Museo egizio a Catania, polemiche in consiglio. Orazio Licandro: “Confermo l’accordo”

Dopo l'annuncio del Comune dello scorso 31 gennaio, il museo egizio di Torino ha oggi pubblicato una nota nella quale specifica che per la sede catanese "nessun accordo è stato ancora firmato". E nel corso dell'assemblea cittadina i consiglieri Niccolò Notarbartolo e Manlio Messina attaccano duramente l'assessore Orazio Licandro.

Orazio Licandro in consiglio comunale

Apprezzo il coraggio di Licandro che si è presentato qui dopo una delle più grandi brutte figure mai fatte, ridicola“. Ad affermarlo, nella seduta odierna del consiglio comunale, il consigliere comunale del Partito Democratico Niccolò Notarbartolo, che si rivolge ad Orazio Licandro, assessore alla Bellezza Condivisa del Comune di Catania, dopo che questa mattina il Museo egizio di Torino ha pubblicato una nota nella quale si sottolinea che, in relazione all’apertura della sede distaccata a Catania, “nessun accordo è stato ancora firmato”. La nota dell’ente torinese prosegue affermando che “sono tuttora in corso le opportune valutazioni di fattibilità del progetto al fine di produrre una bozza di accordo condivisa e definita dagli uffici legali dei tre enti coinvolti“.

L’accordo era stato dato per certo lo scorso 31 gennaio, quando l’ufficio stampa comunale ha diffuso un comunicato dal titolo “Museo Egizio: firmato a Torino accordo per sezione Catania”. “Forse – afferma Notarbartolo in aula – la foto di un incontro sostituisce la firma. La menzogna quando non è necessaria è incomprensibile“.
L’assessore Licandro è stato interpellato sul tema anche dal consigliere Francesco Petrina, eletto con Primavera per Catania. “Assessore, ci dia una risposta, perché non dobbiamo fare brutta figura. La Cultura non ammette ignoranza e non ammette bugie“, ha affermato Petrina. Manlio Messina, del gruppo misto, ha invece attaccato Licandro a più ampio respiro, prendendo spunto dalle ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’amministrazione: le indagini nei confronti dell’ex assessore al Bilancio Giuseppe Girlando e dello stesso primo cittadino Enzo Bianco. “Se tutto quello che è accaduto in questi mesi fosse accaduto durante l’amministrazione di Raffaele Stancanelli lei sarebbe sceso in piazza, e non a invitare alle dimissioni: per metterli al rogo“, ha affermato Messina, aggiungendo sempre nei confronti di Licandro di non aver detto “nemmeno una sola parola a difesa di una azienda che è fallita e che ha subito un ricatto e 70 lavoratori sono rimasti senza lavoro“, riferendosi sempre all’ipotesi di tentata concussione contestata all’assessore Girlando.

Sono qui in consiglio – ha affermato l’assessore Orazio Licandro -, perché mi aspettavo che ci sarebbero state le domande. Però vedo che Notarbartolo ha già tracciato un giudizio preciso, con termini come “menzogna” e “ridicolo“. Io mi limito a rispondere a chi ha chiesto chiarimenti, come Petrina, e confermo l’accordo raggiunto, fatto non con una visione notarile e burocratica ma visione dinamica dell’azione di governo“. Secondo Licandro la nota del Museo egizio sarebbe quindi solo frutto “della pressione politica notevolissima affinché questa operazione non vada in porto, con tutte le fibrillazioni campanilistiche che sono nell’ordine naturale delle cose”. Licandro ha anche aggiunto un commento alla vicenda, con una battuta: “Non è come quando a scuola si dice “sono fidanzato con quella” e lei non lo sa. E’ chiaro che tutto è concordato con vertici museo egizio”. E una battuta Licandro la spende anche per rispondere a Manlio Messina sulla vicenda della Legalità: “Se vuole che citi tutte le inchieste che hanno coinvolto il centrodestra, vincereste la sfida per ko tecnico“.

Io le ricordo – ribatte Messina a Licandro -, che sta seduto accanto al presidente del consiglio comunale durante la sindacatura di Raffaele Stancanelli. Che in giunta ha due assessori ex Mpa, lombardiani, e che la sua amministrazione è sostenuta da Articolo 4. Il ko tecnico ve lo fate da soli: sono tutti con lei in giunta“. Notarbartolo ribatte invece sulla questione delle firme: “Pensavo che la lingua italiana non desse spazio a dubbi. Il comunicato stampa dice che la firma non c’è, non le bugie“.