MASCALUCIA – Una lezione di vita e di forte impatto emotivo. L’incontro “Morire di crack” – ospitato giovedì 29 ottobre nell’auditorium dei Padri Salesiani di Pedara, rappresentati da don Gabriele Cardaciotto, – ha catturato l’attenzione e il cuore di circa 280 studenti delle classi quarte e quinte dell’Istituto di Istruzione Superiore “Concetto Marchesi” di Mascalucia. L’iniziativa ha acceso i riflettori su una piaga del nostro tempo raccontata da Francesco Zavatteri, padre di Giulio, ucciso dalla droga e fondatore del Centro A.P.S. ‘La Casa di Giulio’ di Palermo e don Benedetto Sapienza, già Direttore del Centro di Recupero per dipendenti di droghe ‘Casa Nazareth’ di Viagrande e parroco a San Cristoforo a Santa Maria della Saletta, affiancati da una delegazione di funzionari della Polizia di Stato. Gli intervent sono andati dritti al punto: rischi e conseguenze della dipendenza da sostanze stupefacenti, con un’attenzione particolare al consumo di crack e ai rischi legati ai nuovi oppioidi sintetici come il fentanyl. Poca retorica e tanti i consigli pratici per la giovane platea.
L’evento – inserito fra le attività di educazione civica del progetto AP04 PTOLISS (Piano Territorio Orientamento Legalità Imprenditorialità Sostenibilità a Scuola) e coordinato dalla prof.ssa Agata Cullurà – ha offerto ai ragazzi unl confronto diretto con le istituzioni e con chi vive quotidianamente il dramma della tossicodipendenza.
Dati allarmanti indicano inequivocabilmente il forte legame tra microcriminalità giovanile e consumo di sostanze a basso costo: ben sei reati predatori su dieci (oltre il 60% dei reati contro il patrimonio solitamente perpetrati con uso della violenza) sono infatti direttamente riconducibili alla tossicodipendenza, alimentata senza scrupoli dalla gestione “aziendalistica” delle piazze di spaccio attive 24 ore su 24. A tracciare un quadro chiaro e incisivo del fenomeno criminale e sociale è stato il dott. Mirko Campisi, Medico Superiore della Polizia di Stato in servizio presso l’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Catania, intervenuto insieme con l’ispettore Antonio Sapienza e con il supporto dell’ispettore Claudia Puglisi. Il dott. Campisi ha ribadito con forza il ruolo e il valore delle forze dell’ordine: «La polizia è al vostro servizio. Lo “sbirro” è quello che salva la vita degli altri e rischia la propria» ha sottolineato, stimolando i giovani a un patto di alleanza e fiducia reciproca. Inequivocabile il messaggio lanciato sul fronte del contrasto al narcotraffico, che inizia dalla scelta quotidiana di ciascuno per la legalità. L’ispettore Sapienza, invece, ha fornito informazioni dettagliate sulle sanzioni amministrative per chi fa uso di droghe.
Ampio spazio è stato dedicato agli aspetti pratici della prevenzione, con un focus preciso sui rischi connessi a mode e comportamenti a rischio: l’abuso di alcol e stupefacenti — spesso promossi sui social come fasulli status symbol — la guida in stato di ebbrezza e la minaccia del fentanyl, il potentissimo oppioide sintetico già responsabile della morte di oltre 250.000 persone negli USA negli ultimi anni.
Gli studenti hanno inoltre potuto conoscere e approfondire l’utilizzo dell’applicazione “YouPol”, lo strumento messo a disposizione dalla Polizia di Stato che permette di inoltrare segnalazioni – anche in forma anonima – direttamente dal proprio smartphone per contrastare episodi di spaccio, bullismo e cyberbullismo. In caso di emergenza immediata e in corso, l’app integra il collegamento rapido per chiamare il 112.
“Non è giusto che ci siano individui che vi vendono la morte!” Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stata la testimonianza di Francesco Zavatteri, fondatore dell’associazione ONLUS “La Casa di Giulio”. Farmacista palermitano, Zavatteri ha trasformato un immane dramma personale — la perdita del diciannovenne figlio Giulio, morto nel 2022 per un’overdose di crack — in una missione di civiltà. Il racconto della dolorosa esperienza attraverso ricordi e immagini ha inchiodato alle poltrone studentesse e studenti, profondamente colpiti da una vicenda solo apparentemente lontana ma che potrebbe toccare qualunque famiglia, qualunque giovane. Le sue parole e i suoi occhi pieni le lacrime hanno toccato la sensibilità di tutti. L’applauso scrosciante dei presenti alzati in piedi non è stato un atto retorico ma l’abbraccio solidale di tutti verso un padre e verso chi non c’è più.
Accanto a lui, don Benedetto Sapienza ha evidenziato l’urgenza di denunciare, di ricercare aiuto e di costruire reti di supporto per sfuggire a un pericolo che la solitudine potenzia e rende mortale o estremamente dannoso per la salute.
L’impegno civile del papà di Giulio, sostenuto dalla spinta propulsiva della società civile, ha promosso un disegno di legge anti-crack per realizzare un sistema integrato di prevenzione, cura, riduzione del danno e inclusione sociale.
L’evento si è concluso con un fitto botta e risposta tra i ragazzi e i relatori, a conferma di come i giovani sappiano cogliere con maturità e senso critico la centralità di temi così complessi.
I rappresentanti d’istituto (in surroga) degli studenti – Riccardo Buonconsiglio, Tommaso Coco, Marco Gangi, Mariasofia Giuffrida – e una delegazione dei genitori rappresentata dalla dott.ssa Loredana Budano hanno portato il loro contributo attivo sul tema, invitando all’unione e al dialogo per affrontare insieme problemi e difficoltà, compreso quello complesso e delicato della droga, per costruire un futuro di legalità, salute e consapevolezza.
«L’incontro di oggi dimostra che il contrasto alle dipendenze e l’educazione alla legalità richiedono l’alleanza tra scuola, forze dell’ordine, associazioni, società civile e famiglie. Solo unendo le forze – dichiara la dirigente scolastica prof.ssa Benedetta Liotta – possiamo offrire ai nostri ragazzi gli strumenti giusti per compiere scelte libere, consapevoli e responsabili. La sicurezza e il rispetto delle regole si costruiscono insieme, giorno per giorno, attraverso la prevenzione e il dialogo».



