Emma Bonino è morta a Roma, l’11 settembre, all’età di 78 anni, dopo un lungo corpo a corpo con un tumore al polmone.
Bonino non era una donna di sinistra, era una liberale, come ha ricordato con onestà intellettuale la dirigente del PCI Luciana Castellino, difendeva i diritti individuali, era meno interessata a quelli collettivi. La sinistra post-comunista e le successive epigonie politiche non le hanno mai perdonato l’alleanza con Silvio Berlusconi nelle elezioni politiche del 1994, né l’aver sostenuto i quesiti referendari per liberalizzare e aprire la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o l’aver promosso il Referendum del 1999 per l’abrogazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, né essere stata da sempre a favore della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e anche una filoisraeliana, nonostante le decise prese di distanza dalla guerra promossa da Israele, distinguendo tra Israele, il suo Governo e gli ebrei della Diaspora.
La Destra, di converso, non le ha mai perdonato le battaglie per il divorzio, per la legalizzazione dell’aborto, per la legalizzazione delle droghe, per una legge sul fine vita ed in genere per i diritti civili, cioè, appunto i diritti individuali, che sono stati l’impegno cardine della vita politica della leader Radicale.
Emma Bonino fu una militantre radicale e femminista che, da piemontese (era nata a Bra, nel cuneese), nel 1976, si recò a Cefalù, in Sicilia, per un comizio sull’aborto (all’epoca reato in Italia). Si trovò di fronte a una piazza gremita quasi esclusivamente da uomini. Al termine dell’intervento, dalle finestre delle case circostanti si affacciarono le donne che avevano ascoltato in silenzio da dietro le persiane, rompendo l’isolamento per dedicarle un lungo applauso. L’episodio rimase impresso nella memoria della leader radicale come il momento emblematico in cui anche chi non poteva scendere in piazza trovò il modo di far sentire la propria voce. Se si vuole, questa lettura dei fenomeni sociali e politici, ha segnato la visione politica di Bonino, che ha sempre iniziato battaglie che apparivano sin dall’inizio minoritarie. Del resto, questa era anche la scuola Radicale.
La figura di Bonino è stata quindi una figura complessa, apparentemente contraddittoria se letta da Sinistra o da Destra, a cui certamente l’Italia di oggi deve molto. In politica ha scelto la strategia delle alleanze variabili, avendo in testa la battaglia politica che conduceva e accettando compromessi alle migliori soluzioni possibili secondo il proprio punto di vista e l’obiettivo perseguito. Così è stato anche l’altro leader Radicale, Marco Pannella. A loro almeno si deve la coerenza di averlo fatto alla luce del sole.
Bonino è stata anche una innovatrice della politica, nel 1999 fu la prima persona in Italia a candidarsi pubblicamente per la Presidenza della repubblica (che è eletta dal Parlamento), con uno slogan che ancora oggi è una lezione di comunicazione “Finalmente l’uomo giusto”. Nessun altro dopo ha ritentato un’operazione simile. Molti sondaggi la davano in testa rispetto al candidato (non candidato) favorito: Carlo Azeglio Ciampi. Al momento delle votazioni in Parlamento, i Partiti trovarono l’accordo su quest’ultimo e a Bonino restarono 15 voti. Tuttavia, un mese dopo le elezioni per il Quirinale, si tennero le elezioni europee e i Radicali ottennero l’8,5 per cento dei voti: il loro miglior risultato di sempre.
Bonino dovrebbe essere presa da esempio per le politiche e i politici di oggi per questo coraggio nel portare avanti le proprie battaglie e le proprie candidature, in un momento storico in cui la classe politica italiana ed europea è ai suoi minimi storici almeno dagli anni ‘90; l’Europa attraversa una tempesta disgregante e centrifuga i cui esiti saranno certamente nefasti seppure imprevedibili per intensità e portata. Bonino era una europeista convinta, sosteneva il progetto degli Stati Uniti d’Europa, e se ne va in un momento in cui l’Europa come progetto politico sta scomparendo, schiacciata da contingenti ignoranze, vigliaccherie d’ogni sorta e carenza di visione e capacità politica.
Bonino è stata una politica sopra ogni cosa, per questo se ne sentirà la mancanza.
Giuseppe Emiliano Bonura



