Il rientro a scuola dopo le vacanze estive porta sempre con sé un bagaglio di emozioni e novità parecchio ampio e vario: la gioia di ritrovare amici e compagni, la voglia di rimettersi in gioco, la riscoperta delle vecchie abitudini, l’impazienza per un nuovo inizio o la consapevolezza di un viaggio che è ormai agli sgoccioli; forse per qualcuno anche la nostalgia di un’estate di “libertà” o l’ansia per le nuove sfide da affrontare.
Quest’anno uno dei temi più discussi in assoluto è, nuovamente, quello degli smartphone all’interno delle classi: la circolare n. 3392 del 16 giugno 2025, emessa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ne vieta rigorosamente l’utilizzo nelle scuole superiori anche per finalità puramente didattiche. Rimangono consentiti tablet, computer, LIM e Tv.
Se lo scorso anno la normativa prevedeva ancora un certo grado di tolleranza, d’ora in poi le nuove indicazioni verranno attuate “a pieno regime”: nessuno sconto per i trasgressori. A ciascun Istituto è concessa la libertà di scegliere, come ritiene più opportuno, le modalità attraverso cui applicare le nuove regole e “punire” chiunque non le rispetti.
Ma cosa ne pensano i veri diretti interessati dalla normativa, vale a dire i liceali stessi? Le opinioni in merito sono contrastanti.
«Mi trovo in disaccordo sulle penalizzazioni esagerate per l’utilizzo del dispositivo elettronico, alcune misure potevano essere risparmiate – spiega Edoardo, studente di quinto anno – se fossero state meno restrittive avrei apprezzato maggiormente le nuove normative».
Concorda con lui Lorenzo, 17 anni. Nella sua scuola un’eventuale trasgressione comporta il sequestro del telefono. Questo viene riposto attentamente in una cassaforte all’interno della segreteria, in attesa che i genitori vengano a ritirarlo qualora lo studente sia minorenne. «Queste regole sono eccessivamente rigide – interviene Lorenzo – specie la necessità che si presenti un genitore a ritirare il dispositivo. Ritengo che, pur essendo minorenne, il telefono è mio e quindi avrei tutto il diritto di reclamarlo alla fine delle lezioni».
È parzialmente dello stesso avviso anche Elena, compagna di classe di Lorenzo: «Trovo un po’ esagerata la questione della cassaforte, anche se da un lato comprendo il bisogno della scuola di preservare quello che è, comunque, un bene privato».
Antonio, altro studente di quinto anno, mette invece in evidenza un aspetto differente e afferma: «Nel 2026, quando si parla di cittadinanza digitale, di intelligenza artificiale, più in generale di tecnologia, mi sembra assurdo negare l’utilizzo dei telefoni in classe. Io ho la fortuna di frequentare una scuola che comunque permette l’utilizzo di dispositivi differenti. In altre, dove magari così non è, il telefono potrebbe essere sicuramente un ottimo strumento a supporto della didattica. Anziché vietarne l’utilizzo si sarebbe potuto insegnare agli studenti come farne un uso costruttivo, per quanto riguarda internet e soprattutto l’intelligenza artificiale».
Anche Francesca la pensa in maniera simile: «Per una scuola che si basa molto sul digitale, diventa un po’ ambigua come cosa».
Ma c’è anche chi, di contro, ha un’opinione del tutto opposta alle precedenti.
«Trovo corretta la normativa – dichiara convintamente Silvia, 16 anni – poiché serve a diminuire le distrazioni durante le lezioni, per le quali è necessaria un’adeguata concentrazione e applicazione».
«È molto utile – interviene Giuseppe, 17 anni – anche solo per staccare ogni tanto gli occhi da un dispositivo che possiamo utilizzare quando vogliamo durante il resto della giornata».
«Per quanto sia restrittiva, credo che sia corretta – concorda Riccardo, studente di quarto anno – perché noto anche io, come il Ministero, un abbassamento ingente della soglia dell’attenzione nella nostra generazione ed è assolutamente demotivante».
Così anche Carla, 15 anni e studentessa di terzo anno: «È una norma giusta e per nulla eccessiva, considerando che evita notevolmente le distrazioni in classe e incide sulla riduzione di fenomeni negativi come il cyberbullismo scolastico o l’ansia da social media. Altra ragione a favore è sicuramente il miglioramento nel dialogo tra i ragazzi che prima interagivano poco tra loro».
Altro tema ricorrente – e parecchio più datato – è quello del caldo, che contraddistingue le prime settimane scolastiche (a maggior ragione nelle città del Sud). Problema accentuato negli ultimi anni anche a causa del riscaldamento globale.
Diversi tra gli studenti che abbiamo sentito hanno messo in luce il medesimo problema.
«Nei primi giorni di scuola è stato quasi insopportabile perché oltre al ventaglio non c’è modo di ventilarsi, dal momento che i condizionatori non sono presenti in tutte le classi» racconta Edoardo.
«Mi dispiace che certe aule non siano provviste di condizionatori o, quantomeno, di ventilatori, costringendoci ad usare ventagli» dichiara Francesca.
«La scuola non ha i climatizzatori e purtroppo con questo caldo è quasi impossibile fare lezione» afferma Lorenzo.
«Credo che il caldo sia un fattore che, oltre a creare disagi a ragazzi e docenti che spesso non sono capaci di reggere le elevate temperature, non permetta agli studenti di concentrarsi e studiare tranquillamente» esordisce Carla, che poi prosegue: «Purtroppo in Italia la maggior parte delle scuole non ha i climatizzatori nelle classi. Ritengo perciò assurdo che non venga fatto nulla per evitare questo tipo di disagio: compromette l’andamento scolastico e incide sulla salute di coloro che frequentano l’ambiente in questo periodo».
«C’è un’incompetenza e un menefreghismo assoluto, perché davvero arrivati a un certo punto della giornata diventa invivibile e credo che assolutamente debbano essere presi dei provvedimenti» testimonia fermamente Riccardo.
Dunque, posticipare il rientro a scuola potrebbe concretamente essere la soluzione?
«Non credo sia la via giusta perché andremmo incontro allo stesso problema alla fine di giugno, dovendo fare comunque un tot di ore previsto» spiega proprio Riccardo. «La misura più corretta e consona rimane quella di attrezzare correttamente le strutture scolastiche con dei condizionatori. Un’alternativa valida è, come si fa nella mia scuola, quella di concludere l’orario scolastico prima delle ore più calde: sciogliere le classi alle 12 e recuperare poi con ore di PCTO obbligatorie oppure con qualche giorno di vacanza in meno durante l’anno».
«Potrebbe essere leggermente posticipato, visti gli effetti innegabili del cambiamento climatico, poiché in classe il caldo non permette di concentrarsi sulla lezione» ritiene invece Silvia.
«Forse si sarebbe potuto posticipare di una settimana» concorda Giuseppe.
«Si potrebbe anche fare, non dico per ottobre, ma per fine settembre già si starebbe meglio in classe» spiega Lorenzo. «Il clima sarebbe più ideale anche per studiare. Quindi così come si evolve il cambiamento climatico, di pari passo si dovrebbe evolvere anche la scuola».
Anche in questo caso, c’è comunque chi ha una visione delle cose differente.
«Certo, i primi giorni si è sofferto e sarebbe utile migliorare i sistemi di climatizzazione nelle scuole» esordisce Antonio. «Tuttavia, è chiaro che si tratterebbe un investimento non da poco. Per quel che mi riguarda sarebbe decisamente più utile migliorare i riscaldamenti d’inverno che il raffreddamento “solo” per le prime settimane di settembre e poi maggio. Chiaro, si può migliorare, ma non è una grande priorità in questo senso».
«Alla fine è così da anni, quindi ci siamo sostanzialmente abituati» sostiene invece Elena.
Per concludere, abbiamo chiesto loro di lasciare andare per un attimo divieti, nuove regole e caldo e pensare a una gioia di questo ritorno tra i banchi di scuola. Coloro che hanno risposto si sono trovati abbastanza concordi l’un l’altro.
«Rivedere i miei compagni e passare del tempo con loro» dice Francesca.
«Tornare a passare le giornate in compagnia» afferma Elena.
È della stessa opinione Silvia: «Poter rivedere i miei compagni di classe. Voglio vivere pienamente il nostro ultimo anno insieme e sfruttare ogni momento della nostra quotidianità, dato che, una volta terminato questo percorso, non avremo più la possibilità di condividere le nostre giornate come facciamo adesso».
«Rivedere i compagni e poter stare tutti insieme in classe o in cortile – dichiara in accordo anche Carla – riprendendo la solita routine che ci accomuna un po’ tutti».
C’è poi chi, come Edoardo, prende tutto con più ironia e risponde scherzando: «Finalmente è l’ultimo anno».
Molto interessante e toccante il pensiero di Riccardo, con il quale vogliamo lasciarvi: «La gioia più grande è sicuramente la convivialità dell’ambiente scolastico, che secondo me è paragonabile a pochi altri contesti. È vero, ci sono state le vacanze, le uscite con gli amici, il Ferragosto. Ma se penso a tutto ciò che si vive a scuola con i propri coetanei, le esperienze, gli scherzi, le risate e anche le stupidate stesse, mi accorgo che è un qualcosa di davvero unico e irripetibile e che dobbiamo goderci finché ne abbiamo la possibilità».



