STMicroelectronics, scongiurato un nuovo pericolo

Uno dei prodotti studiati nello stabilimento etneo ha rischiato di essere spostato in Francia. Dopo l'allarme dei sindacati, i vertici dell'azienda hanno rassicurato i lavoratori. Che, dopo aver vissuto ancora una volta i timori per il proprio futuro, restano in attesa della creazione del modulo M9

schede STMicroelectronics

Un pericolo scongiurato, l’ennesimo corso dallo stabilimento di STMicroelectronics a Catania. A lanciare l’allarme, pochi giorni fa, è stato Angelo Mazzeo, segretario nazionale della Ugl metalmeccanici e dipendente della sede etnea.

Al centro delle preoccupazioni dei lavoratori, questa volta, è finito uno dei prodotti tecnologici in fase di studio nello stabilimento della zona industriale che fabbrica componenti elettronici a semiconduttore: Gan. Che, secondo voci insistenti, ha corso il pericolo di essere spostato nello stabilimento francese di Tours.

Lavoro nel reparto ricerca e sviluppo – racconta Mazzeo – e ho notato quanto succedeva: Gan, un prodotto sul quale lavoriamo qui, rischiava di finire spezzettato e portato all’estero”.

Il management di St “è intervenuto in maniera rapida, allarmato dal fatto che il sindacato stava iniziando a interessarsi dei segnali che stavamo cogliendo”. Anche il sindaco Enzo Bianco la scorsa settimana ha incontrato Carlo Bozotti e Carmelo Papa, rispettivamente presidente e ad di STMicroelectronics Italia, dal quale ha ricevuto rassicurazioni. “Siamo intervenuti a gamba tesa – commenta Angelo Mazzeo – e per adesso il rischio sembra che sia stato scongiurato”.

Gan (Gallium nitride) “sarà un prodotto di punta a Catania – spiega il sindacalista – Sono stati fatti investimenti, create delle linee di produzione e sono state fatte delle assunzioni. Perderlo sarebbe un vero peccato”.

E il suo passaggio oltralpe non sarebbe stato un’ipotesi lontana dalla realtà.

“Una delle più grandi minacce per STMicroelectronics Italia, è la Francia”, afferma Angelo Mazzeo. “È chiaro che ci sia una grande competitività all’interno dell’azienda – specifica – Inoltre in Francia, per ripartire dalla crisi, il governo ha investito grandi fondi; qui lo scorso anno il nostro governo ha cercato di vendere la quota statale. Mazzeo si riferisce a quanto accaduto a ottobre 2015, quando per duemila lavoratori è scattata la cassa integrazione e Roma ha avanzato l’ipotesi di cedere la partecipazione del 25 per cento condivisa con Parigi.

A una situazione già così difficile, si aggiunge la scarsa prontezza della politica italiana a fronte delle occasioni fornite dall’Europa.

“L’Ue ha messo a disposizione un gran numero di fondi per la microelettronica – dice il sindacalista – Germania e Francia ne hanno fatto man bassa, l’Italia invece ha avuto più difficoltà”.

E nella gestione di una multinazionale, agire in un contesto di questo genere, può rappresentare una grande differenza.

I lavoratori e i rappresentanti sindacali attendono con ansia l’ultimo passaggio che potrebbe dissipare le nubi che puntualmente oscurano il futuro della sede catanese: la creazione del modulo M9, tornato al centro delle cronache lo scorso agosto, quando finalmente sembrava che i lavori da 270 milioni di dollari per l’avvio delle attività avrebbero dovuto prendere definitivamente il via. “È il vero nodo cruciale per lo sviluppo e il futuro di Catania. Il giorno in cui partirà, tireremo un grosso sospiro di sollievo”, confessa Angelo Mazzeo.

Economia background

La struttura che dovrà ospitare la produzione di semiconduttori è ultimata e l’acquisto delle attrezzature è in corso da tempo. Secondo Mazzeo “potranno essere fatte delle tecnologie ad altissimo tasso tecnologico come ne esistono poche al mondo”. E permetterà di riallocare circa 450 dipendenti che al momento lavorano in un altro dipartimento, destinato alla chiusura perché obsoleto.

Secondo le stime dei vertici di STMicroelectronics, M9 dovrebbe partire negli ultimi quattro mesi del 2018. “Ma qualche tempo addietro, durante un tavolo al ministero del Lavoro, ci era stato detto che sarebbe stato aperto nel 2017 – riflette Mazzeo – Spesso questi ritardi possono derivare da finanziamenti approvati in ritardo, ma non vorremmo che poi di anno in anno, ci siano ulteriori ritardi che facciano mancare le condizioni per aprire”.