Non è caldo, è crisi climatica. Triplo flash mob di Legambiente con le sue campagne itineranti

Anche la Sicilia tra le tappe delle iniziative di Legambiente: sotto i riflettori il Lago di Pergusa, simbolo di un'emergenza climatica che interessa mari, laghi e città e che, secondo l'associazione, richiede interventi immediati di adattamento.

- Pubblicità -

Nella giornata di ieri, giovedì 30 luglio, Legambiente è scesa in campo con le campagne itineranti Goletta Verde, Goletta dei Laghi e “Che Caldo che fa”, facendo tappa rispettivamente in Toscana, Sicilia e Puglia, tra le regioni maggiormente colpite dall’ennesima ondata di calore che sta investendo l’Italia. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di chiedere al Governo lo stanziamento immediato delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), ritenuto ormai dimenticato nonostante gli effetti della crisi climatica siano sempre più evidenti.

La crisi climatica, sottolinea Legambiente, non risparmia nessun territorio. Il Mar Mediterraneo continua a registrare temperature sempre più elevate: negli ultimi sei anni, dal 2020 al 2025, la temperatura media superficiale tra maggio e settembre non è mai scesa sotto i 24°C, mentre il Mar Tirreno nei mesi di giugno e luglio 2026 ha fatto segnare anomalie rispettivamente di +1,8°C e +1,6°C rispetto alla media del periodo 2016-2025. Anche i laghi italiani mostrano segnali sempre più evidenti di sofferenza: al 24 luglio il Lago d’Iseo ha perso oltre il 79% del volume invasato in appena 42 giorni, mentre i laghi Maggiore e di Como hanno registrato una riduzione del 76%. Nel Sud Italia continua inoltre a preoccupare lo stato del Lago di Pergusa. Sul fronte urbano, infine, diverse città italiane risultano in bollino rosso per il fenomeno della cooling poverty, la cosiddetta povertà di raffrescamento, tra cui Bari e il quartiere San Paolo.

- Pubblicità -

Proprio Bari rappresenta uno dei casi più significativi. Dal 1960 a oggi la temperatura media è aumentata di 2,15°C e nel solo 2025 sono state registrate 116 notti tropicali. Nel quartiere San Paolo, su 35 punti monitorati attraverso l’utilizzo di termocamere, il 63% è risultato direttamente esposto al sole nelle ore più calde della giornata, con una temperatura massima del suolo pari a 75,2°C. A incidere è soprattutto la limitata presenza di infrastrutture verdi, come parchi e alberature, e di infrastrutture blu, quali fontanelle e piscine. Dove invece gli alberi sono presenti, la differenza è evidente: alla fermata FM1 “Cittadella”, ad esempio, la temperatura del suolo passa da 51,5°C al sole a 35,1°C all’ombra, con una riduzione di 16,4°C.

Nel pieno della quarta e prolungata ondata di calore dell’estate 2026, Legambiente ha quindi organizzato un triplo flash mob con le sue tre campagne itineranti nazionali. Goletta Verde ha fatto tappa lungo le coste della Toscana, Goletta dei Laghi sul Lago di Pergusa, in Sicilia, mentre “Che Caldo che fa” è approdata a Bari, tre territori accomunati dagli effetti sempre più evidenti dell’emergenza climatica.

Nel corso delle iniziative sono stati esposti gli striscioni “Non è caldo, è crisi climatica” e “Che Caldo che fa. Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste”, con cui l’associazione ha chiesto al Governo di finanziare immediatamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Secondo Legambiente, il Paese continua a subire gli effetti di temperature estreme ed eventi meteorologici sempre più frequenti senza mettere in campo gli interventi di mitigazione e adattamento ormai indispensabili. L’Italia, evidenzia l’associazione, non può continuare a rincorrere la crisi climatica ma deve iniziare ad anticiparla attraverso politiche strutturali.

I dati elaborati da Legambiente sulla base delle informazioni del Copernicus Marine Service confermano il progressivo riscaldamento del Mediterraneo. I mesi di giugno e luglio 2026, caratterizzati da continue ondate di calore sull’intero territorio nazionale, hanno registrato una temperatura media mensile superiore di 0,9°C rispetto alla media dello stesso periodo calcolata tra il 2016 e il 2025. Nei soli mesi di maggio, giugno e luglio 2026, con dati aggiornati al 21 luglio, il Mediterraneo ha già raggiunto una temperatura media di 23,5°C.

Particolarmente sotto osservazione resta il Mar Tirreno, dove ieri era impegnata Goletta Verde, che durante la navigazione ha esposto lo striscione “Non è caldo, è crisi climatica”. Dal 2022 a oggi, infatti, il Tirreno ha fatto registrare le temperature medie più elevate degli ultimi dieci anni, con il record di 25°C raggiunto proprio nel 2022.

Anche il Mar Adriatico mostra un progressivo aumento delle temperature. Negli ultimi dieci anni la media complessiva si è attestata a 23,6°C, circa mezzo grado in meno rispetto al Mediterraneo, ma le medie stagionali più elevate sono state registrate nel 2018 e nel 2024, entrambe superiori ai 24°C. Tra i valori più alti delle temperature superficiali del mare spiccano i 28°C dell’agosto 2024 e i 27,4°C e 26,7°C rilevati rispettivamente nel luglio 2024 e nel luglio 2026, che rappresentano i valori più elevati registrati per quel mese dal 2016 a oggi.

A destare forte preoccupazione è anche la situazione dei laghi italiani, in particolare quelli del bacino del Po, sempre più colpiti dalla siccità. Secondo le elaborazioni di Legambiente sui dati dell’Osservatorio permanente sulla severità idrica dell’Autorità di Distretto del bacino del fiume Po, tra il 12 giugno e il 24 luglio il lago che ha subito la maggiore riduzione delle riserve idriche è stato il Lago d’Iseo, che ha perso oltre il 79% del volume invasato. Nello stesso periodo anche il Lago Maggiore e il Lago di Como hanno registrato una diminuzione del 76% del volume disponibile.

Nel Centro Italia continua inoltre a rimanere altamente vulnerabile il Lago Trasimeno, che si mantiene ben al di sotto dello zero idrometrico: il livello è passato da -1,47 metri a fine aprile a -1,72 metri nel mese di luglio.

In Sicilia, invece, resta particolarmente critica la situazione del Lago di Pergusa, dove ieri ha fatto tappa Goletta dei Laghi. Si tratta, secondo Legambiente, del bacino lacustre più in sofferenza del Mezzogiorno. Oltre alla forte evaporazione provocata dalle alte temperature, il lago è penalizzato dalla presenza dell’autodromo che lo circonda, oggi quasi inutilizzato, ma ancora in grado di compromettere sia il naturale continuum idrogeologico tra il bacino e lo specchio d’acqua, sia gli equilibri degli ecosistemi collinare, ripariale e lacustre. A ciò si aggiunge l’impatto antropico del Villaggio Pergusa: l’assenza di servizi adeguati per residenti e studenti rende infatti necessario un sistema fognario a pompaggio che convoglia all’esterno del bacino le acque di ruscellamento, impoverendo ulteriormente le riserve idriche del lago.

L’attenzione dell’associazione si concentra anche sulla cooling poverty, la povertà di raffrescamento, fenomeno che colpisce soprattutto le aree urbane più fragili. Tra queste figura Bari, che nel 2023 ha registrato una temperatura media superiore di 1,1°C rispetto al periodo 2006-2015, con 101 notti tropicali e 33 eventi meteorologici estremi nell’ultimo decennio, secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Nei quartieri più vulnerabili le temperature medie estive del suolo, rilevate tra il 2015 e il 2025, raggiungono i 44,8°C nell’area Carbonara-Ceglie-Loseto e i 44,2°C nella zona San Paolo-Stanic.

«In questa estate segnata da temperature bollenti, ondate di calore e notti tropicali – commenta il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – l’Italia sta affrontando la quarta ondata di calore con impatti pesanti sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Al Governo Meloni chiediamo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, totalmente scomparso e dimenticato dall’agenda politica. Il Paese ha bisogno di un piano nazionale che preveda, oltre agli interventi di mitigazione per ridurre le emissioni, anche quelli di adattamento che abbiano al centro i centri urbani, che necessitano sempre più di rifugi climatici, e la tutela di mare, laghi e coste. In Europa diversi Paesi sono già avanti su questo: in Spagna esiste un Piano di adattamento specifico per le coste, nel Regno Unito sono attivi i Piani regionali di gestione costiera e la Strategia nazionale per la gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera, mentre Barcellona è in prima linea sui rifugi climatici. L’Italia, di questo passo, rischia di restare indietro rispetto agli altri Paesi europei e a pagarne il prezzo saranno, come sempre, cittadini e imprese».

Sulla stessa linea il responsabile scientifico di Legambiente, Andrea Minutolo, secondo cui la crisi climatica sta determinando un progressivo aumento delle temperature di mare, laghi e città, oltre a periodi di siccità sempre più lunghi. «L’adattamento delle città italiane alla crisi climatica – afferma – richiede di accelerare sui piani urbani, combattere la povertà climatica e de-impermeabilizzare il suolo. Per quanto riguarda i laghi, pesa l’elevato consumo delle riserve idriche, mentre la principale minaccia per il mare è rappresentata dall’impatto sulla biodiversità e sulla blue economy che dipende dalla salute degli ecosistemi marini».

L’allarme lanciato da Legambiente riguarda infine anche le montagne e i ghiacciai, sempre più in difficoltà a causa dell’aumento delle temperature. Sabato 1° agosto l’associazione aprirà infatti l’edizione 2026 della Carovana dei Ghiacciai con un flash mob sull’Adamello, durante il quale saranno presentati nuovi dati sullo stato di salute dell’arco alpino e le proposte per contrastare gli effetti della crisi climatica.

- Pubblicità -