Vino italiano tra crisi e cambiamento, Unci AgroAlimentare: «Serve una nuova strategia per il futuro»

APERTURA-HASHTAG-SICILIA-NEWS-NOTIZIE-GIORNALE-ONLINE-OGGI-NOTIZIA-DEL-GIORNO-REDAZIONE - RENATO SCHIFANI - UVA - FILARI - VITE - VINO - EXPORT AGROALIMENTARE
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​”Il settore vitivinicolo italiano si trova di fronte a una trasformazione epocale. In un momento segnato dal calo dei consumi e da giacenze di cantina sempre più pesanti, la decisione di mettere un freno temporaneo ai nuovi impianti di vigneti, che negli ultimi anni sono cresciuti al ritmo di circa 7 mila ettari all’anno, rappresenta una scelta di responsabilità non più rinviabile”. Ad affermarlo è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.

“Continuare ad ampliare le superfici – prosegue il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico – in un mercato saturo rischia di innescare una spirale ribassista sui prezzi, scaricando tutto il peso della crisi sull’anello più vulnerabile della filiera: i nostri viticoltori.

​Come Unci Agroalimentare, siamo convinti che la priorità assoluta sia ridare dignità e coraggio ai nostri produttori e alle nostre cantine, poggiando ogni azione sui valori cardine dell’economia solidale, della cooperazione reale e della tutela del territorio.
​Un’economia solidale e mutualistica può essere un valido strumento al servizio dei produttori e una leva per il rilancio del comparto.

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Al centro della nostra visione infatti c’è l’uomo, non il mero profitto speculativo. Fermare la sovrapproduzione significa proteggere il valore del lavoro agricolo, garantendo un prezzo equo e remunerativo a chi lavora la terra ogni giorno. Ridare dignità vuol dire fare in modo che la cooperazione sia uno scudo per le piccole e medie realtà produttive.

​E’ necessario poi fronteggiare l’impatto climatico su produzioni e scorte. Il surriscaldamento globale non è più una minaccia futura, ma un dato di fatto che già incide sui nostri campi, alterando drasticamente le rese, anticipando le vendemmie e scompensando la gestione delle scorte e dei volumi in cantina. Difendere i produttori significa non lasciarli soli di fronte all’emergenza meteo, garantendo loro supporto economico, innovazione e strumenti straordinari di liquidità.

​Serve però un cambio di passo nella difesa del vino classico. È tempo di difendere con fermezza l’identità del nostro vino classico e delle produzioni tradizionali, che rappresentano la storia e l’eccellenza dei territori italiani. Questa difesa non deve però trasformarsi in immobilismo: serve una strategia comunicativa e culturale rinnovata, capace di riaffermare il valore del vino italiano rispetto ai mutamenti del gusto e dei consumi.

​Ridare coraggio ai produttori significa non aver paura del cambiamento. Dobbiamo guardare oltre i confini tradizionali, esplorando nuovi mercati internazionali, intercettando le nuove abitudini di consumo e valorizzando l’agroalimentare sostenibile e tracciabile”.
​”Unci Agroalimentare – conclude Scognamiglio – continuerà a battersi al fianco delle cantine e dei viticoltori affinché il vino italiano rimanga simbolo di qualità, equità sociale e orgoglio territoriale. Fermarsi a riordinare le forze non è un atto di resa, ma un gesto di grande maturità strategica”.

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