Scuola, il Governo prevede altri 6.974 posti in meno e proroga il bonus alle paritarie. Il CNDDU lancia un appello al ministro Valditara

In merito il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani dichiara: "Non si può parlare di crescita mentre si riduce la capacità operativa dell’istruzione pubblica"

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma contrarietà alle ulteriori riduzioni degli organici scolastici previste dal disegno di legge di Bilancio 2027, una decisione che solleva interrogativi sulla coerenza delle priorità economiche del Governo e sulla sostenibilità delle politiche destinate alla scuola statale. La contemporanea proroga del contributo alle famiglie che iscrivono i figli nelle scuole paritarie rende ancora più necessario un confronto sulla distribuzione delle risorse pubbliche destinate all’istruzione.

Secondo la relazione tecnica alla manovra, dall’anno scolastico 2027/2028 è prevista una riduzione di 4.925 posti nell’organico dell’autonomia dei docenti e di 2.049 posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per complessive 6.974 unità. I risparmi stimati ammontano a 83,9 milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Considerando anche le riduzioni programmate dalla legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA, il totale dei posti interessati dai due interventi raggiunge 14.808 unità.

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Si tratta di numeri che non possono essere valutati esclusivamente in termini di contenimento della spesa. Ridurre stabilmente le dotazioni organiche significa incidere sulla capacità delle istituzioni scolastiche di organizzare la didattica, garantire la continuità dei servizi e gestire le attività amministrative. Il risparmio previsto rappresenta un risultato contabile atteso, ma non dimostra automaticamente una maggiore efficienza del sistema.

Il Coordinamento considera discutibile una programmazione che quantifica preventivamente le riduzioni senza accompagnarle con una valutazione pubblica e territorialmente articolata delle conseguenze organizzative. Il calo demografico non può costituire da solo un criterio sufficiente, poiché la diminuzione degli iscritti non comporta necessariamente una riduzione proporzionale delle esigenze didattiche, amministrative e di vigilanza. Potrebbe, al contrario, rappresentare l’occasione per intervenire sulle criticità strutturali della scuola, ridurre il numero di alunni per classe e rafforzare le attività di recupero degli apprendimenti.

La prospettiva appare particolarmente problematica per le istituzioni scolastiche delle aree interne e dei territori interessati da spopolamento, dove una contrazione del personale rischia di aggravare fragilità organizzative già esistenti. Anche il personale ATA è chiamato a sostenere responsabilità crescenti, connesse alla digitalizzazione, alla complessità degli adempimenti e alla gestione quotidiana degli istituti. Qualsiasi revisione degli organici dovrebbe quindi fondarsi sui fabbisogni effettivi, non soltanto su parametri numerici.

In questo contesto, la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500 euro per studente delle scuole paritarie secondarie di primo grado e del primo biennio delle secondarie di secondo grado, destinato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro e finanziato entro il limite di 20 milioni di euro, pone una questione di priorità nell’allocazione delle risorse.

Il CNDDU non contesta il sostegno economico alle famiglie né intende alimentare contrapposizioni tra differenti percorsi scolastici. Ritiene tuttavia necessario chiarire la coerenza delle scelte finanziarie: mentre si conferma un’agevolazione selettiva, si programma una riduzione permanente delle professionalità impiegate nella scuola statale. Le due misure hanno dimensioni e finalità differenti, ma la loro contemporanea previsione impone di interrogarsi sulle esigenze considerate prioritarie dal Governo.

Si continua a richiamare la centralità del welfare, della sanità pubblica, dell’istruzione e della crescita economica, ma tali obiettivi richiedono decisioni di bilancio coerenti e verificabili. La qualità dei servizi pubblici non dipende soltanto dagli stanziamenti straordinari, ma dalla disponibilità stabile di personale, strutture e competenze. L’istruzione costituisce un investimento strategico per lo sviluppo economico e sociale dei territori e una sua contrazione organizzativa deve essere valutata anche per le possibili conseguenze di medio e lungo periodo.

Il CNDDU rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una richiesta precisa: rendere pubbliche le analisi dei fabbisogni che giustificano le nuove riduzioni, chiarirne la distribuzione territoriale e indicare come il Ministero intenda garantire la continuità dei servizi senza aggravare i carichi di lavoro e le difficoltà organizzative degli istituti. Il richiamo all’efficientamento non può sostituire la dimostrazione concreta della sostenibilità delle misure.

Il CNDDU chiede al Governo e al Parlamento di eliminare le ulteriori riduzioni degli organici durante l’esame della legge di Bilancio, individuando coperture alternative per gli 83,9 milioni di euro previsti nel 2027 e per i 251,7 milioni annui stimati dal 2028. Propone a tale scopo una revisione selettiva delle spese correnti non obbligatorie e delle agevolazioni fiscali prive di adeguate valutazioni di efficacia, salvaguardando gli interventi destinati ai servizi essenziali e alle famiglie economicamente vulnerabili. Le eventuali economie dovranno essere puntualmente quantificate e verificate dalla Ragioneria generale dello Stato, evitando il ricorso a coperture soltanto ipotetiche.

A questo intervento dovrebbe accompagnarsi una ricognizione nazionale delle effettive necessità di personale, finalizzata a un piano pluriennale di riequilibrio degli organici, con finanziamenti aggiuntivi specificamente individuati e criteri di distribuzione che considerino la complessità degli istituti, le condizioni territoriali e le esigenze didattiche e amministrative.

Rimane inoltre aperta la questione dei costi indiretti delle riduzioni programmate. Un risparmio registrato nel bilancio dello Stato non coincide necessariamente con una diminuzione del costo complessivo per la collettività. Se la contrazione del personale determina rallentamenti amministrativi, maggiori oneri organizzativi e successivi interventi correttivi, il beneficio finanziario iniziale rischia di essere almeno parzialmente assorbito da conseguenze non immediatamente visibili.

Il CNDDU ritiene pertanto necessario modificare un metodo di programmazione nel quale gli obiettivi di risparmio precedono la valutazione delle esigenze operative. Una gestione responsabile dovrebbe procedere in senso inverso: accertare i fabbisogni, definire gli standard di funzionamento e individuare le risorse necessarie, verificando successivamente le possibilità di razionalizzazione sulla base di risultati documentabili.

Il CNDDU richiama il Governo e il ministro Valditara alla necessità di fornire risposte puntuali prima dell’approvazione definitiva della manovra. Non può essere considerata una politica di crescita una strategia che contabilizza immediatamente i risparmi derivanti dalla riduzione del personale scolastico senza dimostrare con altrettanta precisione che tali riduzioni non comprometteranno il funzionamento delle istituzioni.

Prima di chiedere alle scuole di operare con meno risorse professionali, il Governo deve dimostrare che quelle risorse non siano necessarie. In mancanza di tale dimostrazione, il taglio rimane una decisione di bilancio, non una riforma dell’efficienza.

prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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