell’area, vincolata alla realizzazione di edifici pubblici e non privati. Il sequestro non è una sentenza e nessuno può anticipare le conclusioni dell’inchiesta. Ma rende ormai insostenibile il silenzio politico dell’amministrazione.
Le domande poste da associazioni, cittadini e opposizioni non erano cavilli né manifestazioni di ostilità ideologica contro un supermercato. Riguardavano il rispetto del Piano regolatore e il modo in cui, dentro gli uffici comunali, ne erano state interpretate le prescrizioni. La vicenda era nota da anni. Il Piano regolatore destina l’area in parte a scuola media e in parte a verde pubblico. Nel 2015 l’Urbanistica, allora diretta da Gabriella Sardella, aveva negato l’autorizzazione alla costruzione di un supermercato; quel diniego era stato successivamente confermato dalla giustizia amministrativa. La destinazione dell’area non è cambiata. È cambiata la valutazione del Comune: il nuovo intervento è stato autorizzato dalle Attività produttive sulla base del parere favorevole della Direzione Urbanistica, guidata da Biagio Bisignani. A giugno l’assessore Giuseppe Musumeci aveva assicurato che gli uffici avevano agito «nel massimo rispetto delle norme amministrative». Dopo il parere dell’Urbanistica, aveva spiegato, il rilascio dell’autorizzazione da parte del Suap (Sportello Unico Attività Produttive) era un «atto dovuto».
Oggi davanti a quell’atto dovuto ci sono i sigilli della Procura. C’è dunque un punto politico e di trasparenza da chiarire.
La vetustà del Piano regolatore e la presunta impossibilità di interpretarne univocamente le legende sono state trasformate in un alibi permanente. L’incertezza non produce prudenza, trasparenza o discussione pubblica; apre la strada a interpretazioni elastiche, attraverso le quali è l’apparato amministrativo a determinare, caso per caso, la trasformazione della città.
La vicenda di via Palazzotto rende pienamente visibile questo meccanismo: un’area indicata dal Piano come spazio per una scuola e per il verde è diventata, attraverso una lettura tecnico-amministrativa, il luogo nel quale costruire una superficie commerciale privata.
A formulare il parere favorevole è stata la direzione guidata da Bisignani. È dunque il direttore dell’Urbanistica a dover spiegare pubblicamente quale legenda sia stata letta, secondo quali criteri e attraverso quali passaggi sia stato superato l’orientamento espresso nel 2015 e confermato dai giudici amministrativi. Chiamare in causa Bisignani non significa attribuirgli responsabilità penali, che spetta alla magistratura accertare. Significa riconoscere il ruolo centrale della Direzione Urbanistica nella filiera che ha condotto all’autorizzazione. Se la scelta è stata presentata come il risultato obbligato di una corretta interpretazione tecnica, chi ha fornito quell’interpretazione deve oggi renderne conto alla città.
Ma Bisignani non può diventare il parafulmine dietro il quale si ripara la politica. Enrico Trantino governa Catania e risponde delle scelte della sua amministrazione. Non può limitarsi ad attendere gli sviluppi dell’inchiesta o rinviare ogni domanda agli uffici. Decidere se un terreno debba ospitare una scuola, uno spazio verde o un supermercato non è una faccenda puramente burocratica: significa stabilire quali bisogni e quali interessi orientano lo sviluppo urbano. A Catania, troppo spesso, il privato individua l’area e ne decide la funzione; il pubblico asseconda, facilita e autorizza.
Il cantiere adesso è stato fermato. Restano in piedi le domande. Perché un’area destinata a scuola e verde pubblico è stata messa a disposizione di un intervento commerciale? Chi ha elaborato e sottoscritto gli atti e i pareri che lo hanno reso possibile? E chi ne assume oggi la responsabilità politica? Bisignani spieghi l’interpretazione urbanistica. Trantino spieghi la scelta della sua amministrazione. La città ha diritto di sapere come si sia arrivati fin qui.
Antonio Fisichella



