Venerdì 31 luglio, presso la sede della UIL di Catania in via Antonino di Sangiuliano, si è svolto il XV Congresso generale dell’USEF, l’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie. Un appuntamento che ha riunito dirigenti, delegati, rappresentanti delle istituzioni e delle comunità siciliane presenti in diversi Paesi del mondo, alcuni dei quali collegati da remoto. La sala che ha ospitato i lavori porta il nome del sindacalista e amministratore Giuseppe “Mico” Geraci, vittima della mafia, conferendo all’iniziativa anche un forte valore simbolico legato alla memoria, all’impegno civile e alla difesa dei diritti.

A introdurre brillantemente i lavori e a condurre l’intero dibattito è stato Salvatore Licastri, giornalista, componente del Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti e storico dirigente dell’USEF. Dopo avere salutato i vertici uscenti, Angelo Lauricella e Salvatore Augello, gli ospiti e i rappresentanti collegati dall’estero, Licastri ha ricordato come ogni congresso costituisca un momento di bilancio e, allo stesso tempo, di rilancio. Tra le sfide indicate vi sono state la velocità dei cambiamenti, la digitalizzazione e la necessità di utilizzare portali e social network per comunicare il pensiero dell’USEF attraverso linguaggi capaci di raggiungere le nuove generazioni.
Successivamente, la relazione del segretario generale uscente Salvatore Augello ha rappresentato uno dei momenti cruciali del congresso. Augello ha inserito il tema dell’emigrazione nel difficile scenario internazionale, segnato dalle guerre, dall’indebolimento della democrazia e dalla continua violazione dei diritti umani. Ha quindi costruito un parallelismo tra le condizioni affrontate in passato dagli italiani emigrati e quelle vissute oggi dai migranti, ricordando le baracche del Belgio, il sistema dei caporali osservato in Germania e le discriminazioni subite dai lavoratori italiani. Si è poi soffermato sull’attuale esodo dei giovani meridionali e sulla crescita di movimenti che propongono la cosiddetta “remigrazione”, contrapponendo a tali posizioni la storia di un’Italia che ha conosciuto sulla propria pelle il dolore della partenza. Ampio spazio è stato dedicato alle comunità italiane all’estero, alla ridotta rappresentanza parlamentare, alle modifiche alla cittadinanza e alle ipotesi di riforma della circoscrizione Estero. Augello ha denunciato anche l’assenza di una politica regionale siciliana sull’emigrazione, ricordando la mancata ricostituzione della Consulta, l’indebolimento della legge regionale 55 del 1980 e l’ultima Conferenza regionale dell’emigrazione, risalente al 1991. Nonostante queste difficoltà, ha sottolineato la capacità dell’USEF di mantenere viva la propria rete, promuovere il CARSE, la Giornata del Siciliano nel Mondo, il Premio Ellis Island e nuovi collegamenti con associazioni in Germania, Francia, Argentina e Brasile. Ha infine indicato le prospettive future: tornare a occuparsi anche di immigrazione, coinvolgere scuole e amministrazioni comunali, contrastare la partenza dei giovani e continuare a chiedere alla Regione una struttura istituzionale dedicata ai siciliani nel mondo. «Avanti verso questo nuovo inizio. Lunga vita all’USEF», è stato il messaggio conclusivo della relazione.
Terminato l’intervento di Augello, Salvatore Licastri ha invitato tutti i presenti ad alzarsi per osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime della tragedia di Marcinelle. L’8 agosto del 1956, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, persero la vita 262 lavoratori, tra i quali 136 italiani. Il raccoglimento ha rappresentato uno dei momenti più intensi della mattinata, unendo idealmente i partecipanti presenti nella sala e i delegati collegati dalle diverse parti del mondo.
A portare il saluto della UIL è stato Nino Marino, segretario generale della UILA di Catania e Messina, intervenuto anche a nome della segretaria generale Enza Meli. Marino ha evidenziato la vicinanza tra il lavoro del sindacato e quello dell’USEF, ricordando l’attività svolta dal patronato ITAL a favore degli italiani all’estero e degli immigrati. Si è soffermato sullo spopolamento delle aree interne siciliane e sul peso ormai indispensabile dei lavoratori stranieri nel comparto agroalimentare. Per Marino, l’accoglienza deve essere accompagnata da diritti, regolarizzazione, contrasto al caporalato e politiche capaci di considerare gli immigrati parte integrante della futura società siciliana.
È quindi intervenuto Giovanni Burtone, deputato regionale e sindaco di Militello in Val di Catania, che ha definito il congresso un passaggio decisivo per il rilancio dell’associazione. Burtone ha richiamato il valore dei rapporti con le comunità siciliane all’estero e la possibilità offerta dai nuovi mezzi di comunicazione di mantenere un legame quotidiano con chi vive lontano. Ha ribadito la necessità di collegare la memoria dell’emigrazione siciliana con l’accoglienza di chi oggi giunge nell’Isola e ha ricordato la propria esperienza familiare, legata al Venezuela. Infine, ha richiamato le iniziative contro lo spopolamento e la necessità di creare condizioni concrete per consentire ai giovani di rientrare e lavorare in Sicilia.
Da remoto ha preso la parola Gaetano Calà, vicepresidente del CARSE, che ha definito il congresso non un semplice adempimento statutario, ma una festa dell’identità e un momento di rivendicazione politica. Calà ha descritto l’USEF come un “ponte d’acciaio” tra la Sicilia e “l’altra Sicilia” sparsa nel mondo, ringraziando Augello per il lavoro svolto con passione e disciplina. Ha insistito sul rinnovamento generazionale, sul coinvolgimento dei giovani e sulla necessità di non trasformare la memoria in nostalgia, ma in proposta politica. Ha inoltre denunciato la lunga assenza della Consulta regionale e ribadito che il CARSE continuerà ad affiancare l’USEF nelle battaglie per i diritti dei siciliani all’estero.

Pippo Furnari, dell’USEF di Lercara Friddi, ha raccontato la storia di un territorio profondamente segnato dalla chiusura delle miniere di zolfo e dall’emigrazione verso il Belgio. Partendo dal ricordo delle “baracche”, inizialmente associate nella sua infanzia alle bancarelle delle feste, ha descritto la scoperta delle reali condizioni nelle quali vivevano i minatori italiani. Furnari ha poi affrontato il turismo delle radici, osservando come i giovani di terza e quarta generazione mostrino spesso scarso interesse per certificati e vecchie fotografie. Da qui la proposta di creare scambi simili a piccoli Erasmus familiari, capaci di mettere direttamente in relazione i giovani siciliani con i loro coetanei all’estero.
Roberto Pennisi, imprenditore, autore del libro “Capitanes contra viento y marea“, ha portato la testimonianza dei siciliani d’Argentina e, in particolare, delle famiglie di pescatori originarie di Santa Maria la Scala. Ha ricordato le numerose vite spezzate nel mare argentino e la tragedia del peschereccio “Marti”, nella quale morirono otto siciliani. Particolarmente toccante è stato il racconto di una madre rimasta per anni all’oscuro della morte del figlio, mentre i familiari continuavano a scriverle fingendo che fosse ancora vivo. Pennisi ha infine raccontato il percorso di riscatto della propria famiglia, passata dalla pesca all’attività industriale, e la sua decisione di tornare stabilmente in Sicilia.
Saverio Russo, in collegamento dal Brasile, ha proposto una riflessione sulle nuove forme di emigrazione, ricordando la propria esperienza professionale nel paese in cui risiede, vissuta non con la tradizionale “valigia di cartone”, ma attraverso competenze e conoscenze specialistiche. Ha osservato che molti italiani partono oggi portando con sé formazione e know-how e ha invitato l’USEF a rappresentare anche questa realtà. Russo ha richiamato la necessità di promuovere riforme, educazione e libertà, senza dimenticare vicende storiche come l’espulsione degli italiani dalla Libia. Le comunità italiane all’estero, ha concluso, devono essere considerate vere e proprie articolazioni del Paese e una risorsa per gli scambi economici e culturali.
Giuseppe Maniglia, presidente dell’USEF di Seraing, in Belgio, ha ringraziato Augello e Lauricella per il sostegno assicurato negli anni alle comunità emigrate. Ha giudicato insufficienti le misure destinate a favorire il ritorno degli italiani, sostenendo che siano necessari lavoro stabile, servizi pubblici efficienti e rispetto della dignità delle persone. Ricordando Marcinelle, ha sottolineato che nel decennio precedente alla tragedia più di mille minatori erano già morti in incidenti e che a questi bisogna aggiungere le vittime della silicosi. Maniglia ha infine denunciato le irregolarità del voto per corrispondenza all’estero, proponendo nuovi strumenti di identificazione per contrastare furti, compravendita e manipolazione delle schede.
A seguire è intervenuto Simone Grasso, esponente del Patto per Restare, rete composta da oltre sessanta organizzazioni impegnate sul tema del diritto a rimanere in Sicilia. Grasso ha chiarito che tale diritto non consiste nell’obbligo di restare, ma nella possibilità di scegliere liberamente se partire, rimanere o ritornare, senza che nessuna di queste decisioni diventi un sacrificio. Ha quindi illustrato il lavoro della rete e la proposta elaborata contro la disoccupazione, ispirata a un modello sperimentato in Francia. L’obiettivo è costruire opportunità occupazionali partendo dalle esigenze dei territori e dalle persone che vi risiedono, trasformando il diritto a restare in una condizione concreta.
Daniela Di Benedetto, presidente del COMITES di Monaco di Baviera, ha rappresentato l’associazionismo come una Trinacria sorretta da tre gambe: i siciliani all’estero, i siciliani che vivono nell’Isola e gli immigrati arrivati in Sicilia. Ha sostenuto che la migrazione non sia di per sé un problema: il problema nasce quando manca la possibilità di scegliere o quando l’accoglienza non riconosce dignità, merito e competenze. Richiamando i settant’anni dell’emigrazione italiana in Germania, ha descritto una comunità ormai protagonista della vita economica, culturale e politica tedesca. Ha infine invitato a leggere i fenomeni migratori attraverso i dati e non attraverso slogan, coinvolgendo maggiormente professionisti e imprenditori siciliani di seconda, terza e quarta generazione.
Giovanni Lombardo, intervenuto in rappresentanza del Comune di Grotte, ha raccontato la propria esperienza di figlio dell’emigrazione e le peripezie vissute dal padre, arrivato clandestinamente in Francia negli anni Cinquanta. Ha poi illustrato una scoperta compiuta nell’archivio comunale: nel 1896, in appena due mesi, circa cento famiglie, per un totale di quasi quattrocento persone, chiesero di partire da Grotte verso il Brasile. La documentazione ha permesso di riaprire i contatti con alcuni discendenti di quarta generazione. L’auspicio è quello di coinvolgere queste comunità nelle celebrazioni per i cinquecento anni dalla fondazione del Comune, ricostruendo legami interrotti da oltre un secolo.
Maurizio Cultrera ha ricordato il progetto presentato dall’USEF nell’ambito del turismo delle radici e la successiva esperienza dedicata alla promozione della cucina siciliana nel mondo. Le iniziative realizzate a Marsiglia e Amburgo, grazie anche al contributo dello chef Alessandro Russo, hanno permesso agli emigrati di riscoprire sapori, piatti e tradizioni legati all’infanzia. Il successo ottenuto, ha spiegato, dimostra che la cultura gastronomica può rappresentare uno degli strumenti più immediati per ristabilire un rapporto emotivo con la Sicilia. Da qui la proposta di ripetere e ampliare il progetto, utilizzando la cucina come veicolo di identità e partecipazione associativa.
La dottoressa Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali, intervenuta in rappresentanza della Regione Siciliana, ha posto l’accento sulla programmazione delle attività rivolte soprattutto ai figli e ai nipoti degli emigrati. Ha indicato come priorità i corsi di italiano, le iniziative culturali, la presentazione di libri e la valorizzazione della tradizione culinaria. Si è poi soffermata sulle politiche regionali destinate agli immigrati, dai corsi organizzati attraverso i CPIA ai centri multilingue, fino agli interventi contro lo sfruttamento lavorativo. Ha inoltre illustrato alcuni progetti per il ripopolamento dei borghi, nei quali l’integrazione delle famiglie straniere può contribuire a contrastare denatalità, abbandono delle aree interne e carenza di manodopera.
Pippo Di Natale ha elogiato la relazione di Augello per essere riuscita a raccontare non soltanto la storia dell’USEF, ma soprattutto la funzione che l’organizzazione dovrà continuare a svolgere. Ha invitato a costruire un fronte comune con altre regioni meridionali, come Calabria e Puglia, interessate da dinamiche migratorie simili. Di Natale ha ricordato le lettere attese per settimane dalle famiglie degli emigrati e le ha contrapposte alla rapidità delle comunicazioni contemporanee. Questa facilità tecnologica, ha osservato, deve tradursi in una maggiore capacità di relazione tra la Sicilia, le comunità all’estero e le persone che oggi arrivano nell’Isola alla ricerca di un futuro migliore.
Laura Bisso, già dirigente di Sicilia Mondo, una delle associazioni storiche dell’emigrazione siciliana, guidata dal compianto avvocato Mimmo Azzia, e preside dell’ IIS “Francesco Paolo Cascino” di Palermo, ha ripercorso il proprio impegno associativo iniziato negli anni Novanta, ricordando il lavoro svolto insieme all’USEF e a Sicilia Mondo. Le esperienze vissute recentemente a Melbourne e Sydney le hanno consentito di verificare come il cuore della Sicilia continui a battere anche nei giovani di terza e quarta generazione, perfino quando non parlano più la lingua italiana. Per Bisso è quindi necessario rafforzare gli scambi giovanili, culturali ed enogastronomici, rendendo più concreto il turismo delle radici. La Sicilia, storicamente crocevia di popoli e culture, deve tornare a svolgere la funzione di ponte e considerare le proprie comunità all’estero una grande ricchezza umana e culturale.
Salvatore Bonura ha riportato l’esperienza maturata nel corso di recenti viaggi in Sud America e in Australia, sottolineando come, nonostante la sostanziale assenza della Regione Siciliana, le comunità emigrate continuino a organizzarsi autonomamente e a mantenere vivo il legame con la terra d’origine. Nel suo intervento ha contestato l’idea che i giovani di seconda, terza e quarta generazione siano disinteressati alla Sicilia, evidenziando come spesso manchino, piuttosto, occasioni concrete per conoscere i luoghi nei quali sono nati e vissuti i loro genitori e i loro nonni. Bonura ha espresso inoltre un giudizio critico sulle modalità con cui è stato attuato il turismo delle radici e sull’esiguità delle risorse destinate ai Comuni. Ha infine richiamato la necessità di raccontare maggiormente in Sicilia i percorsi e i successi raggiunti dagli emigrati e dai loro discendenti nei settori della cultura, dell’impresa e della politica.
Successivamente ha preso la parola Valeria Rubino, che ha portato i saluti del presidente della cooperativa Paolo Ragusa, impegnata sul terreno dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. A questo proposito ha ricordato alcune iniziative specifiche sulle quali la cooperativa si è particolarmente distinta.
Il presidente uscente Angelo Lauricella ha aperto il proprio intervento richiamando l’esperienza del CGIE e il lungo percorso attraverso il quale gli italiani residenti fuori dai confini nazionali hanno conquistato organismi di rappresentanza e strumenti capaci di dare voce alle loro esigenze. Un patrimonio politico e democratico che, secondo Lauricella, non deve essere disperso e che impone di riaffermare come la politica siciliana dell’emigrazione non possa considerarsi conclusa, nonostante la crisi delle associazioni e il progressivo disimpegno della Regione. Ha ricordato come in passato la Sicilia fosse riuscita a costruire un vero ponte con le proprie comunità, finanziando soggiorni che consentivano a centinaia di giovani provenienti dall’Argentina, dagli Stati Uniti e dall’Europa di trascorrere un mese estivo nell’Isola. Quei ragazzi potevano conoscere le spiagge, i comuni, i centri storici, le chiese e il patrimonio culturale della terra dei propri genitori e nonni. Lauricella ha richiamato anche il valore delle tradizioni religiose, custodite e riproposte all’estero dalle comunità siciliane. Si è quindi soffermato sullo spopolamento e sulle strade sempre più vuote dei paesi dell’entroterra, sottolineando la responsabilità delle istituzioni nel non disperdere i sacrifici compiuti dagli emigrati. Continuità, memoria, presenza nei territori e rispetto dei sentimenti di chi vive lontano dovranno, ha concluso, guidare la futura azione dell’USEF, alla quale continuerà a offrire il proprio contributo anche dopo avere lasciato la presidenza per favorire il rinnovamento dell’organizzazione.
Viviana Vacante, giovane rappresentante sindacale residente in Germania, ha successivamente raccontato la propria scoperta del sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, dei COMITES, del CGIE e del ruolo svolto dagli emigrati nella costruzione del movimento sindacale tedesco. Ha evidenziato quanto poco questa storia sia conosciuta dalle nuove generazioni e ha indicato tra i compiti dell’USEF l’insegnamento della storia dell’emigrazione. Rispetto al passato, ha osservato, oggi si parte spesso individualmente, per studio o per lavoro, senza inserirsi immediatamente in comunità organizzate. Per questo l’associazionismo deve mettersi in ascolto, cambiare modalità di comunicazione e spiegare ai nuovi emigrati l’importanza della rete e degli strumenti di tutela.
Alessandro Russo, chef, docente di enogastronomia e vicepresidente di Ristoworld Italy, ha raccontato le esperienze realizzate in Brasile e in Belgio per promuovere la cucina siciliana. Attraverso ingredienti semplici portati direttamente dall’Isola, come arance e limoni, è stato possibile preparare piatti capaci di suscitare meraviglia e ricordi nelle comunità emigrate. Russo ha sottolineato il valore della lentezza e della cura nelle preparazioni tradizionali, descrivendo i menu realizzati con busiate, involtini alla messinese, cannoli, paste di mandorla e altre specialità. Al di là dell’immancabile dibattito tra “arancino” e “arancina”, il suo messaggio è stato chiaro: la gastronomia racconta la storia della Sicilia e costituisce uno strumento privilegiato per mantenerne viva l’identità.
Giovanni Ferro, sindaco di Mirabella Imbaccari, ha illustrato il percorso avviato dalla propria amministrazione per ristabilire rapporti stabili con i concittadini residenti all’estero, soprattutto in Germania. Il Comune registra una percentuale di iscritti all’AIRE superiore a quella dei residenti e risente fortemente dello spopolamento del Calatino. Ferro ha ricordato i gemellaggi, le celebrazioni religiose condivise e l’iniziativa “Mirabellesi nel mondo”. Si è poi soffermato sull’IMU applicata alle abitazioni degli emigrati, costruite spesso con decenni di sacrifici e oggi abbandonate o prive di valore. Ha infine ringraziato Augello e rivolto gli auguri a Porta, assicurando la disponibilità dei sindaci a collaborare con la nuova direzione.

La fase congressuale è proseguita con l’approvazione all’unanimità del nuovo Consiglio generale e degli organismi dirigenti. Al presidente Angelo Lauricella e al segretario generale Salvatore Augello, dimissionari con l’esplicita volontà di favorire il rinnovamento, sono succeduti rispettivamente Fabio Porta e Massimo Raso. La presidenza è stata completata da Daniela Di Benedetto, Laura Bisso, Giuseppe Di Natale e Salvatore Arnone. Della segreteria fanno invece parte Giuseppe Apprendi, Salvatore Li Castri, Giovanni Vajola e Viviana Vacante. Nell’esecutivo entrano di diritto il coordinatore del Comitato dei sindaci Giovanni Ferro e gli ex dirigenti Angelo Lauricella, Salvatore Augello e Salvatore Bonura.
Il nuovo segretario generale Massimo Raso ha definito quello di Catania un congresso epocale, perché segna una staffetta generazionale nella lunga storia dell’USEF. Ha però escluso qualsiasi forma di rottamazione: i dirigenti che hanno costruito l’organizzazione sono stati invitati a continuare a offrire esperienza e sostegno. Raso ha riconosciuto la difficoltà di raccogliere l’eredità di Augello e ha assicurato che metterà al servizio dell’associazione passione, competenza e capacità organizzativa. Ha quindi chiarito che la nuova dirigenza non sarà composta da uomini e donne soli al comando, ma da persone chiamate a lavorare collettivamente. L’USEF, ha aggiunto, dovrà parlare non soltanto all’emigrazione storica, ma anche alle nuove forme di mobilità, adottando linguaggi differenti e strumenti più adeguati. La sfida sarà mettere in relazione il diritto di chi vive all’estero a continuare a sentirsi siciliano con quello di chi vuole restare o ritornare nell’Isola. Il futuro dovrà essere costruito senza rinnegare il passato, ma utilizzandolo come fondamento di una nuova fase. Una sfida che Raso ha definito impegnativa, ma anche profondamente emozionante.
A concludere il congresso è stato il neo presidente Fabio Porta, che ha ringraziato Lauricella e Augello per la generosità dimostrata nel favorire il passaggio di responsabilità. Porta ha ricordato il contributo storico di Lauricella alla rappresentanza e al voto degli italiani all’estero e, con commozione, il lungo rapporto umano e politico costruito con Augello. Ha quindi ribadito l’importanza di inserire la storia dell’emigrazione nei programmi scolastici, poiché l’ignoranza del passato produce politiche sbagliate nel presente. Richiamando il naufragio del piroscafo “Sirio”, avvenuto nel 1906 al largo della Spagna, ha messo in parallelo le tragedie degli emigrati italiani con quelle dei migranti contemporanei. Ampio spazio è stato dedicato alle recenti norme sulla cittadinanza, alle modifiche della circoscrizione Estero e al rischio di escludere interi continenti dalla rappresentanza parlamentare. Porta ha invitato inoltre l’USEF a mobilitarsi in vista delle elezioni dei COMITES e a contrastare ogni tentativo di indebolire gli organismi rappresentativi. Ha sottolineato il valore economico delle comunità italiane, citando gli scambi commerciali con i Paesi del Mercosur e la capacità degli emigrati di aprire nuovi mercati ai prodotti italiani. L’USEF, rimasta una delle principali organizzazioni dell’emigrazione siciliana, dovrà sviluppare progetti innovativi, intercettare fondi pubblici e privati e coinvolgere imprenditori di origine siciliana disponibili a investire nell’Isola. Porta ha infine richiamato il diritto a restare, a partire e soprattutto a ritornare, concludendo attraverso la metafora dell’Odissea: il ritorno alle radici non deve essere la conclusione di un viaggio, ma l’inizio di un nuovo percorso per l’USEF e per tutti i siciliani nel mondo.



