Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.
Da qualche settimana Spagna e Francia sono scosse da poderose manifestazioni di protesta che hanno visto scendere nelle piazze migliaia di persone.
Semplici cittadini esasperati dall’aumento dei prezzi, agricoltori e autotrasportatori messi in ginocchio dal rincaro dei carburanti, ormai giunti a livelli insostenibili. E ancora giovani, studenti e non, che protestano contro le condizioni fatiscenti degli edifici scolastici, tra aule in cui piove e strutture danneggiate da cedimenti mai riparati, e contro la mancanza di prospettive per il proprio futuro.
Proteste che, come era facilmente immaginabile, si sono diffuse anche in Italia, non – come sostiene qualcuno, per una sorta di emulazione, ma perché i medesimi problemi si vivono anche nel nostro Paese. Una situazione – quella che vivono le famiglie, alcune categorie e i giovani in particolare – che non può lasciare nessuno indifferente.
Purtroppo però alcune di queste manifestazioni, forse per mancanza di attenzione e di ascolto da parte di chi ha il dovere di non girarsi dall’altra parte, sono state macchiate da gravi episodi di violenza, di distruzione di beni pubblici e privati.
E questo è un grave problema per chi manifesta pacificamente. Ecco perché chi pratica violenza va isolato e condannato da tutti, senza nessuna ambiguità. Ridurre però ogni protesta a un problema di ordine pubblico mi sembra veramente sbagliato.
Penso quindi che se è vero che il disagio non può giustificare la violenza, è anche vero che in uno Stato democratico le forze dell’ordine – e chi dà loro indicazioni – devono agire con equilibrio e garantire la libertà di chi non ha nulla da spartire con chi pratica la violenza e manifesta pacificamente.
È necessario, dunque, distinguere chi manifesta pacificamente da chi si infiltra nelle proteste per compiere atti di violenza, distruggendo vetrine, danneggiando automobili e lanciando pietre.
Individuare i responsabili e intervenire con fermezza nei loro confronti è fondamentale anche per tutelare chi desidera manifestare il proprio dissenso ed esercitare liberamente, e in piena sicurezza, il diritto alla protesta e alla critica.
Dico questo perché il disagio dei giovani, delle famiglie e di alcune categorie ha un suo fondamento, per cui occorre capire che, quando la pancia è vuota, è inevitabile che faccia rumore.
Quindi, piuttosto che fare di tutta un’erba un fascio, mettendo insieme chi usa violenza e chi protesta pacificamente, governi e forze politiche farebbero bene a interrogarsi sulle radici di questo disagio dei giovani e del malessere che attraversa tante categorie.
Un disagio, quello dei giovani italiani, che ha radici profonde e strutturali (non tutte, ovviamente, riconducibili al governo Meloni).
Basti pensare che nella fascia d’età tra i 15 e i 19 anni lavora solo un giovane su tre (33,1%), circa 16 punti in meno della media europea e il 13,3% non studia, non lavora e non segue un percorso formativo.
Pesano salari bassi, precarietà, difficoltà di accesso alla casa e un welfare poco orientato all’autonomia dei giovani.
Aggiungo: l’Istat ci dice anche che soltanto il 45% degli 11-19 anni immagina il proprio futuro in Italia, mentre il 34,2% pensa che la sua prospettiva è quella di vivere all’estero.
Pertanto con questi chiari di luna pensare che i giovani se ne stiano con le braccia conserte è una pia illusione.
Non solo. È altrettanto illusorio pensare che possa restare a braccia conserte chi fatica ad arrivare a fine mese, a trovare un’abitazione in affitto a un prezzo accessibile o a sostenere le spese per curarsi.
Lo stesso vale per chi deve fare i conti con il gasolio per autotrazione a 2,30 euro al litro e con quello agricolo che oscilla tra 1,40 € e 1,70 € euro al litro (a seconda della provincia e del fornitore). Nel 2021 il prezzo del gasolio agricolo oscillava mediamente tra 0,48 € a 0,70 € al litro.
È vero: per mitigare l’impatto dei rincari è attivo uno sconto del 20 % sui carburanti agricoli e per la motopesca, applicato da operatori come Eni/Enlive, ma non sempre nei rifornimenti c’è la disponibilità.
Anzi, per quando riguarda camionisti e automobilisti i rifornimenti espongono un giorno sì e l’altro pure un cartello con su scritto “non disponibile“.
Che fare, dunque, di fronte a tutto questo?
Come affrontare una situazione socioeconomica così grave, segnata dall’aumento insostenibile del costo della vita, dal progressivo impoverimento di famiglie, lavoratori e pensionati e dalla mancanza di prospettive per le nuove generazioni?
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