Ripresa, “finita la festa, gabbatu lu santu”: i nodi che attanagliano gli italiani: caro vita, carburanti e sanità

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Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.

Non so se i giorni di riposo o di vacanza – ovviamente per chi ha avuto la possibilità di farli (non tanti, visto che il 35,7% degli italiani non può permettersi neppure una settimana di ferie) -, siano stati sufficienti a ricostituire le risorse fisiche, cognitive ed emotive.

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Quello che so però è che alcune notizie di queste ore rischiano di mettere a dura prova la capacità di resistenza e di sopportazione dei soggetti più forti, anche di quelle persone aduse a misurarsi con tutte le sfide.

Infatti non è stato bello apprendere da un indagine del Sole 24 Ore che negli ultimi cinque anni il carrello della spesa è cresciuto del 29,5 per cento per effetto dell’aumento dei prezzi del caffè (+51%), dell’olio extravergine d’oliva (+47%), degli ortaggi (+39%), del pomodoro e delle patate che hanno fatto registrare degli aumenti, rispettivamente del 45 e del 44%.

Apprendere poi che in autunno si annuncia un’altra stangata – che si aggiunge agli aumenti delle bollette della luce e dei carburanti (che hanno eroso ulteriormente il potere d’acquisto di stipendi e salari)- non è per nulla tranquillizzante, rischia anzi di gettare nello sconforto e nella disperazione chi vive del proprio lavoro e i pensionati.

Con questi aumenti, facendo una simulazione, si scopre che una coppia con un figlio a carico tra il 2021 e il 2026 è passata da una spesa settimanale di 100 a 129,5 euro. Con la stangata d’autunno poi il Codacons stima che le famiglie italiane spenderanno 633 euro in più per mangiare, pagare le bollette, far fronte ai maggiori costi dei carburanti e per la scuola, mentre – denunciano i sindacati – i salari reali sono diminuiti di oltre l’8%.

Ciò perché gli stipendi medi netti italiani (pari a 1.720 euro al mese) sono tra i più bassi d’Europa: fanno peggio di noi solo Romania, Grecia, Portogallo, Croazia, Lituania, Polonia e Malta. Tutti gli altri paesi europei hanno stipendi netti più alti: Spagna (1.785 euro), Francia (2.495 euro), Belgio (2.667 euro), Regno Unito (2.905 euro), Germania (2.967 euro), Svizzera 6.616 euro).

Ma poiché le notizie brutte non arrivano mai da sole ecco giungere dalla nostra amata terra, vale a dire dalla Sicilia, un’altra doccia fredda che riguarda la sanità: la quale, oltre ad essere una macchina mangia soldi (come testimonia il bilancio consolidato del Servizio sanitario regionale che segnala una perdita nel 2025 di 103.935.015 euro), continua ad essere una fonte di corruzione e di scandali che non accennano ad arrestarsi.

Da quasi vent’anni, la sanità siciliana è sottoposta ai rigidi vincoli del Piano di rientro – l’accordo tra Stato e Regione finalizzato al risanamento dei conti e alla garanzia dei servizi essenziali – che continua a limitare l’autonomia regionale nella programmazione e nella gestione delle risorse.

Con il risultato che la Sicilia continua a essere priva di un sistema sanitario capace di interpretare i bisogni di salute dei cittadini, organizzare efficacemente la prevenzione, garantire cure e presìdi territoriali anche nelle aree interne dell’Isola e attrarre professionisti qualificati.

Ecco perché i cittadini che soffrono di determinate patologie e sono bisognosi di esami particolari e di visite specialistiche devono aspettare mesi, talvolta anche più di un anno.

E nonostante tutto ciò la sanità in Sicilia continua ad essere oggetto di scambio politico tra i partiti della maggioranza di governo. Una vera e propria vergogna, della quale i protagonisti di questo scempio prima o dopo dovranno rendere conto.

Di fronte a questo quadro a dir poco allarmante il governo e i partiti di opposizione sembrano a tutt’altre faccende affaccendati.

Il governo presieduto dall’onorevole Giorgia Meloni appare concentrato solo a far approvare al Parlamento una legge elettorale che gli garantisca la vittoria alle prossime elezioni politiche, “fottendosene” su norme di questo tipo – come sarebbe giusto – dell’esigenza di coinvolgere l’opposizione.

Se penso, a questo proposito, che un tempo si bloccò una legge elettorale che faceva scattare a chi raggiungeva il 51% (legge truffa), mentre adesso nessuno si scandalizza per un’enorme premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 42%.

Il governo dunque sembra che non riesca a pensare ad altro che alla legge elettorale e a ragionare sulle misure più convenienti – dal suo punto di vista – da inserire nella prossima Legge finanziaria per contrastare l’ondata di rincari, che detto per inciso bene che vada entreranno in vigore nel 2027, quando il caro vita ha già fatto sparire dal mercato altre migliaia di aziende ed eroso ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie).

L’opposizione invece appare concentrata solo sull’opportunità o meno di celebrare le primarie per scegliere la persona, uomo o donna che sia, che dovrà guidare il cosiddetto campo largo e sfidare la Meloni alle prossime elezioni politiche.

Un argomento, quelle delle primarie, che appare assolutamente surreale a chi vive quotidianamente i problemi dei rincari e non potrà arrivare con lo stipendio alla fine del mese, a chi è ammalato e ha bisogno di cure e di assistenza e a chi vive una condizione di indigenza o di povertà.

Intendiamoci, l’opposizione poi polemizza con tutte le scelte del governo e avanza anche qualche proposta come quella di tassare gli extraprofitti, senza crederci però sino in fondo.

Una discussione, quella che sta lacerando soprattutto il Partito Democratico, che a mio giudizio non si doveva neppure aprire, considerato che le primarie sono un “istituto“ previsto nello statuto di questo partito.

Le forze politiche che ambiscono a scalzare dal governo del Paese la presidente Meloni e il centrodestra farebbero bene quindi a concentrarsi sul programma, evitando però di fare il solito elenco di buone intenzioni e dicendo come affrontare alcune questioni e dove prendere le risorse finanziarie necessarie.

Dopo questa mia lunga discettazione qualcuno dirà che mi occupo sempre di questione negative e che non metto mai in evidenza ciò che di buono fanno i governi e le opposizioni a Roma e a Palermo.

Questa volta però voglio smentire i miei critici, dicendo loro che in Sicilia qualcosa di buono è accaduto: il nuovo sindaco di Agrigento, Michele Sodano, ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione del teatro Luigi Pirandello senza interloquire con i partiti della sua maggioranza e senza sentire neppure i membri della sua giunta.

Nella scelta si è lasciato guidare solo dal merito e non dalle appartenenze politiche, ma la cosa più interessante è quella di aver abolito i biglietti gratuiti destinati ai politici, ai membri del consiglio e della giunta destinandoli ai giovani privi di risorse e ai soggetti più deboli della società.

Non è una grande novità, ma per noi siciliani, abituati ad assistere a spartizioni e lottizzazioni di ogni tipo – che non hanno risparmiato neppure la sanità e gli enti pubblici -, è quasi una rivoluzione.

Per tutti questi temi, e molti altri ancora, non ci resta che darvi appuntamento questa sera alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

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