
“Da oggi i collegamenti marittimi statali con le isole minori costano il 18% in più. È una decisione inaccettabile, soprattutto perché arriva nel pieno della stagione turistica e dopo i rincari del 56% già applicati dal 2022. Per gli utenti il conto arriva così a un aumento complessivo dell’84%. A tutto ciò si aggiunga che i mezzi marittimi di trasporto sono in condizioni non all’altezza degli standard di efficienza, modernità e velocità. Spagna, Grecia e Croazia hanno collegamenti più efficienti e costi ridotti, e sono diretti concorrenti in termini di incoming. Qui corriamo il rischio da far scappare anche i turisti. È ora che Regione e governo nazionale intervengano, senza più annunci e senza ulteriori rinvii. Non servono parole al vento ma fatti”. Lo afferma Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, intervenendo sull’entrata in vigore dei nuovi aumenti tariffari sui collegamenti marittimi con le isole minori siciliane. “Non si tratta solo di un insopportabile aumento del prezzo di un biglietto – prosegue Schillaci – ma del diritto alla mobilità di migliaia di cittadini e della tenuta economica di territori che pagano già un prezzo altissimo alla loro condizione geografica. Residenti, pendolari, imprese turistiche e famiglie non possono continuare a farsi carico dei costi dell’insularità. Il richiamo all’articolo 119 della Costituzione non può restare una dichiarazione di principio – aggiunge la deputata M5S –. Se esiste davvero una volontà di garantire la continuità territoriale, questa deve tradursi in risorse certe e in interventi concreti. L’aumento del 18% va sterilizzato immediatamente. Il governo Schifani – conclude Schillaci – deve assumere una posizione chiara e pretendere dal Governo nazionale una soluzione. Chiedere un’audizione di Federalberghi, che sul tema dei rincari ha lanciato un allarme, presso la V commissione dell’Assemblea regionale siciliana. Deve essere chiaro che la continuità territoriale è un diritto, non una voce di costo da scaricare sui siciliani”.


