Sanità. Barbagallo (PD): “tardivo coinvolgimento dei medici di base. Regione va avanti a tentativi”

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“La Sicilia era e resta fanalino di coda tra le regioni italiane per vaccini somministrati: il Partito Democratico esprime forte preoccupazione – ancora una volta – per la gestione della crisi pandemica, da parte della regione siciliana e nella fattispecie da parte di Nello Musumeci che racchiude in se, oltre a quella di Governatore, anche la carica di assessore regionale alla Salute e di commissario per l’emergenza Covid”. Lo sostiene il segretario regionale del Partito Democratico della Sicilia, Anthony Barbagallo a proposito dei dati sulla somministrazione dei vaccini anti covid in Sicilia.

E se il PD Sicilia esprime soddisfazione per la “vaccinazione a tappeto” nelle isole minori al fine di renderle covid-free per non compromettere definitivamente l’economia, prevalentemente basata sul turismo, augurandosi che dopo l’effetto annuncio si proceda con celerità, da un altro punto di vista il PD manifesta perplessità per il tardivo coinvolgimento dei medici di base. “se tempestivamente coinvolti e ascoltati, avrebbero potuto dare un contributo decisivo alla campagna vaccinale. E invece sono stati chiamati poco più di un mese fa, senza fornirgli – afferma Barbagallo, condividendo anche il contenuto della nota diramata dal segretario regionale della Federazione italiana medici di famiglia, Luigi Galvano – una adeguata organizzazione di supporto e ‘costretti’a rincorrere pazienti a loro sconosciuti. Quando sarebbe stato più logico prendere in considerazione – prosegue il segretario Dem – la loro conoscenza della anamnesi dei pazienti, specie di quelli a rischio, per ottenere risultati immediati ed efficaci”.

Inoltre – più in generale – in questa confusione gestionale e organizzativa a pagare le conseguenze è anche la sanità ordinaria. “Il diritto alla salute è infatti compromesso – afferma Franco De Domenico, responsabile del dipartimento Salute del PD Sicilia -, quando addirittura negato del tutto, da una gestione della crisi che impedisce la possibilità da un lato di usufruire di sale operatorie o peggio delle terapie intensive e, dall’altro ha trascurato tutte le attività di cura e prevenzione”.