6 ottobre, Giornata europea dei caregiver: dalla legge alla scuola, rendere visibile il lavoro di cura

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In occasione della Giornata europea dei caregiver, che ricorre oggi 6 ottobre 2026, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione su una realtà che per dimensioni e conseguenze sociali non può più essere affidata prevalentemente alla capacità delle singole famiglie di sostenere, spesso in silenzio, il peso quotidiano dell’assistenza.

In Italia sono oltre dodici milioni le persone maggiorenni che prestano gratuitamente aiuto a familiari, parenti o amici e, tra queste, circa 4,4 milioni convivono con la persona assistita. Il dato restituisce la consistenza di una componente essenziale del sistema di cura del Paese e rende evidente quanto la questione riguardi contemporaneamente politiche sociali, organizzazione del lavoro, formazione e continuità dei percorsi scolastici e universitari.

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La ricorrenza di quest’anno assume un significato particolare perché coincide con una fase avanzata del percorso parlamentare. Il 2 ottobre 2026 si è svolta alla Camera dei deputati la discussione generale sul disegno di legge C. 2789-A, recante il riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. Il provvedimento interviene, tra gli altri aspetti, sulla definizione normativa del caregiver familiare, sulle procedure per il suo riconoscimento e sulla graduazione dell’impegno assistenziale.

Anche il quadro finanziario ha registrato un passaggio rilevante. La legge di bilancio per il 2026 ha istituito un Fondo destinato agli interventi legislativi a sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare, con una dotazione di 1,15 milioni di euro per il 2026 e di 207 milioni di euro annui a decorrere dal 2027.

Il CNDDU ritiene che la costruzione di una disciplina nazionale debba riuscire a rappresentare la complessità concreta della cura. Assistere una persona non significa soltanto dedicare un determinato numero di ore a singole prestazioni. Significa spesso organizzare visite e terapie, accompagnare, vigilare, affrontare imprevisti, modificare tempi di lavoro e di studio, rinunciare a opportunità personali e mantenere una disponibilità che non sempre può essere misurata attraverso un semplice conteggio temporale. La precisione necessaria alla norma dovrebbe pertanto accompagnarsi alla capacità di riconoscere condizioni familiari differenti e carichi assistenziali che possono cambiare nel corso del tempo.

In questo quadro la scuola non può considerarsi estranea. Esistono studenti che partecipano quotidianamente alla cura di un genitore, di un fratello, di una sorella o di un altro familiare e che possono sostenere responsabilità difficilmente percepibili dall’esterno. La normativa in discussione manifesta, peraltro, una specifica attenzione anche ai minori conviventi con persone che si trovano nelle condizioni individuate dal provvedimento.

Per uno studente, il carico di cura può emergere attraverso assenze, ritardi, difficoltà nel rispettare le consegne, minore partecipazione alle attività extrascolastiche o riduzione del tempo destinato allo studio. Leggere automaticamente tali segnali come disinteresse o scarsa responsabilità rischia di produrre una valutazione incompleta della situazione. Alla scuola non spetta sostituirsi ai servizi sociali o sanitari, ma compete certamente sviluppare capacità di osservazione, ascolto e orientamento, nel rispetto della riservatezza dello studente e della sua famiglia.

Per questa ragione il CNDDU propone che, a partire dal prossimo anno scolastico, le istituzioni scolastiche siano invitate a dedicare, nella settimana in cui ricorre il 6 ottobre, un momento specifico di approfondimento sul valore sociale della cura e sulla condizione dei giovani che vivono responsabilità assistenziali in ambito familiare.

Non immaginiamo una nuova celebrazione affidata a formule rituali o a iniziative episodiche. La proposta è quella di costruire un’occasione didattica autentica, adattata all’età degli studenti e inserita nella programmazione educativa della scuola, attraverso il confronto con docenti, servizi territoriali, associazioni competenti e professionisti che conoscano direttamente le implicazioni sociali, psicologiche e organizzative dell’assistenza familiare. L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire agli studenti strumenti per comprendere cosa significhi prendersi cura di una persona non autosufficiente e, nello stesso tempo, far conoscere a chi vive già questa esperienza la possibilità di rivolgersi agli adulti di riferimento e ai servizi presenti sul territorio.

Una simile iniziativa avrebbe anche un’importante funzione preventiva. Rendere conoscibile il fenomeno significa permettere alla comunità scolastica di riconoscere situazioni che altrimenti rischiano di emergere soltanto quando il carico familiare ha già prodotto isolamento, difficoltà scolastiche o progressivo allontanamento dal percorso formativo.

Il tema riguarda anche il personale scolastico che svolge compiti continuativi di assistenza. La conciliazione tra servizio e responsabilità familiari richiede regole comprensibili e applicate in maniera uniforme, affinché l’accesso alle misure previste dall’ordinamento non dipenda dalla capacità individuale di orientarsi tra procedure complesse o da interpretazioni differenti delle disposizioni.

La legge può finalmente attribuire una fisionomia giuridica precisa a una realtà rimasta per troppo tempo dispersa tra norme e interventi differenti. Alla scuola spetta un compito diverso, ma complementare: impedire che la cura rimanga socialmente invisibile proprio negli anni in cui ragazze e ragazzi costruiscono la propria identità, progettano il futuro e misurano le proprie possibilità.

È su questo terreno che la Giornata europea dei caregiver può acquistare un significato educativo più profondo. Non una data da aggiungere al calendario scolastico, ma un’occasione per introdurre nel lessico quotidiano della scuola una realtà che riguarda milioni di famiglie e che molti giovani possono già conoscere senza avere le parole per raccontarla.

Il CNDDU auspica pertanto che il Ministero dell’Istruzione e del Merito valuti l’opportunità di promuovere, in prossimità del 6 ottobre, un’iniziativa nazionale di sensibilizzazione rivolta alle scuole secondarie di primo e secondo grado, lasciando alle istituzioni scolastiche autonomia nella progettazione delle attività e favorendo il raccordo con i servizi territoriali.

Una legge è necessaria per definire tutele, procedure e strumenti. La scuola può compiere un passaggio ulteriore: trasformare una condizione spesso privata e silenziosa in conoscenza condivisa, insegnando a riconoscere la cura prima ancora che essa diventi solitudine, rinuncia o ostacolo al futuro di uno studente.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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