Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. 70 anni fa la tragedia di Marcinelle

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“Per ogni scaglione di 1.000 operai italiani che lavoreranno nelle miniere, il Belgio esporterà verso l’Italia; tonn. 2500 mensili di carbone, se la produzione mensile sarà inferiore a 1.750.000; tonn. 3.500 mensili, se la produzione sarà compresa tra 1.170.000 e 2.000.000 tonn.; 5.000 mensili se la produzione sarà maggiore a 2.000.000 tonn.”

In questo secondo comma dell’accordo firmato tra Italia e Belgio, è sancita la sorte di migliaia di lavoratori che attirati dalle condizioni descritte nel famoso manifesto rosa esposto in tutti gli uffici di collocamento e le piazze dei comuni, nel giro di pochi anni, i 50.000 lavoratori previsti nell’accordo diventarono oltre 150.000.

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Questo accordo garantì all’Italia la materia prima: il carbone, necessario alla ricostruzione dopo la disastrosa guerra nella quale Mussolini trascinò l’Italia.  

Tutto filò liscio per circa un decennio, il carbone rilanciò le industrie del triangolo industriale del Nor Est che in seguito si avvalsero anche dell’enorme flusso migratorio che spostò milioni di lavoratori dal meridione verso le regioni del nord, con le discriminazioni che durarono per anni. Le rimesse rimisero in sesto la bilancia dei pagamenti italiana ed in qualche modo risollevarono in parte anche il Meridione d’Italia dando impulso all’edilizia ed all’agricoltura. Per molti il passaggio non fu del tutto traumatico, si trattava di passare dalla miniera di zolfo a quella di carbone certo con le dovute differenze. Traumatico fu invece per il contadino abituato all’aria pura o per l’artigiano.

Dieci anni dopo, l’08 di agosto del 1956, un boato assordante non solo scosse tutto il Belgio, ma ebbe riflessi in tutto il mondo. 11 nazioni persero i propri cittadini, ma i paesi più colpiti furono l’Italia 136 morti ed il Belgio 95 vittime. Tra gli italiani, la regione più colpita è stata l’Abbruzzo che perse 60 lavoratori, quasi la metà degli italiani morti.

Le strade dell’emigrazione sono intrise di sangue oltre che di sacrifici. Italiani sono morti nelle miniere di tutto il mondo. Marcinelle è il simbolo della giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, Tanti altri nomi si potrebbero aggiungere, Monongah (USA), 1907, Courrières (Francia) 1906, Darr Mine Pennsylvania USA(1907) e tanti altri ancora. A loro, oggi va il nostro ricordo. Un ricordo che va tramandato alle nuove generazioni perché piglino contezza di cosa è, è stato e sarà l’emigrazione non certo quella libera, ma quella per necessità, quella di folle di disperati alla ricerca di un lavoro, di un progetto di vita dignitoso per sé e per la propria famiglia. Quella di chi fugge dalla guerra, dalle persecuzioni. Questa moltitudine di morti oggi vogliamo onorare, consapevoli che le loro storie fanno indiscutibilmente parte della storia del nostro popolo. Ovunque esse si svolgano o si svolgeranno.   

Salvatore Augello (USEF)

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