Totò Augello: un Missionario laico tra gli emigrati e gli immigrati del Sud del mondo

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Incontrai Totò Augello la prima volta sul finire degli anni sessanta, ad Augusta, in occasione di una manifestazione contro la NATO e per la Pace, promossa dal PCI e conclusa da un comizio dell’onorevole Giancarlo Pajetta.

Lo rividi poi nel ‘73-’74 a Roma, alle Botteghe Oscure, la storica sede nazionale del PCI, dove era andato – mi disse – ad incontrare il responsabile della sezione emigrazione per discutere con lui il programma di attività nelle nostre comunità all’estero.

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In quella circostanza – ricordo – mi parlò delle iniziative del partito nella sua provincia, del lavoro in miniera (che lui conosceva bene, per avervi lavorato per vent’anni come capo servizio) e dello sfruttamento dei “carusi” – di cui io avevo letto solo nei libri -; e della sua famiglia, alla quale era profondamente legato.

A colpirmi allora fu il suo spirito di solidarietà, l’entusiasmo e la determinazione con le quali portava avanti il lavoro tra gli emigrati.

Negli anni successivi lo incontrai molte altre volte a Palermo, in occasione di manifestazioni di protesta e iniziative politiche. Ogni volta parlavamo del dibattito politico e culturale all’interno delle nostre federazioni e del lavoro che portava avanti all’estero.

Alla fine degli anni ottanta fui chiamato a dirigere il dipartimento organizzazione del comitato regionale del partito, fino ad allora guidato da Angelo Lauricella, uno dei fondatori dell’Usef. Anche su suo impulso iniziai ad occuparmi della “supervisione” delle attività rivolte ai nostri emigrati. Quindi, in virtù di questo nuovo ruolo, cominciai una vera e proprio collaborazione con Totò Augello, con il quale, come detto, mi era già capitato di “incrociare la strada”.

Totò tra l’altro, dopo essere stato vice presidente per tanti anni, fu eletto segretario generale dell’Usef nel 1986 insieme al compianto Luigi Vajola (un uomo di vastissima cultura che era stato autorevole dirigente sindacale e parlamentare regionale, dotato di un senso dell’ironia unico) che dentro il dipartimento organizzazione dirigeva la sezione emigrazione.

Mi incontravo con Totò due o tre volte alla settimana e con Luigi ogni giorno. Insieme lavoravamo al progetto di un giornale che raccontasse la vita dei nostri emigrati e desse loro voce, e programmavamo le attività all’estero. L’impegno su questo fronte era allora particolarmente intenso, anche perché potevamo contare sulle federazioni del partito, molto attive in numerose città europee, tra cui Francoforte, Stoccarda, Zurigo, Berna, Parigi, Londra, Bruxelles e Liegi.

Un’attività che si intensificava in occasione sia delle elezioni politiche generali, che delle consultazioni regionali, e talvolta anche di quelle di alcune amministrazioni locali.

Un lavoro massacrante, soprattutto per Totò che spesso, oltre ad occuparsi dell’Usef, doveva sobbarcarsi anche l’attività di partito; ma per certi versi anche entusiasmante perché facevamo nuove amicizie, interloquivamo con gli esponenti dei partiti socialisti e comunisti Spagnoli, Greci, Francesi, Tedeschi, ecc.

Con Totò, con Luigi, e con il presidente per antonomasia, alias Angelo Lauricella – nel frattempo diventato parlamentare nazionale -, andammo un paio di volte nella lontana Australia, tante volte in parecchi Paesi dell’America Latina, in Canada, negli Stati Uniti e, ovviamente, in Belgio, Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Olanda – dove erano stati costituiti, ad opera dei nostri corregionali delle associazioni, molte dei quali aderenti all’Usef.

In quegli anni Totò girava il mondo come una trottola e quando ritornava in Sicilia non lo faceva mai a mani vuote: portava sempre nuove adesioni all’Usef.

Ecco perché non è esagerato dire che Totò Augello è stato l’Usef, e per molti versi l’Usef, in Italia e nel mondo, è stata Totò Augello.

Raramente capita nel mondo associativo che un’organizzazione possa identificarsi con una persona, ma a lui è capitato di essere identificato con l’associazione di cui è stato segretario generale per oltre quarant’anni.

É vero, come ha ricordato il past-president dell’Usef Angelo Lauricella nel suo ricordo nella chat del gruppo che senza il suo impegno, la sua umanità e la sua dedizione nel portare avanti alcuni progetti (come quelli delle colonie estive, dei campeggi e del turismo sociale) tantissimi figli di siciliani non avrebbero avuto la possibilità di visitare i luoghi di provenienza dei genitori. E inoltre molti anziani non avrebbero potuto realizzare il sogno di rivedere i luoghi natii e riabbracciare parenti e amici, dai quali si erano separati per andare a cercare un lavoro altrove.

Non avrebbero neppure conosciuto tante espressioni della nostra cultura: grandi intellettuali, gruppi teatrali, cantanti folk e cantautori che l’Usef portava in tanti continenti, ovunque ci fosse la presenza di un emigrato siciliano.

Chi l’ha visto all’opera, in Italia e nel mondo, e chi gli è stato accanto non ha potuto non apprezzare il suo spessore umano, il suo impegno sociale e politico per il suo paese natio, Serradifalco – di cui è stato anche vice sindaco -, e il suo amore smisurato per questa nostra terra, eternamente sospesa tra illusione e disincanto.

Doti che mise in atto anche nell’organizzazione dell’accoglienza agli immigrati, verso quegli esseri umani che arrivavano da terre lontane, scappando dalla miseria e dalle guerre per cercare un futuro migliore.

Lui, che conosceva come pochi il dramma dell’emigrazione, organizzò corsi gratuiti per insegnare loro la lingua e per aiutarli a intraprendere un’attività nel campo del commercio e dell’artigianato, chiedendo ad alcuni di noi – me compreso – di trasformarci in formatori.

Per più di un anno la sede dell’Usef di Via delle Scuole a Palermo – ovvero la strada sotto la Cattedrale – diventò un via vai di uomini e donne che arrivavano dal Marocco, dal Pakistan dal Bangladesh, dal Burkina Faso, dallo Sri Lanka, dalla Nigeria e da altre nazioni. Un crogiolo di lingue e di colori che chiedevano solo di essere accolti e aiutati a trovare un lavoro.

Totò, per perseguire gli obiettivi dell’associazione, non si fermava davanti a nessuno ostacolo. Da questo punto di vista era più tenace del tempo, e grazie a questa dote riusciva a coinvolgere istituzioni, uomini politici (di tutti i partiti) e le altre associazioni dei siciliani nel mondo; con le quali non scelse mai la strada della competizione, ma quella del confronto e dell’azione unitaria.

Questo perchè aveva capito, più di tanti altri, che gli interessi, le ragioni dei nostri conterranei e la loro dignità si potevano difendere meglio ricercando la collaborazione con le altre associazioni e muovendosi insieme per fare massa critica verso le istituzioni italiane presenti all’estero (Ambasciate, Consolati, Comites), organismi fondamentali per favorire l’integrazione dei nostri conterranei.

Non esagero nel dire che lui ha amato l’Usef quasi quanto ha amato la sua famiglia, poiché ha vissuto il suo impegno nell’associazione in modo totalizzante, come una vera e propria missione.

Per Totò Augello gli emigrati erano storia, identità, risorsa, ma anche potenzialità. Facendo leva su queste peculiarità, pur partendo svantaggiati, con un braccio legato dietro la schiena, tanti figli della nostra terra si sono affermati in tutti i campi dell’attività umana: da quello delle arti e della cultura a quello dell’economia, della politica e dello sport.

Totò non aveva un carattere semplice: era puntiglioso, talvolta, quando si trattava di difendere i più deboli, anche ruvido. Nella battaglia politica era polemico, ma leale e rispettoso della dignità di tutti, anche degli avversari più irriducibili.

Ecco perché Totò non mancherà solo alla sua famiglia – che è sempre stata in cima ai suoi pensieri -; ma anche agli “eroi con la valigia”, come amava definire quanti si erano fatti onore all’estero, dando lustro al Paese. Mancherà anche ai Siciliani nel mondo, a tanti immigrati, all’Usef e alla stessa Hashtag Sicilia – sì al nostro giornale -, di cui è stato anche direttore.

Mancherà a Nunzio, a Rocco, a Peppe, a Totò, a Davide, a Giovanna, a Giuseppina, a Salvatore, a Maria Rosa, ad Antonella, a Vincenzo, Giovanni, a Graziella, a Pasquale, a Tony, a Roberto, a Virginia e, ovviamente ad Angelo, a Fabio, a Massimo, a Salvo, a Laura, a Daniela, a Giovanni, a Pino, a Francesca, e a me, a tutti quelli con i quali parlava o si messaggiava ogni giorno.

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