Domenica 27 settembre, in occasione della giornata conclusiva dell’EtnaBook (festival internazionale del libro e della cultura per la provincia di Catania) – presso l’Istituto Ardizzone Gioieni – Sarah Donzuso, giornalista, insegnante e scrittrice catanese, ha presentato il suo nuovo romanzo L’altra me (Algra Editore).
A dialogare con l’autrice nel corso dell’appuntamento la giornalista Melania Tanteri e la psicologa Yoraima Auteri. Numerosi i presenti che hanno affollato la sala per assistere alla presentazione.
Diversi i temi – costruiti intorno a una trama di fantasia ma fortemente autobiografici – trattati all’interno del romanzo, che è il terzo pubblicato dalla scrittrice catanese: il passaggio all’età adulta, la malattia, l’emancipazione della donna, l’amicizia e altro ancora. Proprio di questi temi si è discusso largamente domenica pomeriggio.
L’incontro si è avviato con una riflessione tra la dott.ssa Auteri e Donzuso su questo delicato passaggio all’età adulta, una fase di transizione spesso complessa nella vita di una persona.
«Non sempre dobbiamo dire sì al dovere, ma talvolta anche ascoltare i nostri sentimenti e le nostre emozioni». È quanto ha affermato di aver appreso l’autrice negli ultimi anni, grazie a un’inedita maturità che solo l’età adulta può conferire. Così come che «chi vorrà, verrà», libera dalla tipica ossessione giovanile di dover sempre risultare graditi agli occhi di chi ci circonda.
La dott.ssa Auteri – forte delle proprie conoscenze in materia – ha spiegato come il libro tratti il tema della rinascita, dell’arrivo a una nuova consapevolezza di sé e come la scrittura dell’autrice presenti un carattere catartico, mettendo a paragone L’altra me con i precedenti due romanzi di Sarah Donzuso, come un grande cerchio che si chiude.
La dottoressa Auteri si è servita anche della lettura di alcune righe del romanzo per veicolare meglio il proprio pensiero nei confronti degli ascoltatori. «È un lavoro introspettivo ma al tempo stesso corale» afferma a proposito del processo di maturazione e rinascita descritto nel libro. Un processo assolutamente personale ma in cui gli altri ci fanno da specchio, che del resto è il concetto che vuole trasmettere la copertina stessa dell’opera.
Un libro ricco di suspense, dal quale si fa fatica a scollarsi senza averne prima terminato la lettura. Così lo ha descritto la dott.ssa Auteri, che si è concentrata poi in particolar modo sull’assenza di un finale preciso, consegnato alla libera riflessione e interrogazione del lettore.
L’altra me è un romanzo le cui protagoniste sono donne: Elena e Teresa, l’una l’opposto dell’altra. L’una l’alter ego dell’altra, potremmo dire. Da qui proprio la scelta del titolo. Eppure, anche nella diversità interviene una forza che non si può distruggere facilmente: l’amicizia, altra grande protagonista dell’opera e della vita dell’autrice.
«Sarebbe bruttissimo camminare nella vita da soli» esordisce Donzuso alla domanda di Melania Tanteri proprio sull’amicizia, a testimonianza dell’enorme ruolo che questa ricopre nella vita per l’autrice.
La riflessione si è spostata poi sui personaggi. In Elena e Teresa si riflettono un po’ gli animi di tutti noi, donne e uomini, sospesi tra dubbio e volontà, perennemente in lotta con le nostre difficoltà e illusioni. C’è poi Paolo, concreto e rassicurante. È proprio la facilità di immedesimarsi in loro a rendere il romanzo ancora più vero, più speciale. Tutti siamo stati Elena, Teresa o Paolo. Questo ha tenuto a sottolineare a lungo la dott.ssa Auteri.
Nel personaggio di Elena si apre un altro grande tema, nonché filo conduttore, del romanzo: la malattia, a causa della quale la protagonista sarà costretta a fare i conti con la sofferenza e con la morte.
«Il tema del fine vita è trattato con estrema delicatezza ma al tempo stesso sorprendente lucidità. C’è tanto dolore ma anche profonda accettazione di qualcosa che riguarda, in fin dei conti, la vita» ha spiegato la dott.ssa Auteri facendo riferimento all’opera.
In quest’ottica assume importanza una “terza” figura all’interno della storia: Giovanna, che in qualche modo lega le due protagoniste, aiutando Teresa ad accettare la malattia di Elena.
È stata proprio l’autrice a soffermarsi chiaramente su questo aspetto durante la presentazione, sottolineando come nel libro sia presente l’idea che la malattia, che può arrivare inattesa in qualunque momento della vita, non resti mai la “mia” malattia, bensì diventi la “nostra” malattia: quando una una persona è malata, automaticamente ne soffrono gli affetti familiari e le persone care.
«Non si è mai soli quando si affrontano delle sfide difficili come una malattia» ha aggiunto l’autrice, proprio come il romanzo vuole comunicare: è una sorta di «pluralità della malattia». Donzuso ha sottolineato ancora come la scrittura abbia svolto per sé una funzione catartica, aiutandola a esternare il proprio modo di affrontare e vivere la malattia.
Ha riflettuto poi sull’importanza del percorso tra A e B, dove A e B sono realtà del tutto fuori dal nostro controllo, rispettivamente la nascita e la morte. Il percorso tra le due è invece nelle nostre mani e possiamo impegnarci quotidianamente per viverlo nel migliore dei modi.
Ulteriore tema importante è quello del tempo, trattato dall’autrice nel romanzo con l’espediente del diario, che raccoglie le tappe del cammino e della sofferenza ben scandite dal passare del tempo. A tal proposito si è rivelata parecchio interessante la lettura della dott.ssa Auteri sul personaggio di Giovanna, da lei definita la «Caronte dell’anima», in grado di affrontare anche gli eventi più brutti con dignità e trarne grandi insegnamenti nel lungo periodo.
Avviandosi verso la conclusione dell’incontro, l’autrice ha spiegato perché al termine del libro abbia lasciato diverse pagine bianche con delle righe nere: è lo spazio in cui anche il lettore può annotare le proprie riflessioni, i propri pensieri, esternare le proprie emozioni. Nel farlo l’autrice ha letto le battute conclusive del romanzo, che precedono proprio queste pagine bianche e contengono non solo l’invito a riempirle, ma anche delle brevi note autobiografiche che meglio di qualsiasi altra cosa spiegano il concepimento dell’opera.
Momento molto toccante, a cui ha fatto seguito un forte e lungo applauso da parte dei presenti, alcuni visibilmente emozionati.
Per ultimo, l’autrice ha letto le dediche a chiusura del libro. In seguito ai ringraziamenti finali, il pomeriggio si è concluso con il firmacopie all’esterno della sala, dove chi lo desiderasse ha avuto la possibilità di acquistare una o più copie del libro.
Quanto ai presenti, è probabile che siano tornati a casa con diverso materiale su cui riflettere, lasciandosi alle spalle un pomeriggio ricco di emozioni, colpiti inevitabilmente dall’estrema sensibilità, profondità ed emotività dell’autrice. E, chissà, forse anche impazienti di leggere il romanzo appena acquistato e riconoscersi tra le sue pagine.



