XBT – I BitCoin arrivano in borsa… e superano tutti i pronostici!

È accaduto almeno cinque o sei anni fa.

Scoprì della loro esistenza su un sito di news tecnologiche che spiegava di come “le banche, così come le conosciamo, sarebbero a breve cessate” e del perché i controlli bancari bloccavano il normale processo di crescita monetaria.

L’articolo, che purtroppo non sono riuscito a ritrovare, mixava la logica economica di Alan Smith al più moderno concetto monetario/tecnologico: il BitCoin!

La moneta composta da BIT mi attrasse subito e mi misi a lavoro per… produrla.

Il procedimento è abbastanza complesso, ma non ci volle moto per iniziare a lavoraci.

In parole povere, i BitCoin possono o essere acquistati, scambiandoli con le monete reali, oppure “create” trovando stringhe di algoritmi. Ogni volta che un Pool (consorzio di account collegati tra loro) trova la soluzione ad crittografia ben precisa, il sistema conferisce uno o più pacchetti di Bitcoin.

L’acquisto:

Il suo valore è fluttuante. A maggio del 2012, ad esempio, un Bitcoin valeva 2 dollari, mentre nel 2013 ne valeva più di 175.

Oggi, i future, ovvero contratti in cui un compratore e un venditore si accordano sul valore futuro di una merce, scommesse sul suo valore nel tempo in pratica, davano uno dei primi derivati della moneta a un massimo di 18.700 dollari, con scadenza il 17 gennaio!

La creazione:

Il motivo per cui oggi non sono un milionario, pur avendo iniziato il processo di costruzione anni fa, è presto spiegato: abito in Sicilia.

Il technological divide, tema che dovrebbe fruttare maggiore attenzione da parte di politici e addetti ai lavori, rappresenta per chiunque voglia lavorare con internet e con la tecnologia, uno scoglio spesso insormontabile.

La velocità media di connessione era sei anni fa inferiore ai 5 Mbps, una velocità buona solo per la navigazione basica, in un mondo dove i contenuti multimediali avanzavano a dismisura. Troppo pochi per un processo che richiede una stabilità di banda non indifferente, che può abbassarsi, ma il cui calo grava non poco sulla ricerca degli errori determinanti per la produzione della moneta.

Altro flagello del technological divide è il costo elevato delle apparecchiature multimediali che, allora come oggi, è un costo eccessivo per tutti coloro che con determinate apparecchiature lavorano e, sempre in Sicilia, non era per nulla diffuso il noleggio.

Inutili i “buoni docenti e studenti” quando ben il 22% del totale è IVA ed almeno un restante 15% potrebbe essere abbattuto calando la tassazione su aziende i cui prodotti migliorano sensibilmente l’attività lavorativa e di vita dei fruitori.

Migliorare l’accesso alla tecnologia, non solo con la fibra, ma anche con progetti propedeutici! questo sarebbe già creare posti di lavoro!

Morale della favola: niente soldi!

I BitCoin non sono arrivati e da qualche anno ne parlano tutti.

Ma perché sono così importanti e dove nascono?

Bitcoin è una valuta elettronica nata nel 2009. Lo pseudonimo del suo inventore è Satoshi Nakamoto, ma la sua vera identità è sconosciuta.

La creazione e lo scambio di questa moneta avvengono tramite il protocollo peer-to-peer.

La possibilità di coniare nuovi Bitcoin non è infinita.

Esiste infatti un limite preciso, che è di 21 milioni di unità.

La disponibilità di nuove monete, come si legge su Wikipedia, “cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 sarà stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 i tre quarti”. La cifra di 21 milioni di Bitcoin generati sarà raggiunta nel 2140.

Dietro ad esso non c’è alcuna banca, ma il suo valore è garantito dalla tracciabilità della moneta che porta il nome del suo possessore, o meglio il suo codice univoco.

Questo crea mal di pancia ai classici “uomini di banca”, ma apre anche un modo diverso per interagire col mercato monetario, troppo stantio ed in crescita solamente quando aziende come Apple presentano un nuovo Device.