Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)”.
Oggi iniziamo riflettendo sulle tante corbellerie che si sono lette in questi giorni.
La prima sulla dignità e serietà delle donne, che si misurerebbe – secondo un ministro – sulla lunghezza della gonna.
La seconda sull’abolizione del bollo d’auto, spacciata da alcuni esponenti della maggioranza come una misura strutturale quando, invece, al momento riguarda gli anni 2026-27.
La terza sulle fantomatiche primarie del cosiddetto campo largo, che – un giorno sì e l’altro pure – gli esponenti di prima e seconda fila del PD fanno a gara per escludere, in quanto foriere – secondo loro – di divisioni e ammazzamenti. E, per evitare uno scontro all’arma bianca tra Conte e Schlein, invocano un papa straniero.
Per mettere pace tra i due maggiori contendenti alla leadership del campo largo qualcuno ha proposto addirittura o un vecchio partigiano (un centenario possibilmente) o un diciottenne, meglio ovviamente se sbarbatello.
Ma proprio perché alle corbellerie non c’è mai fine ecco Zelensky, il capo supremo dell’Ucraina, dichiarare candidamente urbi et orbi all’ultima Assemblea dell’ONU rispetto alle ultime sanzioni comminate alla Russia: “vi ringrazio perché questo ci rafforza e prolunga la guerra” come se la guerra fosse una serata di gala e non un duello bellico che miete ogni giorno centinaia di morti e feriti dall’una e dall’altra parte. Dico questo con tutto il rispetto che si deve al leader di un paese aggredito da una guerra forsennata scatenata dalla Russia.
Un’altra chicca arriva da una trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”; ed ha avuto come protagonista nientepocodimeno chè l’On.le Carlo Calenda, che ha dato del co***ne a un signore che gli consigliava di andare a lavorare visto che, come aveva dichiarato in precedenza lo stesso leader di Azione, quando lavorava guadagnava di più di quanto guadagna un parlamentare.
E come se non bastasse ecco la notizia che arriva dalla Regione siciliana: i deputati stanno discutendo come distribuire 200 milioni di euro ai propri referenti territoriali prima delle elezioni, mentre imprese e famiglie di fronte ai tanti aumenti non sanno a che santo votarsi.
Tutto questo ci viene propinato dai media – che ovviamente fanno il loro mestiere – mentre gli italiani ogni giorno sono sottoposti a una grandinata di aumenti: carburanti, bollette, generi di prima necessità, etc…
Di fronte alle preoccupazioni di gran parte delle famiglie e delle imprese penso che sia giusto chiedere a tutti, operatori dell’informazione e politici, un sussulto di serietà e di responsabilità e una maggiore dose di prudenza e di buona educazione.
E, invece, la presidente del Consiglio, dopo aver polemizzato con l’ISTAT che non sarebbe stata generosa con il suo governo e redarguito il suo ministro all’Economia Giorgetti a causa del deficit attestatosi al 3,1% (i cui effetti penalizzeranno la manovra finanziaria), si lancia in una lotta contro l’islamizzazione dell’Italia.
Una lotta che si concretizza con il tetto nelle classi per i bambini stranieri unita al divieto del burqa e del niquab. Una lotta che cancella l’immagine di un anno fa della Meloni a braccetto della Von Der Leyen a Lampedusa.
La presidente del Consiglio si accinge, peraltro, ad approvare con il voto di fiducia — dimostrando così di non fidarsi della sua stessa maggioranza — una legge elettorale che prevede un premio di maggioranza abnorme con il 42% dei voti, un sistema di preferenze che penalizza le donne e una sorta di divieto per le formazioni minori di entrare in Parlamento.
Rispetto a questa radicalizzazione dello scontro qualcuno sostiene che lo fa per contrastare l’avanzata nei sondaggi dell’ex generale Vannacci, qualche altro, invece, sostiene che la scelta dell’onorevole Meloni di parlare alla pancia del Paese è figlia della sua storia politica.
Comunque sia il governo appare lontano dai problemi reali del Paese, forse perché la prossima manovra finanziaria con il deficit al 3,1% non gli permette di varare misure accalappia voti.
Deve accontentarsi della sola abolizione del bollo auto (solo per un anno) e della decisione dell’ENI – seguita anche dalla IP – di ridurre “motu proprio” il prezzo dei carburanti.
Ma se questa è la strada scelta dal centrodestra, vediamo lungo quale linea si muove chi ambisce al governo del Paese, sconfiggendo prima la Meloni alle prossime elezioni politiche.
Il campo largo, oltre a continuare il balletto stucchevole sulle primarie (che nel PD non vuole nessuno ad eccezione, forse, della segretaria), insiste con la solfa dell’allarme: la democrazia in pericolo, lo stato di diritto sotto attacco, il fascismo alle porte.
Che ci sia del vero in questo allarme è possibile. Ma mi chiedo quanto possa interessare a chi aspetta due anni per una colonscopia o sette mesi per una risonanza magnetica; a chi non arriva a fine mese perché il potere d’acquisto dei salari si riduce giorno dopo giorno; a chi vive nell’indigenza e non riesce neppure a mettere insieme il pranzo con la cena; a un giovane che, pur avendo trovato lavoro al Nord, deve rivolgersi al Padre eterno per trovare un affitto a un prezzo sopportabile in una città come Milano o Bologna.
Certo, il cosiddetto campo largo gioca in salita e con un braccio legato dietro la schiena per il dominio mediatico degli avversari, ma non credo che possa vincere se continua a giocare di rimessa o a balbettare sulle grandi questioni.
Non c’è, da parte sua, una iniziativa che metta sulla difensiva il governo, e invece di andare all’attacco si limita a qualche lamento o a fare il controcanto. Non appare neppure in grado di delineare un futuro per l’Italia dove la ricchezza continua ad essere un privilegio e non una risorsa per lo sviluppo, e dove l’indigenza, la povertà continua ad essere una condanna a vita.
Insomma, se pensa di vincere continuando a dire che si spende poco per la sanità e la scuola e sostenendo che quando sarà al governo le cose cambieranno, non credo che andrà lontano.
Che dire quindi in conclusione?
Al governo dico solo questo: il tempo della propaganda è finito. Se vuole avere qualche possibilità alle prossime elezioni politiche, farebbe bene a concentrarsi sui problemi del Paese: restituire ai salari il potere d’acquisto perso dal 2008 a oggi; cancellare la vergogna delle liste d’attesa, che non sono migliorate nonostante il decreto varato appositamente; riportare al centro dell’attenzione il Mezzogiorno, dove, nonostante la crescita degli ultimi anni, è cambiato ben poco sul piano delle infrastrutture, delle condizioni di vita e delle opportunità di lavoro.
Al campo largo dico, invece, che si sbaglia di grosso se pensa di riportare alle urne chi si è rifugiato nell’astensione e di conquistare nuovi voti senza dire una parola chiara sul riarmo e sulla pace, senza spiegare dove troverebbe le risorse per la sanità e la scuola e senza prendere posizione sulla tassazione degli extraprofitti, sulle baronie nelle università e sull’ingerenza della politica nella sanità.
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