Esploratore, fotografo, cartografo, studioso delle lingue e delle culture indigene, ma anche uomo di legge. La vita di Ermanno Stradelli sembra racchiuderne molte altre. Alla sua figura e alla sua straordinaria esperienza in Amazzonia è dedicato l’incontro di oggi all’Istituto Guimarães Rosa di Roma, presso l’Ambasciata del Brasile, in occasione della presentazione del volume L’Amazzonia di Ermanno Stradelli. Nei misteri della foresta, a cura di Corrado Truffelli.
Nato a Borgo Val di Taro nel 1852, Stradelli aveva appena 27 anni quando lasciò l’Italia per il Brasile. Quella partenza segnò l’inizio di un’avventura destinata a diventare una scelta di vita. Per anni percorse l’Amazzonia seguendo il corso dei suoi fiumi e raggiungendo territori allora difficilmente accessibili. Ma soprattutto entrò in contatto con le popolazioni indigene, imparandone le lingue e interessandosi alle loro tradizioni, ai miti, all’organizzazione sociale e alla vita quotidiana.
Il suo non fu quindi soltanto il viaggio di un esploratore. Stradelli cercò di conoscere il mondo che incontrava e di comprenderlo dall’interno. Imparò il nheengatu, raccolse testimonianze e racconti e dedicò particolare attenzione alla tradizione del Jurupary, contribuendo a far conoscere un patrimonio culturale fino ad allora poco compreso in Europa. Fotografie, carte geografiche, scritti e studi linguistici restituiscono oggi la vastità dei suoi interessi e di un lavoro portato avanti nell’arco di decenni.
L’incontro vede la partecipazione dell’ambasciatore del Brasile in Italia Renato Mosca de Souza e di Fabio Porta, deputato e presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile.
«Ermanno Stradelli è un personaggio che ancora oggi sorprende per la modernità e il coraggio delle sue scelte », sottolinea Porta. «A 27 anni lascia l’Italia e parte per un territorio che, per un giovane europeo dell’Ottocento, rappresentava davvero un altro mondo. Ma la cosa più interessante è che non si limita a esplorarlo: vuole conoscerlo. Impara le lingue, vive a contatto con le popolazioni indigene, ascolta e raccoglie le loro storie, ne studia le tradizioni. In un’epoca in cui non era affatto scontato avvicinarsi a culture così lontane con questa curiosità, Stradelli mostra una capacità di ascolto e un’apertura davvero particolari. L’Amazzonia non è stata semplicemente il luogo dei suoi viaggi: è diventata la sua casa e il grande filo conduttore della sua vita. Credo sia proprio questo a rendere la sua storia così affascinante e ancora attuale».
Alla presentazione intervengono Marco Moglia, sindaco di Borgo Val di Taro, e Matteo Daffadà, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. Modera l’incontro Katia Golini, giornalista e responsabile della sezione Cultura della «Gazzetta di Parma».
La vita di Stradelli rimase profondamente legata al Brasile. Dopo essere tornato per un periodo in Italia e aver completato gli studi in legge, ripartì per il Sud America. Acquisì la cittadinanza brasiliana e affiancò negli anni l’attività giuridica agli studi e alle ricerche sull’Amazzonia. Morì a Manaus nel 1926, dopo aver trascorso in Brasile gran parte della propria esistenza.
L’appuntamento romano riporta così l’attenzione su una figura italiana ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma capace di lasciare una testimonianza importante nella conoscenza dell’Amazzonia e delle sue culture e, attraverso la sua stessa vita, di intrecciare profondamente la storia dell’Italia e quella del Brasile.



