A metà settembre si registra un forte aumento dei beneficiari dei premi di risultato. La fiscalità agevolata all’1% e i servizi per i dipendenti continuano a trainare gli accordi di secondo livello, con una netta prevalenza delle piccole e medie imprese.
I dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul monitoraggio del deposito telematico dei contratti di secondo livello tracciano un quadro di solida vivacità. Alla data del 15 settembre 2026, si contano 17.936 intese di produttività in corso di validità, la cui copertura si estende a una platea di 4.827.721 dipendenti. Rispetto alla rilevazione estiva di luglio, il bacino delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti ha registrato un’espansione consistente, superando il mezzo milione di nuove adesioni.
Nel panorama nazionale della contrattazione di secondo livello, la Sicilia conta al 15 settembre 2026 un totale di 350 contratti di produttività attivi e operativi sul territorio regionale. La stragrande maggioranza di questi accordi fa capo alla contrattazione aziendale, con 315 intese stipulate direttamente all’interno delle singole realtà produttive, mentre le intese di carattere territoriale si attestano a quota 35. Il dato va a consolidare un archivio storico che, a partire dal 2016 ad oggi, vede la regione raggiungere i 1.985 depositi complessivi presso il Ministero del Lavoro. Tuttavia, se confrontata con il panorama complessivo della Penisola, la Sicilia evidenzia un ritmo di adozione della contrattazione di secondo livello decisamente più contenuto, inserendosi in quel trend di forte divario territoriale che vede il 72% dei contratti attivi concentrato nelle regioni del Nord e soltanto l’11% nell’intero Mezzogiorno. Con i suoi 350 accordi in vigore, la quota siciliana rappresenta infatti circa il 2% del totale nazionale (17.936) e la colloca a notevole distanza dalle realtà trainanti del Paese, come la Lombardia che guida la classifica con oltre 5.000 intese attive, o Veneto ed Emilia-Romagna che superano ampiamente quota duemila. All’interno dello stesso contesto meridionale, l’isola si posiziona dietro alla Campania, che vanta quasi 600 intese operative, pur staccando regioni come la Puglia (298 contratti) e la Calabria (101). Anche sul fronte dello storico dei depositi complessivi dal 2016 – dove la Sicilia si ferma a 1.985 contratti a fronte dei più di 36mila lombardi o dei 20mila emiliano-romagnoli – emerge come l’applicazione delle leve di produttività e detassazione incontri ancora margini di crescita sensibili nel tessuto imprenditoriale isolano rispetto agli altri distretti produttivi italiani.
Il ridotto ricorso alla contrattazione aziendale rappresenta una straordinaria occasione mancata, ma al tempo stesso un potenziale punto di svolta non ancora espresso per la classe imprenditoriale, le organizzazioni sindacali e le lavoratrici e lavoratori della Sicilia. Dal punto di vista normativo, i contratti di secondo livello possono essere stipulati in qualsiasi azienda del settore privato, indipendentemente dalle dimensioni aziendali o dal numero di dipendenti occupati: non si tratta di uno strumento riservato esclusivamente ai grandi gruppi industriali, ma di una leva liberamente accessibile anche al tessuto delle micro, piccole e medie imprese. Per il sistema produttivo siciliano, composto in larga parte proprio da piccole e medie imprese, scommettere con decisione su questa modalità negoziale significherebbe innescare un reale percorso di rilancio ed efficientamento. Attraverso l’intesa aziendale, infatti, le PMI dell’Isola possono legare la crescita retributiva a reali traguardi di produttività e qualità, offrendo ai propri dipendenti premi detassati all’1% e misure di welfare che aumentano il potere d’acquisto reale senza appesantire in modo insostenibile il costo del lavoro. Per Imprese e Sindacati territoriali, favorire la diffusione di questi accordi significa superare logiche contrappositive o nel migliore di casi assistenziali e dotare il territorio di uno strumento moderno per trattenere le competenze, motivare il capitale umano e rendere l’economia locale decisamente più competitiva e attrattiva sul mercato.
Giuseppe Emiliano Bonura



