Gentile Monsignor Renna,
molti hanno letto il suo intervento dal titolo “Cosa ci insegnano i cicloni sulle nostre coste” pubblicato il 4 settembre 2026 sul quotidiano Avvenire, in qualità di massimo rappresentante della Diocesi etnea e di Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia. Nell’articolo – memore “della potenza distruttrice dei cicloni che anche le coste della Sicilia orientale hanno subito nel gennaio scorso, con Harry” – Lei dichiara che i mutamenti climatici violenti, traumatici e crescenti, da cui il nostro pianeta e le nostre comunità sono colpite, ci chiamano ad una nuova e non più rinviabile “alleanza con la Terra”.
Sulla scia dell’Enciclica Laudato si’ (2015) di Papa Francesco e del recente messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, Lei pronuncia parole chiare contro chi “si spinge incautamente a costruire direttamente sulle nostre spiagge” e contro le politiche dei soli “ristori per danni”, del tutto inutili senza un progetto solido né un’idea vera di futuro. Parole forti e chiare, che reclamano una coraggiosa visione di sistema in tutela della madre Terra, forme di corposo risarcimento contro i colossi multinazionali che speculano ricavando enormi guadagni dalle energie fossili, e soprattutto nuove politiche basate su “un’attenzione alle macroaree, ma anche ai territori, perché ciascuno di essi vive la propria disarmonia”.
Quali disarmonie vive oggi il territorio catanese?
Come Lei sa il nostro territorio, ricco di enormi bellezze naturali, vive una stagione inedita e angosciosa. Siamo nel territorio inesplorato di un mutamento climatico che ha ormai reso il nostro spazio metropolitano sempre più ostico. Queste estati di temperature vertiginose mostrano come una città in cui il cemento domina sono sempre più città invivibili, “città per pochi”: i pochi che possono permettersi refrigerio, i pochi che possono fuggire da quel mostro di calore in cui ci troviamo a vivere.
Catania è una città di lave e di acque, acque dolci ma soprattutto marine. In una realtà urbana in cui mancano due milioni e mezzo di metri quadrati di verde per essere un luogo degno di questo nome (lo ha di recente ricordato l’ing. Giuseppe Rannisi della LIPU di Catania, con dati allarmanti e con una richiesta di nuove politiche ambientali) il mare diventa il nostro primo “bene rifugio”, il nostro fondamentale “bene comune” che accoglie e aiuta, ancor più in estati di surriscaldamento globale e di tremendo innalzamento delle temperature.
Eppure a Catania il mare è spesso sottratto ai suoi cittadini, come alle turiste ed ai turisti che la scelgono quale luogo di elezione: da una parte l’occupazione delle realtà private rende il mare sempre più “a pagamento”; dall’altra la cementificazione “incauta” – come Lei giustamente dice – sottrae spazi all’incontro tra ambiente e comunità umana.
La comunità balneare catanese ha nel suo cuore un “polmone blu” di inestimabile valore, in cui da generazioni, da oltre un secolo, la città storica, la “civita”, prova la gioia dell’incontro col creato.
La Scogliera d’Armisi, una colata di lave preistoriche attraversate da fonti di preziosa acqua dolce, con una flora e una fauna marine di grande pregio e un meraviglioso sistema di grotte laviche, è un pezzo dell’anima di Catania, come ha recentemente sancito la sua iscrizione nel registro dei Luoghi dell’Identità e della Memoria da parte dell’Assessorato Regionale alla Cultura. Qui si sono costruite, già alla fine dell’Ottocento, le prime “palafitte” con cui, con pervicacia e creatività, la comunità catanese ha cercato il rapporto col mare; qui, ancora oggi, migliaia di catanesi e di turisti sperimentano la fortuna di “un mare in città”, fruibile anche per chi non può permettersi lunghe distanze o non è in condizioni, economiche o fisiche, di compiere lunghe distanze.
Come Lei forse sa, oggi la Scogliera dell’Armisi, a nord dell’attuale porto, ma anche la preziosa foce del fiume Acquicella, verso sud, sono interessate da una pianificazione dissennata – il Piano regolatore Portuale – che vuole estendere il perimetro dell’attuale bacino d’approdo per costruire moli commerciali e turistici, colmando il mare con centinaia di migliaia di metri di quadrati di cemento e con una previsione di nuovi volumi edificati (circa 2 milioni di metri quadrati) che avrebbe un impatto devastante, forse letale, sull’intero sistema urbano, a partire dal nostro splendido ma sofferente centro storico.
In particolare dove per oltre un secolo Catania fa il bagno – nella Scogliera d’Armisi – si vuole edificare (dentro il mare) un porto per pochi (circa 12) megayacht per supermilionari, insieme ad alberghi, attività commerciali, parcheggi e quant’altro. Dove migliaia di catanesi fanno il bagno, pochi super-ricchi verrebbero a posteggiare i simboli del loro potere economico.
Il Comitato che presiedo ha iniziato da quasi due anni una battaglia contro questa idea di mare e di città; un’idea di mare e di città per pochi e per ricchi, che mette contro presunte esigenze economiche (ma il cemento non ha mai portato sviluppo né futuro, noi catanesi lo sappiamo bene) ed esigenze della popolazione; le pretese, presunte, di pochi ricchi contro i diritti di cittadine cittadini, turiste e turisti “normali”.
A questa battaglia si sono unite associazioni civiche e ambientali che hanno denunciato, dati (mai smentiti) alla mano, l’impatto, i rischi, la strada senza sbocco che la città rischia di prendere; perché se la natura distrugge poi rigenera, l’uomo invece uccide per sempre.
Incontrarsi sarebbe molto importante. Incontrare noi del Comitato per la difesa e la fruizione della Scogliera d’Armisi di Catania, promotori e promotrici di una petizione che ha ad oggi raccolto 5000 firme e di azioni legali che hanno fin qui allontanato questi progetti senza futuro; ma anche incontrarsi con le tante realtà che a Catania stanno chiedendo una nuova e non più rinviabile alleanza con l’ambiente. Le battaglie dei comitati per gli Orti della Susanna, per la Timpa di Leucatia, per il Parco di Acquicella-Monte Po, per la salvaguardia del mare e la diffusione del verde in città; le richieste delle tante associazioni ambientaliste e civiche per una nuova progettazione urbana, le tante risorse e i tanti progetti liberi e volontari di donne e uomini di buona volontà che non si arrendono a una politica che non sa immaginare un futuro vivibile, sono parti preziose di un’unica richiesta di diritti ambientali PER TUTTE E PER TUTTI.
Siamo certi che Lei vorrà accogliere questo appello e aiutare nel Suo ruolo la città a crescere nel rispetto del primo bene che abbiamo il dovere di lasciare in eredità alle prossime generazioni: un ambiente non più violentato, ma davvero conosciuto e rispettato, protetto e amato.
Professore Attilio Scuderi
Presidente del Comitato per la difesa e la fruizione della Scogliera d’Armisi di Catania



