Un paio di giorni fa, dopo tanto filosofare, è stata approvata dal Consiglio dei ministri la manovra di bilancio 2027.
Stando al testo esitato dal Governo, questa legge finanziaria – che vale 26 miliardi di euro – non prevede il taglio delle tasse al ceto medio nella misura che era stata annunciata, né investimenti significativi per la sanità, l’istruzione e la cultura.
Ci sono, invece, in questa legge finanziaria targata Meloni, altre misure:
· un fondo di 850 milioni per il pensionamento anticipato a 64 anni di età con 36 anni di contributi;
· l’innalzamento della flat Tax dei lavoratori autonomi da 85 a 100 mila euro di ricavi (ma scatterà l’IVA oltre 85 mila euro);
· un premio ai lavoratori under 30 di 2.500 euro tassato all’1% (che si può riscuotere in unica soluzione o in 12 mensilità);
· la conferma per un altro anno dell’azzeramento dell’Irpef per gli agricoltori e la proroga dell’agevolazione al gasolio agricolo, la cassa integrazione per i pescatori;
· l’abbassamento della cedolare secca dal 10 al 5%, che scenderà all’1% per chi affitta a un under 35 (una misura estesa anche agli immobili commerciali);
· un voucher di 300 euro per le spese sanitarie degli over 75 aventi redditi da pensione fino a 28 mila euro. Inoltre: viene resa strutturale l’esenzione del bollo auto;
· è previsto uno stanziamento di 2,4 miliardi per la ZES unica, il sistema di agevolazione che permette alle imprese di investire nel Sud pagando meno tasse;
· c’è l’apertura di una posizione Inps per ogni nuovo nato con 100 euro l’anno messi dallo Stato.
. C’è anche il congedo parentale: un mese in più all’80% ( totale 4 mesi; 5 mesi per il secondo figlio; 6 mesi dal terzo.
E dulcis in fundo viene previsto di raggiungere il 5 % per la cosiddetta politica di difesa, vale a dire per gli armamenti; e per non farci mancare nulla anche l’introduzione della targa personalizzata, alla modica cifra di 600 euro cadauna.
Sono scomparsi dai radar del governo:
· la riduzione dell’aliquota Irpef dal 43 al 33% per i redditi tra i 50 e i 60 mila euro, di cui gli esponenti del governo Meloni avevano fatto un gran parlare per dimostrare la propria vicinanza al ceto medio (si ferma a 55.000 euro con un beneficio massimo di 500 euro l’anno – il che equivale a dire poco più di un caffè al giorno);
· non c’è traccia del decreto che doveva ridurre il costo delle bollette e della detassazione della tredicesima; né ci sono investimenti significativi per la sanità, l’istruzione, la cultura e per il lavoro povero.
· Non ci sono neppure soldi sufficienti per venire incontro ai problemi del caro affitti, dei giovani e dei pensionati.
La Presidente del Consiglio, a questo proposito, nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi ha dichiarato: “non abbiamo distribuito risorse a pioggia, non abbiamo fatto promesse che non potevamo mantenere, abbiamo fatto quello che era possibile fare“.
Un’affermazione onesta che, però, fotografa una situazione di estrema difficoltà, come testimoniano l’esiguità delle risorse messe a disposizione e, soprattutto, il fatto che molti problemi restino irrisolti: da quello dei salari, che hanno perso l’8% del loro potere d’acquisto, alle difficoltà delle famiglie, schiacciate dal carovita, fino a quelle delle imprese, messe in ginocchio dai costi energetici.
Per far quadrare i conti il governo ha imposto – dopo aver trattato infruttuosamente – un prelievo straordinario di 5 miliardi di euro a banche e assicurazioni e un obolo di 700 milioni alle società energetiche a fronte dei grandi profitti e dei conseguenti utili distribuiti agli azionisti da questi enti e società.
Che la coperta sia corta è chiaro a tutti. Quello che non è chiaro, e che lascia a dir poco perplessi, è il fatto che, per racimolare un po’ di soldi, si chiedano contributi straordinari a banche, assicurazioni e società energetiche, e si contratti una tassazione particolare con le categorie più forti.
Si finisce così per stravolgere il principio costituzionale che, in materia di politica fiscale, ha come riferimento la persona fisica e giuridica, e non la contrattazione con le corporazioni su quante tasse pagare e sulla riduzione delle imposte.
Dico questo perché in questo modo viene meno la progressività scolpita nell’articolo 53 della Costituzione che stabilisce, al secondo comma, che il sistema tributario è informato a criteri di progressività, che sono: aliquote crescenti, uguaglianza sostanziale e solidarietà.
Andandoli a spiegare nell’ordine, possiamo dire che:
· Il primo, quello delle aliquote crescenti, significa che all’aumentare del reddito e della ricchezza del contribuente non sale soltanto l’importo totale delle tasse, ma cresce anche la percentuale applicata (aliquota).
· Il secondo, quello dell’uguaglianza sostanziale, è un principio che si lega all’articolo 3 della Carta fondamentale dello Stato che prevede la riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali, garantendo fondi per i servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, assistenza).
· Il terzo, quello della solidarietà, prevede che chi possiede di più debba contribuire in misura maggiore per sostenere l’intera collettività e aiutare chi ha meno.
Un metodo dunque, quello seguito dal governo per la riduzione delle imposte e per la tassazione da applicare ad alcune categorie, che fa a pugni con i principi costituzionali; perché, come ho prima ricordato, mette in discussione il criterio della progressività sancito dall’articolo 53 della Costituzione.
Ne consegue che la progressività varrebbe solo per i lavoratori dipendenti e per i pensionati; e questo oltre ad essere ingiusto, è inaccettabile.
L’opposizione ovviamente critica il governo Meloni e fa bene dal suo punto di vista a criticare, ma di fronte al fatto che abbiamo un paese in ginocchio (l’Italia sarà il Paese che crescerà di meno tra le economie del G 20 nel 2026 0,7%), che abbiamo i salari più bassi d’Europa, una sanità pubblica che sta quasi scomparendo, una scuola che cade a pezzi, giovani privi di futuro, forse farebbe bene a chiamare tutti ad un atto di responsabilità mettendo per qualche tempo da parte le differenze e concentrandosi assieme per risolvere questi problemi.



