Scuola. Mobilità intercompartimentale: il CNDDU propone di consentire ai docenti il trasferimento verso altre amministrazioni pubbliche

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova la richiesta di un intervento legislativo che consenta al personale docente di accedere, secondo criteri trasparenti e verificabili, alle procedure di mobilità intercompartimentale verso altre amministrazioni pubbliche. Si tratta di una proposta già avanzata dal Coordinamento negli anni precedenti e rimasta senza una risposta normativa risolutiva, nonostante le persistenti difficoltà di trasferimento che interessano parte del personale scolastico.

L’attuale quadro normativo mantiene il personale docente al di fuori delle ordinarie procedure di mobilità volontaria tra amministrazioni, limitando le opportunità di ricollocazione professionale rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici. Una restrizione che merita una revisione soprattutto quando le possibilità di trasferimento all’interno del sistema scolastico risultano insufficienti a soddisfare esigenze personali e familiari consolidate nel tempo.

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La questione investe anche la capacità della pubblica amministrazione di valorizzare competenze acquisite attraverso percorsi universitari, procedure concorsuali ed esperienza professionale. L’appartenenza al comparto scolastico non dovrebbe impedire, in presenza di posti disponibili e requisiti compatibili, la valutazione di possibili impieghi presso altri enti pubblici.

La classe di concorso A-46, Scienze giuridico-economiche, rappresenta un esempio significativo di questa criticità. Numerosi docenti, soprattutto tra coloro che sono stati immessi in ruolo attraverso il piano straordinario del 2015, continuano a incontrare difficoltà strutturali nella mobilità interprovinciale a causa della scarsità di posti nelle province richieste. La possibilità formale di presentare domanda di trasferimento non si traduce, pertanto, in una concreta prospettiva di ricongiungimento familiare.

Le competenze giuridiche ed economiche possedute da questi insegnanti potrebbero trovare applicazione, previa verifica dei requisiti necessari, in attività amministrative, procedimentali, contrattuali e gestionali presso enti pubblici interessati ad acquisire personale qualificato. Analoghe opportunità potrebbero riguardare altre classi di concorso, in relazione alle professionalità richieste dalle amministrazioni di destinazione. Il problema assume quindi una dimensione generale e riguarda l’assenza di strumenti che consentano di valutare un diverso impiego delle competenze già presenti nel settore pubblico.

Il CNDDU ritiene necessario superare questa rigidità attraverso una disciplina specifica, capace di conciliare le esigenze organizzative delle istituzioni scolastiche con quelle delle amministrazioni riceventi. La continuità didattica e la salvaguardia degli organici costituiscono condizioni imprescindibili, ma non possono tradursi nell’esclusione preventiva di qualsiasi possibilità di passaggio.

Il CNDDU propone pertanto l’introduzione di una disciplina organica della mobilità intercompartimentale volontaria, fondata sulla disponibilità effettiva dei posti, sulla corrispondenza delle competenze professionali e sulla compatibilità degli inquadramenti. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle situazioni di prolungata impossibilità di trasferimento interprovinciale e alle documentate esigenze di ricongiungimento familiare, senza prevedere trattamenti privilegiati per singole classi di concorso.

L’attuazione della riforma potrebbe essere preceduta da una ricognizione congiunta dei fabbisogni delle amministrazioni pubbliche e delle professionalità presenti nel settore scolastico, privilegiando l’utilizzo di posti già disponibili e finanziati. Un simile percorso consentirebbe di valutare la sostenibilità organizzativa ed economica dei trasferimenti, evitando sia nuove rigidità amministrative sia interventi privi di effettive possibilità applicative.

La mobilità intercompartimentale non rappresenterebbe una modalità ordinaria di uscita dall’insegnamento, ma uno strumento aggiuntivo di gestione del personale, capace di offrire soluzioni a situazioni di immobilità professionale protratte per anni e, contemporaneamente, favorire un impiego più efficiente delle risorse umane nella pubblica amministrazione.

Il CNDDU rivolge pertanto una richiesta formale al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Ministro per la Pubblica Amministrazione affinché promuovano congiuntamente un’iniziativa legislativa che consenta al personale scolastico di accedere alla mobilità intercompartimentale volontaria, attraverso procedure regolamentate e compatibili con le esigenze delle amministrazioni interessate.

Dopo anni di richieste rimaste senza esito, il richiamo ai vincoli normativi esistenti non può continuare a sostituire una valutazione concreta delle possibili soluzioni. Il CNDDU chiede ai due Ministri di assumere una posizione formale sulla questione e di chiarire quali iniziative intendano adottare per superare un’esclusione che limita le opportunità professionali del personale scolastico e impedisce di affrontare situazioni di immobilità territoriale ormai consolidate. La questione richiede una decisione legislativa, non ulteriori rinvii amministrativi.

prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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