Il futuro dello stabilimento Pfizer di Catania si gioca tra il rischio di perdere un patrimonio industriale strategico, l’interesse di nuovi potenziali acquirenti e uno scontro sindacale che potrebbe ridisegnare gli equilibri della vertenza. Al centro del confronto c’è il Golden Power, lo strumento attraverso il quale lo Stato può porre condizioni sulle operazioni che riguardano attività strategiche.
Giuseppe La Mendola, segretario provinciale della FIALC CISAL Catania, risponde alle critiche della Femca CISL, rivendica la segnalazione trasmessa il 16 ottobre alla Presidenza del Consiglio dei ministri e accoglie con favore la posizione assunta dalla Filctem CGIL, individuando nella convergenza sul Golden Power le basi per una nuova unità sindacale.
Ma c’è anche un annuncio: nelle prossime ore la FIALC CISAL presenterà nuove istanze ufficiali e integrazioni agli organi dello Stato, proseguendo l’iniziativa avviata a Palazzo Chigi.
Sul tavolo restano il destino di circa 350 dipendenti, un indotto rilevante e il futuro di uno stabilimento che rappresenta sessant’anni di storia farmaceutica catanese. Nell’ultimo anno e mezzo, diverse decine di lavoratori interinali hanno già perso il posto.
Dalla polemica con la Femca CISL alle garanzie richieste al Governo, dal rischio di una nuova Myrmex alla convergenza con la CGIL: La Mendola affronta tutti i nodi della vertenza in un’intervista che non risparmia critiche e rilancia la battaglia per la tutela dell’occupazione.
L’intervista a Giuseppe La Mendola
Segretario La Mendola, la vostra segnalazione a Palazzo Chigi ha acceso la reazione della Femca Cisl. Perché una proposta pensata per tutelare i lavoratori ha fatto tanto rumore?
“Perché una buona idea, a volte, dà fastidio a chi non l’ha avuta. Noi abbiamo chiesto al Governo una cosa semplice: tenere gli occhi aperti su chi comprerà lo stabilimento. Tutto qui. La Femca, invece di dirci che cosa proponeva lei, ha preferito prendersela con noi. Ma oggi anche la Cgil dice che la golden power serve. Evidentemente avevamo visto giusto”.
La Femca sostiene che la Golden Power “non è nella disponibilità di nessuno degli attori della vertenza, tanto meno del sindacato”.
“E nessuno ha mai detto il contrario. Per legge quel potere spetta solo al Governo, attraverso la Presidenza del Consiglio, come prevede il decreto legge 21 del 2012. Noi non abbiamo “attivato” nulla: abbiamo fatto una segnalazione a fini di vigilanza, un atto legittimo che chiunque abbia a cuore un interesse pubblico può compiere. Confondere una segnalazione con l’esercizio di un potere dello Stato significa non conoscere la disciplina. E chi non conosce uno strumento difficilmente può giudicarne l’utilità”.
Come funziona, in concreto, la Golden Power?
“Quando un’operazione riguarda attività di rilevanza strategica, l’impresa deve notificarla alla Presidenza del Consiglio. Se la notifica non arriva, il Governo può avviare il procedimento d’ufficio. La salute è uno dei settori strategici individuati dalle norme del 2020. Ecco perché la segnalazione ha senso adesso: serve ad accendere un faro prima che sia troppo tardi. Dire che “oggi” non serve vuol dire parlarne a cessione già avvenuta, quando i buoi sono scappati”.
Secondo la Femca, però, questo scontro indebolisce il tavolo ministeriale.
“È vero il contrario. Il tavolo si indebolisce quando chi siede davanti all’azienda rinuncia in partenza agli strumenti che ha. Una trattativa si fa con tutte le carte in mano. La golden power non sostituisce il tavolo, lo rafforza: rende vincolanti le garanzie che al tavolo vengono soltanto promesse. Il paradosso è che la Femca, nel titolo del suo stesso intervento, chiede di ‘usare tutti gli strumenti negoziali’. Tutti, tranne il più forte”.
La Femca insinua che cerchiate un consenso tra i lavoratori che “forse non avete più”.
“Rispondo con i numeri, non con gli aggettivi. Da più di vent’anni la squadra che guido è la prima dello stabilimento per numero di iscritti, senza rivali. All’inizio eravamo nell’Ugl Chimici; poi ho lasciato l’Ugl e ho fondato la FIALC CISAL, ma le persone, le idee e la guida sono rimaste le stesse, e i lavoratori ci hanno seguito. Oggi, su 11 RSU, la FIALC CISAL ne ha 4, alla pari con la Cgil. La Femca Cisl, invece, nello stabilimento non ha nessuna RSU, e non ne ha da moltissimo tempo: evidentemente, quando votano, i lavoratori non le danno fiducia. Il consenso non si misura nei comunicati, ma nelle deleghe e nelle urne. Chi mette in dubbio quello degli altri dovrebbe prima guardare il proprio”.
La Femca sostiene che ai tavoli istituzionali vi muovete in modo unitario, mentre fuori alzate i toni. È così?
“No, e lo dico con franchezza: finora, in questa vertenza, la FIALC CISAL non è stata unitaria con le altre sigle. Ci sono state divergenze vere, sulle idee e sulle strategie, e non le nascondiamo. L’unità non è uno slogan da mettere nei comunicati: si costruisce sull’unità di intenti, cioè su obiettivi chiari e condivisi a difesa dei lavoratori. Senza quella, è solo una foto di gruppo.
La contraddizione, semmai, sta altrove. La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha definito questa vertenza ‘un caso nazionale’. Se lo è, perché la sua federazione di categoria si oppone allo strumento nazionale per eccellenza a tutela degli asset strategici?”.
Perché avete deciso di scrivere a Palazzo Chigi proprio ora?
“Perché al tavolo ministeriale è emerso un rischio concreto. Dopo 62 contatti con operatori del settore non sono arrivate manifestazioni di interesse concrete, ed è comparsa l’ipotesi di cedere il sito a soggetti “collaterali al business”, non necessariamente farmaceutici. Il pericolo ha un nome: speculazione. Lo speculatore guarda ai terreni e al valore degli immobili e degli impianti, ma soprattutto punta a speculare. Presenta piani industriali che sulla carta sembrano straordinari ma nella realtà non si possono realizzare, e intanto incassa finanziamenti pubblici. Poi i piani svaniscono e restano i licenziamenti. Davanti a un rischio così, aspettare sarebbe stato irresponsabile”.
Lei cita spesso il caso Myrmex.
“Perché Catania ha già visto questo film. Nel 2011 la Myrmex è stata ceduta per un euro ed è finita con i licenziamenti. Anche allora c’erano rassicurazioni, tavoli e buone intenzioni; mancavano garanzie vincolanti. Chi oggi ci chiede di non “agitare” la golden power dovrebbe spiegare ai lavoratori come pensa di evitare un’altra Myrmex. Noi non permetteremo che la storia si ripeta”.
Che cosa chiedete al Governo? Un veto sulla vendita?
“No, e anche qui la nostra posizione è stata raccontata male. Non chiediamo un veto, chiediamo garanzie precise:
- un acquirente con esperienza comprovata nel settore farmaceutico;
- il mantenimento della destinazione produttiva e il divieto di smantellare le linee;
- la salvaguardia delle autorizzazioni e delle certificazioni del sito;
- un piano industriale vincolante che assicuri continuità produttiva e occupazionale.
Sono richieste di buon senso. Un acquirente serio non avrà problemi ad accettarle. Chi le rifiuta, serio non è”.
Il 20 ottobre al Mimit è emerso l’interesse di tre società internazionali, e Pfizer si è impegnata a non smantellare gli impianti durante le verifiche. Non basta?
“Sono notizie positive e le accogliamo con favore. Ma una manifestazione di interesse non è un’offerta vincolante, e un impegno valido “durante le verifiche” ha una scadenza. Proprio ora che si affacciano i possibili acquirenti serve uno strumento che renda le condizioni vincolanti. La golden power deve affiancare il confronto ministeriale, non sostituirlo. Più se ne parla, più gli speculatori si allontanano: gli investitori seri non temono le regole”.
In passato lei diceva che nessuna cessione era accettabile. Oggi la accettate a determinate condizioni. Avete cambiato idea?
“Pfizer deve restare a Catania: lo abbiamo sempre detto e lo pensiamo ancora. Ma un sindacato serio non si limita a dire no, si prepara anche allo scenario peggiore per proteggere i lavoratori. Se Pfizer decide di andarsene, la nostra linea rossa è chiara: il sito va ceduto solo a un operatore industriale serio, con garanzie scritte. Questa è coerenza, non un cambio di rotta”.
Intanto la procedura di licenziamento collettivo prevista dalla legge 234 del 2021 è stata prorogata al 9 dicembre, e sul tavolo ci sono esodi volontari e strumenti di mitigazione. Qual è la vostra posizione?
“Su un punto la FIALC CISAL non farà un passo indietro: l’accordo previsto dalla 234 lo firmeremo solo se prima verrà presentato il piano industriale del possibile acquirente. Un piano che garantisca sviluppo e il mantenimento dei livelli occupazionali, anzi la loro crescita. Prima il piano, poi tutto il resto.
Per noi la 234, così come viene usata oggi, è uno strumento di distrazione di massa. Sposta l’attenzione dal vero problema: il rischio che il sito finisca a un soggetto collaterale al business, non farmaceutico. L’azienda vuole tenerci al tavolo a discutere di incentivi e uscite, invece che del cuore della vertenza: chi comprerà questo stabilimento e che cosa ne farà.
Non siamo chiusi al dialogo. Ma sulla 234 la FIALC CISAL non farà il notaio che ratifica il piano di mitigazione senza ottenere nulla in cambio per i lavoratori. Se proprio si dovrà arrivare a una firma, in extremis, sarà solo con accordi di miglior favore su ogni singolo strumento di mitigazione.
E il conto si sta già pagando. Nell’ultimo anno e mezzo diverse decine di lavoratori interinali sono stati mandati via. Se il sito cade, a rischio c’è anche un indotto rilevante, fatto di imprese e famiglie del territorio. Ogni posto che si perde non torna più”.
Filctem Cgil Catania ha appena definito la golden power “uno strumento fondamentale per tutelare i posti di lavoro”. Che cosa cambia?
“Cambia completamente lo scenario. La Femca aveva presentato la sua linea come condivisa con Filctem Cgil, Uiltec Uil e Ugl Chimici. Poche ore dopo la Cgil dice pubblicamente che la golden power va usata “con responsabilità e tempestività”. Con quella dichiarazione la Cgil ha orientato politicamente la vertenza verso un obiettivo preciso: la massima garanzia per i lavoratori. La Filctem Cgil guidata da Jerry Magno ha dimostrato una grande capacità di elaborazione della questione Pfizer. Per me quella dichiarazione è un vero e proprio atto politico, anzi un manifesto politico e programmatico della Cgil in questa vertenza. È la stessa direzione che la FIALC CISAL indica da settimane. E così, sul punto decisivo, oggi è la Femca Cisl a trovarsi isolata, non noi”.
Qui nasce qualcosa di nuovo: un’unità di intenti oggettiva, costruita sui fatti e non sui proclami. Sono fondamenta fortissime. FIALC CISAL e Cgil sono le due organizzazioni più rappresentative dello stabilimento, con 4 RSU ciascuna, e oggi di fatto guidano questa vertenza. Ma nessuno resta indietro: Uiltec Uil e Ugl Chimici sono fondamentali per la salvaguardia dei lavoratori, e tutti insieme possiamo lavorare per il loro bene. La golden power sta funzionando da collante”.
E la Femca Cisl? Resta fuori dal carro?
“Il carro è partito e la direzione è chiara: la massima tutela dei lavoratori. Chi vuole salire è il benvenuto, la porta resta aperta. Ma se i cavalli che tirano il carro della Femca sono topolini, non dipende da noi. La forza di un sindacato gliela danno i lavoratori, con le deleghe e con il voto. E su questo i numeri li conoscono tutti”.
L’unità sindacale non è una parola abusata?
“Lo è, quando diventa uno slogan. La storia lo dimostra. Nel 1944, con il Patto di Roma, nacque una Cgil unitaria; tra il 1948 e il 1950 quell’unità si spezzò per ragioni politiche e nacquero Cisl e Uil. Negli anni Settanta la Federazione unitaria rimise insieme le confederazioni, e nel 1984 si ruppe di nuovo sulla scala mobile. La lezione è chiara: l’unità imposta dall’alto, tra apparati, cede alla prima tempesta. Quella che dura nasce dal basso, nelle vertenze, quando i lavoratori vedono sigle diverse dalla stessa parte su un obiettivo concreto. Pfizer può essere questo momento per Catania”.
Che differenza c’è tra l’unità che propone lei e quella invocata dalla Femca?
“La Femca intende l’unità come disciplina: tutti allineati, nessuno fuori dal coro. Per noi è convergenza: ognuno porta le proprie idee, si discute nel merito, e alla fine prevale la proposta più utile ai lavoratori. Unità non significa uniformità. Un coro in cui una sola voce decide che cosa cantano gli altri non è un coro: è un assolo con le comparse”.
Che cosa insegna questa vicenda al sindacato?
“Che la verità viene prima dell’appartenenza. Una proposta non è giusta perché la fa la mia sigla, né sbagliata perché la fa un’altra: è giusta se protegge i lavoratori. Il conflitto tra idee non è un male, è il modo in cui una comunità arriva a una sintesi più alta, purché si discuta nel merito e non sulle intenzioni altrui. Il sindacato è nato per difendere la dignità del lavoro, non quella delle organizzazioni. Quando lo dimentica, perde la ragione per cui esiste”.
Che cosa dice alla Femca Cisl, dopo questo scontro?
“Che la porta è aperta. Tra i sindacati non abbiamo nemici: abbiamo un solo avversario, il rischio che Catania perda un patrimonio industriale costruito in sessant’anni. Chiedo alla Femca di rileggere la norma, di guardare alla posizione della Cgil e di unirsi alla richiesta al Governo. Riconoscere un errore di valutazione non è una sconfitta, è un atto di responsabilità verso i lavoratori. Noi saremo i primi ad apprezzarlo”.
E al Governo?
“Di usare la golden power con la tempestività che chiede anche la Cgil, e di accompagnare ogni passaggio della cessione con condizioni scritte. Abbiamo apprezzato l’impegno del ministro Urso e del Governo fin qui: ora servono atti, non solo tavoli”.
E ai lavoratori Pfizer?
“Che questa non è la vertenza dei sindacati: è la loro. E la vinceremo solo se restano uniti, a testa alta, senza farsi dividere da nessuno. Le polemiche tra sigle passano; uno stabilimento, se lo perdi, non torna più.
Dietro quei cancelli non ci sono soltanto mura e terreni da vendere. Ci sono sessant’anni di lavoro, competenze che il Paese non può permettersi di perdere, 350 famiglie e un indotto che dà da vivere a un pezzo di Catania. Questo patrimonio non appartiene a una multinazionale e nemmeno a un sindacato: appartiene a chi lo ha costruito, giorno dopo giorno.
Per questo dico ai lavoratori: non siete un costo da tagliare, siete il valore di questo sito. Nessuno può venderlo al miglior offerente come fosse un terreno qualunque. La FIALC CISAL c’era ieri, c’è oggi e ci sarà domani, in ogni fase e a ogni tavolo. Il sito di Catania deve restare un polo farmaceutico, con le sue linee, le sue autorizzazioni e soprattutto le sue persone. Su questo non arretreremo di un millimetro. E chi pensa di stancarci, ha sbagliato i conti”.
Ultima domanda: sulla golden power, quali sono adesso le prossime mosse della FIALC CISAL?
“Non ci fermiamo alla segnalazione del 16 ottobre. Tra oggi e al massimo domani presenteremo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e agli altri organi dello Stato competenti nuove istanze ufficiali e integrazioni a quanto abbiamo già fatto. Non anticipo i contenuti: li annuncerò pubblicamente io stesso, con un intervento video. I lavoratori devono sapere tutto, passo dopo passo, perché questa battaglia si combatte alla luce del sole”.



