Cosa accade quando uno dei personaggi più universali della letteratura incontra la lingua, l’immaginario e la tradizione popolare siciliana? Nasce “Don Chisciotto di Girgenti”, la commedia musicale di Tony Cucchiara che rilegge il capolavoro di Miguel de Cervantes attraverso la sensibilità e la cultura dell’Isola, intrecciandolo con i versi in dialetto siciliano dell’Abate Meli. Un incontro tra mondi e linguaggi che restituisce al cavaliere errante una nuova identità, senza tradirne lo spirito visionario. Lo spettacolo, con la regia di Angelo Tosto, debutta al Teatro Massimo di Siracusa, dove sarà in scena da venerdì 6 a domenica 8 novembre, per poi spostarsi al Teatro Vitaliano Brancati di Catania dal 10 novembre.
Protagonisti Ruben Rigillo nel ruolo del celebre cavaliere e Vincenzo Volo in quello del suo fido scudiero Sancho Panza. A ispirare la storia è la figura di Giovannino, un contadino della campagna agrigentina che, durante la guerra, intratteneva i bambini sfollati raccontando loro le avventure di Don Chisciotte. È proprio attorno a questo personaggio che si sviluppa il cuore della commedia. Giovannino, pastore e sognatore, trascorre le giornate sotto un vecchio ulivo leggendo le imprese del cavaliere. Poco alla volta, però, il confine tra immaginazione e realtà si assottiglia: finisce per identificarsi con il protagonista dei suoi racconti, innamorarsi di una Dulcinea inesistente e trasformare persino il cognato nel suo personale Sancho Panza.
Accanto a Rigillo e Volo, un cast che comprende Laura Sfilio nel ruolo di Dulcinea di Joppolo, Lucia Portale in quello di Nunna, Cosimo Coltraro (Don Pircoco), Emanuele Puglia (Don Cornelio), Pietro Casano (Ronzinante), Alex Caramma (Fra’ Nespola), Giovanna Mangiù (Lia) e Lorenza Denaro (Filomena). Con loro anche Ettore Iurato, Giorgia Morana, Lucio Rapisarda e Giada Romano nei panni dei popolani.
Ne nasce un viaggio teatrale nel quale comicità, poesia e fantasticheria si intrecciano con la durezza della vita quotidiana. La Sicilia non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma diventa la chiave attraverso cui rileggere un’opera senza tempo: il dialetto, i personaggi, le sonorità e i riferimenti alla cultura popolare trasformano le avventure del cavaliere in una storia vicina alla memoria e all’immaginario collettivo dell’Isola. La fantasia, intanto, si rivela una possibilità per sottrarsi alla durezza del quotidiano, alimentare la speranza e guardare la realtà con occhi diversi.
La colonna sonora, con il coordinamento musicale di Franco Lazzaro, accompagna il racconto attraverso brani come «Sognare sì», «Caru Patruni» e «Alla scala dei turchi». Le coreografie sono di Giorgia Torrisi Lo Giudice, le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola.



